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Altro che fumo!

Il 30 settembre in Consiglio Comunale si è discussa un nostra mozione con la quale si chiedeva che l’Amministrazione si impegnasse ad attivare un’opportuna iniziativa finalizzata al contrasto dell’accattonaggio molesto, in cooperazione con le principali associazioni di volontariato guastallesi e non, che si occupano di povertà e ascolto. Dopo la discussione in Consiglio e dopo i commenti dei giorni seguenti, non siamo più tornati sull’argomento.

Un tema delicato, su cui possono nascere facili fraintendimenti,  a cui non ci siamo voluti sottrarre.

Nel dettaglio si chiedeva il posizionamento permanente di punti informativi da parte di tali associazioni (ad esempio i classici banchetti ) nei giorni critici e nelle zone critiche ( giorni di mercato e principali parcheggi), in modo tale che i soggetti che esercitano accattonaggio per condizioni di effettiva indigenza rispetto a una situazione di povertà e reale bisogno potessero avere un primo sostegno, anche su indicazione dei cittadini. L’azione è quindi tesa a dare al cittadino la possibilità di una via alternativa all’imprecazione o alla denuncia con il sostegno concreto dell’Amministrazione.
L’iniziativa nasce da una nostra convinzione: è necessario procedere contro lo sfruttamento di persone umane e contro forme aggressive di accattonaggio che potrebbero minacciare il mantenimento dell’ordine pubblico. Siamo convinti che in questo modo si possa distinguere tra le persone veramente bisognose e chi mendica in maniera sistematica.

Quindi nessun tentativo a limitare il diritto all’elemosina ne tantomeno a chiederne la punibilità penale!

Tuttavia, l’avvicinamento molesto di passanti può essere classificato, sotto il profilo legale, come coercizione, molestia, inganno o frode, e perseguito come tale. Anche l’accattonaggio organizzato costituisce fattispecie di reato. Se le persone vengono portate via dai loro paesi d’origine e costrette all’accattonaggio, siamo in presenza di tratta di esseri umani.
Guastalla Bene Comune evidenzia come il Gruppo “5 Stelle” abbia dichiarato pubblicamente che “denunciare non serve a niente”. Una posizione che non voleva certamente aumentare la sfiducia del cittadino nei confronti delle istituzioni ma presa per un semplice collegamento alla vita reale. Immaginate di voler denunciare un individuo che ci ha avvicinato in modo aggressivo: dovremmo contattare telefonicamente un agente di polizia, attendere il suo arrivo, denunciare l’accaduto, recuperare qualche testimone, verificare il fatto e imbastire un contraddittorio tra pubblico ufficiale denunciante e denunciato che, ammesso sia ancora nei paraggi, potrebbe negare ogni atto a lui contestato. Senza parlare dell’iter legale che ne seguirebbe. Una verifica empirica sarebbe conoscere quante denunce sono state fatte in Italia e che esito hanno avuto per contrastare il fenomeno.

E per questo che nella nostra mozione abbiamo chiesto di emanare un’ordinanza per una più incisiva azione di presidio della polizia municipale senza nessun intento persecutorio e nel rispetto dei vincoli di legge; azione finalizzata a contenere il fenomeno e assicurare un’ordinata e civile convivenza nell’interesse stesso dei soggetti attivi che in buona sostanza ne sono le prime vittime e, a tal fine, individuare gli ambiti urbani e i siti dove è necessario impedire l’accattonaggio, allo scopo di contrastare più efficacemente l’interesse criminale allo sfruttamento dei soggetti citati.

Veniamo  all’aspetto tecnico – “costituzionale”.
Nel 2011, la formulazione decisiva contenuta nel cosiddetto “pacchetto sicurezza” del 2008, concernente le ordinanze dei sindaci, è stata revocata dalla Corte costituzionale italiana, la quale ha chiarito che tali provvedimenti d’urgenza possono trovare applicazione solo nel caso di “pericolo imminente“ e solo a condizione che non siano disponibili altri strumenti proporzionali. La Corte Costituzionale si era espressa  sui principi di legalità e di eguaglianza. Il primo non consente «l’assoluta indeterminatezza» del potere conferito dalla legge ad una autorità amministrativa, che produce l’effetto di attribuire, in pratica, una «totale libertà» al soggetto od organo investito della funzione. Un giudizio sul rispetto del principio generale di eguaglianza non è invece possibile se le eventuali differenti discipline di comportamenti, uguali o assimilabili, dei cittadini, contenute nelle più disparate ordinanze sindacali, non siano valutabili alla luce di un comune parametro legislativo, che ponga le regole ed alla cui stregua si possa verificare se le diversità di trattamento giuridico siano giustificate dalla eterogeneità delle situazioni locali.

La nostra richiesta non era per uno strumento da estendersi a tutto il territorio cittadino in “assoluta indeterminatezza” ma un provvedimento specifico finalizzato a sanare realtà specifiche per un tempo di prova limitato nel tempo.
Quindi in quel Consiglio Comunale la maggioranza ha detto NO alla collaborazione con i cittadini impegnati nel sociale e a difesa dei poveri, NO a un maggior presidio della Polizia Municipale e NO a valutare un’ordinanza specifica. Salvo dire/scrivere poi il contrario.

Come spesso ribadiamo, presentiamo le nostre mozioni anche perché possano essere spunto di dibattito e confronto ben oltre al Consiglio Comunale. Prendiamo atto delle posizioni che non condividiamo ma legittime di un’Amministrazione che preferisce altre strade ( nel caso specifico, quali? ) ma, sinceramente, siamo stufi di un’Amministrazione che non ammette le nostre “ingerenze” sull’indirizzo politico (nel rispetto delle più banali regole democratiche) e che spesso si aggrappa a qualunque invenzione pur di evitare di seguire, anche in parte, le proposte delle minoranze (gli esempi si sprecano).

Spiace essere tirati per la giacchetta su inutili questioni ( come la gara, tutta interna a GBC, a chi fa più banchetti tenendo pure il conto dello score! 10-3…) e spendere (ancora e sempre troppe) inutili energie su “precisazioni” dalle quali volentieri ci chiameremmo fuori. Anche su un tema così delicato come quello legato al (finto) accattonaggio molesto (vero).

Ma non possiamo rimanere fermi a leggere così tante inesattezze e accuse di chi forse non si aspettava (anche se in assoluta continuità con la precedente legislatura) un’azione così impegnata e convinta da parte nostra.

Sicuramente non  puntiamo ad accattonare voti e consensi o a speculare sulle debolezze di questa Amministrazione; il nostro scopo è quello di fare qualcosa di buono per la nostra comunità ed essere coerenti con gli impegni presi. E con sana ostinazione e tanto impegno non arretreremo di un solo passo sulla linea.

Per Guastalla 5 Stelle, Francesco Corradini e Damiano Ruggenini.

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