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Fabbrico: 400 persone circa all’incontro NO TRIV. Ecco qualche approfondimento

Più di 400 persone, un dibattito serrato sulle pratiche estrattive e il loro rapporto con i terremoti, ma anche il futuro energetico del territorio, delle regioni padane e la politica energetica nazionale. E’ stata davvero un successo di pubblico e partecipazione la serata organizzata al Parco Cascina di Fabbrico lunedì sera dal Coordinamento No Triv reggiano, con ospite d’eccezione Maria Rita D’Orsogna, ricercatrice alla California University.

La scienziata abruzzese, che di mestiere fa la matematica, ma che la vita ha trasformato in esperta dei rischi ambientali connessi alle attività estrattive, ha parlato quasi due ore, mostrando una lunghissima serie di documenti e attestati di natura scientifica sui rischi e sui danni annessi alla pratica della ricerca di idrocarburi.

«Tutto è cominciato quando una compagnia ha tentato di sradicare un vigneto a Montepulciano d’Abruzzo, il mio paese – racconta la D’Orsogna – così ho iniziato a cercare dati, ho parlato con chi ne sapeva più di me, ho “rotto le scatole” a tante persone; perché in tante occasioni qui da noi, in Italia, non ci sono informazioni, e la gente si ritrova i tecnici alle porte senza nemmeno sapere cosa vogliano fare».

La ricercatrice ha poi illustrato l’iter e i rischi relativi alla creazione di un pozzo, dello smaltimento dei prodotti di scarto, della pericolosità del fracking e di come le agevolazioni fiscali, unite alla quasi mancanza di franchigie e di ritorno economico sul territorio, costituisca una «occasione d’oro per gli investitori stranieri, nonostante la qualità del nostro petrolio sia bassa».

Molto interesse ha destato la discussione sulle correlazioni tra attività estrattive e terremoti «provata, in alcuni casi, da uno studio del prestigioso Mit di Boston, a partire dal sisma in Oklahoma del 2011, con scosse del 5, 5.6 e 5.7 della scala Richter: è stato provata che la reiniezione di fluidi nel terreno – che vorrebbero adottare anche qui – è stata tra le concause del sima. In Olanda, addirittura, la Shell e la Exon hanno pagato 100 milioni di dollari alle popolazioni, riconoscendo la loro responsabilità nei danni provocati da un sisma del 3.9 della scala Richter, originato proprio dalla realizzazione di un deposito di gas. In Italia, che vogliono trasformare nell’hub del gas europeo, immagazziniamo 14 miliardi di metri cubi di gas, sui 70 di che usiamo: in Europa se ne consumano 450 miliardi, dove li mettiamo, e con che rischi?».

In seguito a prendere la parola è stato l’assessore all’Ambiente della Provincia, Mirco Tutino, che ha sottolineato come «il No della Provincia derivi dal fatto che si può pensare di produrre energia in maniera differente. Anche se si scoprissero nuovi pozzi, non basterebbero le risorse, bisogna investire sul consumo, che va ridotto e riorganizzato, a partire dall’efficienza termica degli edifici, le biomasse, il tutto a filiera corta. Serve inoltre un coordinamento regionale, come sta avvenendo con i comitati No Triv, che coinvolga le regioni del Nord».

Nel suo intervento, il consigliere regionale Giovanni Favia ha espresso i suoi «dubbi sull’obiettività di una commissione, come quella convocata da Errani per verificare le correlazioni tra sisma e attività estrattive, formata da molti geologi che hanno lavorato per delle compagnie petrolifere».

Spazio anche alla “controporte”, con l’intervento del geologo dell’Ingv, Romano Camassi, il quale ha sottolineato come gli studi dell’istituto abbiano mostrato che «in Italia non via sia nessun terremoto, delle 3500 sequenze sismiche che sono state studiate, riconducibile alle attività estrattive. E’ sbagliato e molto pericoloso far credere alla gente che ci sia “la” causa, e che eliminata questa il problema sia risolto».

Il geologo, incalzato dal pubblico, non si è detto contrario alle attività estrattive in Italia, e, alle accuse di parzialità rivoltegli, ha ricordato come «il progetto di stoccaggio di Rivara sia stato bocciato dalla Provincia di Modena proprio in seguito a uno studio dell’Ingv, che ne mostrava i rischi per le popolazioni». Ha concluso il sindaco di Fabbrico Luca Parmeggiani, che ha sottolineato come «le difficoltà a ripartire della comunità colpita dal sisma e dalla crisi siano ancora troppo grandi perché ci siano altre preoccupazioni a turbare i cittadini».

Daniele Valisena

fonte:http://gazzettadireggio.gelocal.it/cronaca/2013/06/05/news/stop-alle-trivelle-meglio-le-energie-pulite-1.7207327

foto principale: Giovanni Favia

 

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