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«La mia scuola a impatto zero» Le eco-esperienze delle classi italiane

Acqua del rubinetto in mensa. Detersivi sfusi o ecologici per lavare banchi e pavimenti. E guardiani della luce in classe. Anche le scuole possono contribuire a ridurre l’inquinamento, risparmiare energia, diminuire la quantità dei rifiuti e in tutta Italia ci sono già esempi di istituti che hanno intrapreso questa strada. A raccontarli, nel volume La mia scuola a impatto zero è Marco Boschini, 37 anni, educatore e coordinatore dell’Associazione nazionale dei Comuni virtuosi. Tutte le esperienze raccontate nel libro hanno un punto di contatto: il costo pari a zero.

ESPERIENZE – «Si tratta di fare attenzione ai comportamenti quotidiani», sintetizza l’autore. «La scuola è una comunità nella comunità, in cui passano insegnanti, genitori, alunni. Con il loro atteggiamento possono fare la differenza. E i progetti funzionano solo se tutti sono coinvolti allo stesso modo, se si sentono parte attiva di un percorso di cambiamento». Sarebbe bello se tutte le classi fossero illuminate da lampade intelligenti, che si adeguano all’intensità della luce solare, come succede, ad esempio, in una scuola di Abbiategrasso, nel Milanese. Ma anche dove non ci sono si può contenere lo spreco di energia. Un esempio sono i guardiani della luce del liceo ambientale di Laveno Mombello (Va). In ogni classe c’è uno studente che ogni giorno vigila, spegnendo la luce quando le lezioni sono finite e aprendo le tende se necessario. «In questo modo la scuola ha ottenuto un risparmio del 55 per cento sulla bolletta elettrica», spiega Boschini.

CAMPI DI AZIONE – Altro tema importante, il consumo dell’acqua. In alcune mense scolastiche è partito l’esperimento di sostituire l’acqua del rubinetto a quella in bottiglia. Se si considera un istituto con 500 alunni, si arriverebbe a evitare l’acquisto di 80 mila bottiglie da mezzo litro per anno. Un risparmio non solo economico, ma anche ambientale, perché eliminerebbe l’inquinamento da anidride carbonica (2,3 kg di CO2 equivalente per bottiglia) necessario per la loro produzione e quello che deriva dal trasporto e dalla logistica. Nel campo dei rifiuti, invece, da segnalare è l’esperienza degli ecoeuro, inventati dal Comune di Camigliano, in provincia di Caserta nel 2009 e riproposti anche quest’anno. In pratica, il Comune stanzia dei fondi (per il 2012 sono 900 euro, ndr) e li stampa sottoforma di una moneta ecologica, l’ecoeuro, che ha un corrispettivo in euro reali. Per aggiudicarseli, i bambini devono convincere i genitori a consegnare la maggior quantità possibile di rifiuti speciali all’ecocentro: dagli oli vegetali alle pile esauste, dai telefonini ai pc. Per ogni ecoeuro ottenuto, i bambini avranno in cambio 1 euro da spendere nelle cartolibrerie convenzionate, per acquistare materiale didattico. «In questo modo si insegna ai bambini che tutto quello che abbiamo in casa può essere riciclato», spiega Boschini, che oltre a essere un educatore è anche papà di Marcello, 4 mesi.

SCUOLE E COMUNI ALLEATI – Se le scuole possono incoraggiare i comportamenti virtuosi in campo ambientale, i Comuni possono a loro volta aiutarle con acquisti e investimenti adeguati. A Mezzago (Monza e Brianza) il Comune ha stabilito l’obbligo per le imprese di pulizia di utilizzare detersivi sfusi. Ibanchi e le sedie, invece, possono essere comprati con gli acquisti verdi. Su centinaia di scuole in tutta Italia, inoltre, le amministrazioni comunali o provinciali stanno facendo installare i pannelli fotovoltaici. E per unire l’ecologia alla didattica, gli studenti delle ultime classi dell’istituto professionale elettrico-meccanico Chini di Borgo S.Lorenzo (Firenze) hanno progettato e costruito loro stessi un pannello solare. Infine, in decine di paesi e città si sta diffondendo ilPiedibus, organizzato spesso da associazioni di genitori insieme alle polizie locali. A turno mamme, papà o altri volontari si organizzano per accompagnare a scuola gruppi di allievi, con tutti i benefici che una passeggiata può portare, non solo all’ambiente, ma anche alla salute.

LE REGOLE D’ORO – «È giusto criticare e denunciare ciò che non funziona, ma se non si vuole lasciarsi andare al qualunquismo o alla rabbia bisogna rimboccarsi le maniche e ripartire dal proprio quartiere, dal proprio stile di vita», sottolinea Boschini. Qualche regola d’oro per introdurre qualche buona prassi nelle scuole? «Per prima cosa mai imporle: tutto deve essere conosciuto e condiviso da tutti gli attori della scuola, dagli insegnanti fino al personale auisiliario. Poi adattare il progetto al proprio territorio, valorizzare il contesto in cui la scuola si trova. E infine, non aver paura di sperimentare e non demordere».

Giovanna Maria Fagnani

fonte: http://www.corriere.it/ambiente/12_marzo_14/scuola-impatto-zero-fagnani_b13393fc-6de4-11e1-98c2-a788cd669a01.shtml

 

2 commenti

  1. Sarebbe bello se a settembre nelle scuole succedesse questo…
    … basta poco… per ottenere grandi risultati! :-)

    • Davvero!!
      e il bello é che son tutte a costo Ø !!!
      …quindi, perché non provare?? 😉

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