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Scuola: da domani… “TUTTINCARROZZA”

Il neo-ministro dell’Istruzione Carrozza, già rettore della Scuola Superiore Sant’Anna dal 2007 e ora deputato del Pd, in una recente intervista all’Huffington Post ha proposto una prospettiva di intervento sulla scuola che, nelle intenzioni, dovrebbe segnare un’inversione di tendenza rispetto alle politiche dei suoi predecessori Gelmini e Profumo, perché – se confermata dall’azione concreta – scalzerebbe il primato dell’economia, riportando al centro il diritto allo studio e al lavoro, con una visione diversa del merito e della valutazione.

È certamente apprezzabile il fatto che il governo Letta abbia dichiarato esplicitamente che i tagli futuri non riguarderanno in alcun modo la scuola. Purtroppo, però, queste parole, pur essendo d’effetto, non rispondono esattamente alla realtà.

Qualche giorno fa, durante la festa dei Democratici a Firenze, il ministro Carrozza ha riproposto alla platea la lettura “etica” che il governo farebbe della scuola e della sua funzione: la scuola come priorità, la lotta alla dispersione, l’innovazione. Sono parole che ascoltiamo da mesi, ormai.
Lunga è stata – secondo una consuetudine ormai consolidata – la tirata riservata ai precari: ingiusta condizione esistenziale e professionale di decine di migliaia di docenti ed Ata, assunti in autunno e licenziati in estate, nonostante titoli, specializzazioni e competenze; e nonostante – soprattutto – la continuità didattica (ormai: questa sconosciuta!).

La responsabilità è dei tagli della Gelmini, ha sostenuto Carrozza. Evitando però di ricordare che i tagli operati dalla Gelmini sono stati dichiarati illegittimi dal Consiglio di Stato con sentenza del 30 luglio del 2011. Ha tentato di rinfrescarle la memoria l’avv. Mauceri, presente alla festa: è lui che ha patrocinato il ricorso contro le circolari sull’organico degli anni scolastici 2010 e 2011, ottenendo l’accoglimento da parte del Tar e dello stesso Consiglio di Stato.

Alla semplice domanda relativa al motivo per cui i decreti illegittimi della Gelmini non siano stati ritirati, non è seguita alcuna risposta. Questo silenzio imbarazzato e fidente nella tradizionale disattenzione dei più, costituisce una circostanza perlomeno curiosa per un governo che si dice disposto a tutto, pur di risolvere la condizione del precariato. Infatti, con un’unica mossa – il ritiro dei decreti – si azzererebbero i tagli operati negli anni scolastici 2009-10 e 2010-11; si ripristinerebbe un principio di legittimità; si darebbe concretezza immediata a parole che lì per lì suggestionano, ma che alla lunga assumono l’aspetto di una litania priva di sostanza; e che certamente non risolvono i problemi della scuola e degli individui.
Diretti interessati che, peraltro, stranamente non si mobilitano per ottenere l’esecuzione di quelle sentenze. Ancora più singolare è l’acquiescenza delle regioni di centro sinistra, che – ripetutamente snobbate dalla Gelmini – né hanno promosso, come sarebbe stato logico e legittimo fare, alcuna impugnativa dell’operato illegittimo della ministra; né  – fatto ancor più grave – hanno chiestol’esecuzione delle sentenze.

A proposito di parole. Sta per iniziare la scuola e, come si diceva, si sono moltiplicati i proclami di stabilizzazione dei precari. Vito Meloni, responsabile scuola di Rifondazione Comunista, ci invita a fare i conti rispetto alle 11.268 immissioni in ruolo, sbandierate dal governo come fatto inedito e rivoluzionario rispetto al passato. “È la quota più bassa degli ultimi anni, perfino inferiore a quanto previsto dal precedente governo che, certo, quanto ad accanimento contro la scuola e i suoi lavoratori non scherzava. Facciamo due conti: il decreto con il quale il ministro Profumo ha indetto, tra mille giustissime contestazioni, il “suo” concorso metteva a bando per questo anno scolastico 7.351 posti, degli 11.542 distribuiti in due anni. Poiché, per legge, le immissioni in ruolo devono essere fatte in misura uguale dal concorso e dalle graduatorie ad esaurimento, il totale delle assunzioni avrebbe dovuto essere di 14.702 posti. All’appello mancano dunque 4.500 cattedre. Un’autentica beffa!”.

Delle due, l’una. O qualcuno al Miur è debole in matematica, non informa e consiglia malissimo un ministro che, fino a 5 mesi fa, faceva il rettore dell’Università Sant’Anna e certamente aveva scarsi o nessun contatto con il mondo della scuola reale; o – sulla scia della migliore tradizione bipartisan degli ultimi lustri – la propaganda degli annunci sta tentando di manipolare coscienze ed edulcorare realtà.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

 

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