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NO Lavoro Nero

Il lavoro nero è senza mezzi termini una moderna forma di schiavitù. È la negazione della legalità, dello stato sociale, del diritto del lavoro. È un reato, un’infrazione della legge tanto del datore di lavoro quanto del lavoratore.

Nella maggior parte dei casi chi lavora in nero è spinto da una personale situazione di emergenza, dal bisogno di lavorare ad ogni costo. È il caso di numerose persone disoccupate (va tenuto presente che un lavoratore in nero è per lo Stato un disoccupato, poiché non è registrato come lavoratore) e di un numero sempre maggiore di immigrati, regolari e non. Molti extracomunitari irregolari accettano questo tipo di impiego senza poter rivendicare nulla, per paura di essere denunciati ed espulsi. Questa è schiavitù, come hanno insegnato i fatti di Rosarno.

La crisi economica ha aumentato il ricorso al lavoro nero. Si calcola che in Italia coinvolga quasi 4 milioni di uomini e donne e contribuisca alla creazione del 20% del PIL. Una cifra enorme! Sono soldi sottratti alla previdenza e allo stato sociale, quindi ai diritti di tutti. Accanto al lavoro nero, meno conosciuto, esiste anche il cosiddetto “lavoro grigio”: un impiego formalmente regolare ma che contiene in sé elementi di irregolarità. Ad esempio, uno orario di lavoro diverso rispetto a quanto stabilito nel contratto, una parte di pagamento “fuori busta”, un inquadramento contrattuale differente dalle mansioni effettivamente svolte. Anche questa è una palese violazione dei diritti del lavoratore.

fonte: http://www.unimondo.org/Oggi/Marzo/29-Marzo

 

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