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No all’Italia petrolizzata: “Il modello danese”

Nel 1973, a causa delle tensioni fra Egitto ed Israele, i paesi arabi produttori di petrolio decisero di non vendere piu’ oro nero agli Stati Uniti, al Giappone e all’Europa. I forti aumenti di prezzi causarono una recessione in tutto il mondo, e l’embargo ebbe gravissime conseguenze all’economia globale.

Molti paesi iniziarono a sviluppare programmi per contenere l’uso energetico, e anzi molte tecnologie dell’epoca furono davvero rivoluzionarie: vennero create le prime macchine elettriche e i primi pannelli solari vennero addirittura montati sulla Casa Bianca dal presidente Jimmy Carter.

Passata la crisi pero’ molti paesi, fra cui gli USA, tornarono ai loro vecchi modelli di sviluppo, con Ronald Reagan che decise che non si poteva negare energia al popolo americano “because a life of plenty is the American way”. Reagan fece togliere i pannelli dalla casa Bianca. Dopo trenta anni, eccoci qui che annaspiamo per “raschiare il fondo del barile” come dice l’ENI ad Ortona.

La Danimarca pero’ si comporto’ diversamente. Nel 1976 i danesi DECISERO che non sarebbero stati mai piu’ alla merce’ del mercato patrolifero e dei ricatti degli Arabi. A quel tempo il paese non aveva risorse petrolfiere fatte in casa e cosi si decise di fare le seguenti cose:

1) Rendere tutti gli edifici energeticamente efficienti

2) Tassare macchine e benzina, usando i soldi delle tasse per sviluppare per davvero le energie alternative e non le chiacchere.

3) Creare “distretti di riscaldamento” grazie ai quali l’energia di scarto delle centrali elettriche, che altrimenti sarebbe stata dispersa, poteva essere usata per riscaldare le case.

4) Investire massicciamente, a livello governativo, nell’energia eolica. Questa mossa fu AZZECCATISSIMA: oggi il 20% dell’energia della Danimarca viene dal vento. I danesi hanno cosi bene imparato l’arte delle turbine a vento da esportare il loro sapere e i loro prodotti al resto del mondo. L’industria del vento ha cratoVENTIMILA posti di lavoro nell’ultimo decennio.

5) Promuovere elettrodomestici efficienti, speigando al consumatore danese che sebbene modello X costa meno che modello Y, modello X consuma molta piu’ energia, per cui e’ piu’ conveniente comprare modello Y.

6) Promuovere energia solare. Nel 2005 il governo ha stanziato MILLE MILIARDI di euro per lo sviluppo, promozione e l’integrazione di tecnologia fotovoltaica.

Ironia della sorte, negli anni settanta i danesi decisero di cercare petrolio fra i loro mari e nel proprio sottosuolo. Lo trovarono e di ottima qualita’ pure. Il loro petrolio e’ a basso contenuto di zolfo, quindi molto migliore di quello Abruzzese. Anche se in parte questo petrolio e’ stato estratto in mare aperto, c’e’ stata molta oppozione della popolazione che ne ha impedito il pieno utilizzo. I punti da uno a sei li hanno implementati e mantenuti negli anni *nonostante* il petrolio.

I risultati sono stati fenomenali. La Danimarca in trenta anni oggi e’ energeticamente indipendente ed e’ l’unico paese d’Europa che vende energia ai suoi vicini. La popolazione e’ cresciuta del 7% in questi anni, e cosi’ pure l’armamentario teconoglico di ciascuno (telefonini, computer, ipod etc etc che prima non c’erano), eppure i consumi energetici sono rimasti gli stessi. In Danimarca lo standard di vita e’ fra i piu’ alti del mondo occidentale. La disoccupazione e’ al 1.6%. I danesi dicono di essere di essere disposti a pagare ancora piu tasse se questo significasse restare liberi dalla dipendenza dal petrolio.

Nel 2007 la Danimarca, che ha gia’ ampiamente rispettato e superato Kyoto, si e’ data un nuovo obiettivo: quello di generare il 75% dell’energia del paese dal vento. La data prevista e’ il 2025 e cioe’ a soli 17 anni da adesso. Tutto questo anche se hanno il petrolio in casa. Vogliono usare l’energia eolica per il movimento delle automobili. Nel 2007 i danesi hanno abbassato le emissioni di CO2 nel loro paese dell’8%.

Non siamo la Danimarca e non possiamo semplicemente prendere ed importare il loro modello in Italia a scatola chiusa. Dovremmo pero’ predere esempio che progettare,
pensare e prevedere sia la strada giusta piuttosto che ciecamente distruggere una intera economia per poche goccie di petrolio.

Fonte: The New York Times

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