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Settimana Nazionale “Porta la Sporta”: ultima chiamata!

Settimana Nazionale “Porta la Sporta”: ultima chiamata!
Il pianeta è malato e la cura sei tu…ma se non porti neanche la sporta, che cura sei?

Dal 16 al 24 Novembre in tutta Italia: partecipa anche tu !

Si chiude con il 2013 la stagione degli eventi nazionali della Campagna Porta la Sporta con il lancio della quarta edizione della Settimana Nazionale che avverrà in concomitanza con la SERR – Settimana Europea per la riduzione dei Rifiuti dal 16 al 24 novembre.

Il messaggio di questa ultima edizione è un’ esplicito invito all’azione, a dare tutti il massimo per salvaguardare il pianeta perché il suo futuro (e il nostro)  ce lo giocheremo in base alle decisioni e azioni che intraprenderemo nei pochissimi anni a venire.
Gli ultimi rapporti della comunità scientifica internazionale concordano tutti sul fatto che si debba intervenire urgentemente  per  ridurre le emissioni e rallentare il tasso di cambiamento climatico per guadagnare tempo e dare agli ecosistemi ed alle specie viventi il tempo di adattarsi.
Lo testimoniano le conclusioni scaturite scaturite dalla mole di dati analizzati dal quinto Rapporto dell’IPCC (Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici), frutto di 6 anni di lavoro e sintesi di 9000 pubblicazioni scientifiche. Lo ribadisce il Rapporto sullo stato degli Oceani  di IPSO/UCN: States of the Ocean 2013 che lancia un preoccupante allarme sul degrado ambientale degli oceani e su impatti che sembrano progredire molto più velocemente di quanto si pensasse, minando la capacità degli oceani di poter svolgere ancora a lungo quelle funzioni essenziali per la vita sulla Terra.

Che non sia possibile replicare l’attuale modello europeo di consumo e di economia che causa ogni anno il doppio delle emissioni dei gas a effetto serra rispetto alla quantità che foreste e oceani possano assorbire, è un dato ormai assodato. A maggior ragione se mettiamo in conto che alla popolazione terrestre attuale si aggiungeranno altri 3 miliardi in più di consumatori della classe media al 2030.

La via di uscita che indica l’Europa 
La strada che l’Europa indica per  uscire dall’attuale crisi economica ed ambientale (e per tornare a vivere nei limiti ecologici del pianeta) passa inevitabilmente per un uso efficiente delle risorse di energia e materiali e per un approvvigionamento e produzione  sostenibili.
Questo concetto lo ha più e più volte ribadito il Commissario Europeo all’Ambiente Potočnik, precisando che un mero miglioramento di efficienza dei processi per ottenere di più con meno non basta. Serve un’economia  che prenda spunto dalla biomimetica, il modo in cui funziona la natura, capace di progettare per la riciclabilità, la riparazione e il riutilizzo. Capace di sviluppare sistemi produttivi aperti, nuovi modelli di business basati sulla condivisione dei beni e mercati per le materie prime seconde che permettano un approvvigionamento sostenibile.
Il modello economico su cui l’Europa ha scelto di puntare con la gestione Potočnik, è quindi quello di un’economia «rigenerativa, circolare, socialmente inclusiva e responsabile», capace di «ispirare stili di vita sostenibili nei consumatori, informandoli e incentivandoli, usando le più recenti intuizioni dell’economia comportamentale».

Non ci resta che agire e diventare la cura del pianeta
Vista la posta in gioco non resta che affrontare le sfide ambientali con un gioco di squadra fatto di azioni concrete ed incrementabili di riduzione dell’impatto ambientale a tutti i livelli e intraprese da tutti i soggetti che hanno un ruolo da giocare: governi, aziende, società civile tutta.
Gli eventi di sensibilizzazione come la Settimana Porta la Sporta e la SERR -quest’anno  in tandem- hanno la finalità di mettere in luce buone pratiche e modelli di consumo a minore impatto ambientale che vanno però perseguiti ogni giorno per dare risultati su grande scala.

Intanto è partito l’invito per gli Enti locali e la Grande distribuzione a partecipare con iniziative che abbiano come obiettivo la riduzione del sacchetto usa e getta a favore della sporta  e la riduzione dell’impatto ambientale causato da imballaggi e di altri articoli usa e getta che fanno crescere la produzione di rifiuti  aggravando il consumo di risorse.
Stanno già arrivando le prime adesioni dei gruppi del Retail già partecipanti all’edizione del 2012 che verranno riportate sul sito di Porta la Sporta dove si trovano ulteriori dettagli sull’iniziativa e sulle modalità di adesione.
Leggi anche : Il consumo dello shopper “usa e getta” dipende dal venditore

Approfondimento

La campagna in sintesi
La Campagna Porta la Sporta è l’unica realtà che dal marzo 2009 ha lavorato intensamente a livello nazionale e in modo mirato per preparare l’opinione pubblica al divieto dei sacchetti di plastica di cui si parlava dal 2007. Attraverso un’attività di comunicazione capillare ha promosso presso enti locali, associazioni di varia natura e aziende, tra cui la grande distribuzione, un pacchetto mirato alla riduzione del sacchetto monouso. Con il supporto del suo sito, e con attività di consulenza gratuita ad iniziative correlate, ha fatto informazione sul danno ambientale derivato dalla plastica ma anche sulla necessità di andare oltre ad un consumo “usa e getta” per evitare che, invece di ridurre drasticamente il consumo di plastica,  si possa passare, a parità di consumo, a produrre altro “usa e getta” da risorse di origine vegetale. La biodegradabilità dei materiali non annulla l’impatto ambientale complessivo dell’imballaggio e non può costituire un alibi per continuare a fare spreco di risorse invece che  considerare o sviluppare altre modalità di erogazione e distribuzione dei prodotti. Dal sistema del vuoto a rendere a metodi di erogazione alla spina o all’ideazione e messa in commercio di una nuova generazione di prodotti concentrati dove l’acqua la mette il consumatore a casa.   
L’obiettivo primario della campagna  è quello di promuovere un cambiamento verso stili di vita e di consumo meno impattanti ripensando i gesti quotidiani. Si è scelto di  partire dal sacchetto di plastica in quanto emblema del nostro consumismo per provocare  un ripensamento sull’uso improprio della plastica nell’usa e getta e sull’assurdità di sprecare energia e risorse preziose per soddisfare comodità momentanee e compromettere il futuro delle generazioni a venire. Allo stesso tempo la campagna, ha ampliato il proprio campo di azione interfacciandosi con le principali aziende della filiera alimentare e dei prodotti di largo consumo del settore detergenza (ma non solo) e delle insegne della GDO per promuovere e sollecitare un processo di cambiamento nell’offerta che metta i consumatori in condizione di acquistare prodotti a basso impatto di imballaggio o prodotti sfusi a livello capillare. Questa proposta si è pubblicamente esplicitata con l’iniziativa Meno rifiuti più benessere in 10 mosse in fase di lancio come seconda edizione.

http://www.comunivirtuosi.org/

 

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