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No alle Trivelle in Emilia!

La questione delle trivellazioni da parte di Imprese straniere alla ricerca di idrocarburi o siti di stoccaggio di gas riguarda sempre più zone della nostra provincia;  Come avevamo anticipato in un articolo del 07 Gennaio 2012 e in uno più recente del  12 ottobre 2012 , anche il territorio di Guastalla, seppur in minima parte, rientra nei piani del progetto “Sorbolo” della San Leon Energy .  Dall’inizio dell’anno stiamo partecipando alle riunioni del Comitato No Triv, per collaborare all’organizzazione di eventi per informare e sensibilizzare i cittadini sull’argomento.

Riportiamo qui sotto un volantino del Comitato NO TRIV:

 

La provincia di Reggio Emilia, così come il resto dell’Emilia Romagna, è nel mirino delle Compagnie Petrolifere.

Alla ricerca di metano e petrolio, peraltro di scarsa qualità, tra istanze in corso per ottenere i permessi di ricerca idrocarburi e permessi già concessi, con la cittadinanza intera che ignora il fatto che domani, un qualsiasi cittadino potrebbe ritrovarsi la raccomandata della Compagnia Petrolifera che, forte di leggi che considerano il sottosuolo un bene dello STATO, invade letteralmente il nostro territorio per installare trivelle mostruose e vasche per contenere i fanghi usati per le perforazioni e rifiuti di certo non ecologici e di dubbio smaltimento.

Cosa succede una volta trovato il gas o il petrolio nei nostri terreni, vicino alle nostre case? Dopo le trivelle arrivano tubi e impianti per la desolforazione (il metano ha bisogno di essere depurato e la più dannosa tra le impurità è senz’altro lo zolfo che, bruciando,  produce anidride solforosa e in presenza di umidità provoca il fenomeno delle piogge acide, responsabili di malattie polmonari, della rovina delle piante e del deterioramento di qualsiasi cosa sia esposto all’aria aperta) provocando altro inquinamento in un’area, quella emiliana, che è già fortemente inquinata!

 

Oltre a questo e al pericolo di incidenti irreversibili, di inquinamento delle falde acquifere e di sversamento di idrocarburi nei campi agricoli, si aggiunge l’aumento della subsidenza, ovvero l’abbassamento del terreno, laddove nella bassa colpita dai violenti terremoti del 2012, anche gli impianti di sollevamento acque di Mondine e San Siro, che ci hanno sempre salvato dagli allagamenti nei periodi di forte pioggia (a Moglia e San Benedetto Po), sono fuori uso e gravemente danneggiati dal sisma. In caso di piena del Po o di Secchia ed Enza, già ora siamo in balìa anche di questo rischio, figuriamoci se dovessimo permettere ad una Compagnia petrolifera straniera di farci andare tutti sott’acqua quando sappiamo che un nuovo impianto con idrovore per salvare la bassa dagli allagamenti sarebbe un’opera faraonica e costosissima che lo STATO ora non è assolutamente in grado di finanziare!

 

Per la zona della Val d’Enza, gli idrocarburi vengon ricercati in zone collinari soggette a frane, laddove esistono Castelli del 1400, e fauna protetta.

A tutto questo, aggiungiamo il rischio sismico, in una zona che ha già manifestato piu’ volte negli anni la sua sismicità in un territorio fragile e fortemente antropizzato. Rischio sismico che potrebbe derivare – per una buona parte della scienza non negazionista – sia dal disequilibrio causato dall’estrazione di idrocarburi non adeguatamente compensati nel sottosuolo, sia dalla reiniezione dei fluidi di scarto in presenza di faglie, peggio se attive ed in grado di generare già senza la mano dell’uomo violenti terremoti !

 

Rischio sismico minimizzato dal Ministero Ambiente come nel caso dello stoccaggio gas in progetto a RIVARA, ormai caso di rilevanza nazionale, ancora a rischio di esser realizzato per lo meno nella fase degli accertamenti. Un pericolo sottostimato per interesse di chi ? Di certo non dei cittadini della bassa !

La zona di Correggio e limitrofe, dopo il sisma del 1996 è stata interessata da vari fenomeni di scavernamento dei piani di campagna, visibili ad occhio nudo, e da faglie superficiali. A dimostrazione della fragilità del territorio reggiano.

 

La nostra Emilia, famosa nel mondo per la bontà dei propri prodotti agro-alimentari, per chiese storiche, Castelli, Rocche antiche, per il lambrusco, per il Parmigiano- reggiano dei nostri caseifici, per i paesaggi così diversi e meravigliosi, dal Po all’Enza, dai vigneti ai pereti, subirebbe una devastazione irreparabile ed un danno di immagine notevole. Non vogliamo subire gli stessi danni della BASILICATA!

Le nostre case, i nostri terreni, le nostre attività subirebbero anche un deprezzamento economico dalla presenza di una pompa estrattiva. Chi mai vorrebbe comprare un domani una casa vicina ad una pompa petrolifera o ad un centro Oli, o vicina ad una torcia che brucia gas giorno e notte?

 

Il gioco non vale la candela. Le quantità stimate di idrocarburi nella nostra zona sono così basse che non migliorerebbero di una virgola il fabbisogno energetico! Non c’è nessun interesse nazionale da preservare se non il ritorno economico delle compagnie petrolifere che pagano royalties (TASSE sugli idrocarburi estratti ) vergognosamente basse rispetto ai danni che causano! E tra l’altro tasse che finiscono per la maggior parte nelle tasche della REGIONE e solo in minima parte in quelle dei COMUNI che però subiscono l’impatto negativo maggiore! Nessun cittadino avrà benefici economici dall’estrazione di idrocarburi, nessuno di noi avrà sconti in bolletta, non ci saranno nuovi posti di lavoro dato che il settore petrolifero si appoggia a personale esperto e qualificato!

 

Laddove AGIP ed Eni negli anni hanno già esplorato i nostri territori estraendo quello che si poteva e rinunciato poi all’estrazione estrema di quel poco rimasto, l’unico sistema per estrarre le ultime riserve – per le quali la terra ha già detto BASTA – sono le violente stimolazioni a base di acidi, fratturazioni, pozzi orizzontali, spari con esplosivi nel sottosuolo, iniezioni di acqua in pressione. Tutte attività estremamente impattanti che nulla hanno a chè vedere con il rispetto – ancorchè minimo – del nostro sottosuolo e dei suoi abitanti.

Dalla bassa reggiana alle colline, siamo tutti coinvolti.

Noi diciamo NO. Non vogliamo che nessuno violenti la nostra terra.

Diciamo NO a Edison, Terracon, Po Valley, Aleanna Resources, San Leon, Hunt Oil !

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