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L’Iva e i suoi fratelli

Oggi scatta l’aumento dell’Iva al 22%, il primo effetto della crisi politica iniziata con le dimissioni dei parlamentari del Popolo della Libertà su diktat di Silvio Berlusconi. L’incremento dell’aliquota ordinaria dell’imposta sul valore aggiunto è giudicato con particolare allarme dagli osservatori, alla luce della debolezza della domanda interna. Alcune grandi aziende, come Esselunga od Ikea, hanno deciso di non scaricare sui consumatori l’aumento dell’imposizione fiscale, rinunciando così ad aumentare i prezzi.

L’incremento dell’aliquota ordinaria dell’Iva  è diventato ormai una costante del nostro paese in crisi fiscale permanente: oggi scatta il secondo rialzo in due anni, visto l’aliquota era già salita dal 20 al 21 per cento dal 17 settembre 2011 quando si stava concludendo il governo di Silvio Berlusconi. L’incremento dell’aliquota ordinaria colpirà beni vino, birra, succhi di frutta e alimenti pregiati come i tartufi. L’Iva aumenterà per le automobili e la loro componentistica, come gli accessori e i pezzi di ricambio, così come la manutenzione e la riparazione dell’autovettura. L’incremento dell’imposta sul valore aggiunto riguarderà anche beni di largo consumo come l’abbigliamento o le calzature, gli elettrodomestici, dai frigoriferi alle televisioni fino a servizi come il parrucchiere o la lavanderia. Fuori da questo ondata di aumenti saranno i beni di prima necessità come il pane, la pasta, il burro o la verdura.

La rottura della maggioranza, al momento probabile anche se non sicura, renderà sempre più arduo evitare il pagamento di alcune tasse che avrebbero dovuto essere abolite, come l’Imu. Senza una conversione del decreto-legge che aveva cancellato l’imposta sulla prima casa i cittadini dovranno sicuramente saldare il conto della seconda rata, la cui cancellazione era al momento senza copertura. Per quanto riguarda la prima rata, come scrive il Corriere della Sera di oggi, affinché « l’esenzione diventi effettiva bisogna aspettare la conversione del decreto entro la fine di ottobre e al momento non si può escludere del tutto, come il posticipo autorizza a pensare, il rischio di modifiche parlamentari che amplino la platea di chi deve pagare ».Un simile problema esiste anche per quanto riguarda la Tares: «le modalità di calcolo sono molto diverse da quelle della vecchia Tarsu, ma non è chiaro come i Comuni, che devono incassare entro dicembre, le possano applicare». Senza contare le tante nuove tasse già previste per i prossimi mesi, per finanziare alcuni decreti già converti come gli Ecobonus.

fonte: Gad Lerner

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