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L’Europa condanna l’Italia (lo stesso giorno) per l’IMU e le Carceri

Il messaggio dell’Unione europea è chiaro: l’Imu, così com’è, non va. Per migliorarne l’effetto redistributivo, deve essere modificata in senso più progressivo. Il dato emerge dall’analisi delrapporto Ue 2012 su occupazione e sviluppi sociali, secondo il quale le nuove tasse sulla proprietà “non hanno un impatto sulle disuguaglianze” ed è previsto che determinino “un leggero aumento della povertà in Italia”. Secondo il rapporto, anche se la nuova tassa comprende alcuni aspetti di equità, altri potrebbero essere “ulteriormente migliorati per aumentarne la progressività”. Tra questi, in particolare, la Commissione cita l’aggiornamento dei valori catastali, le deduzioni non legate alla capacità dei contribuenti di pagare le imposte sul reddito e una definizione di residenza principale e secondaria.

Il commissario europeo agli Affari sociali, Lazslo Andor, ha sottolineato la necessità da parte dell’Italia di sviluppare politiche fiscali in linea con l’attenzione data ai “gruppi svantaggiati come giovani e donne”, ma non ha voluto entrare nel merito della questione Imu, giudicata un argomento troppo caldo nella campagna elettorale, nella quale ha dichiarato di “non voler interferire”.

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L’Italia viola i diritti dei detenuti tenendoli in celle dove hanno a disposizione meno di tre metri quadrati. La Corte europea dei diritti umani di Strasburgo ha quindi condannato l’Italia pertrattamento inumano e degradante di sette carcerati detenuti nel carcere di Busto Arsizio e in quello di Piacenza. Ai sette detenuti dovrà essere pagato un risarcimento di 100 mila euro per danni morali. Nella sentenza la Corte invita l’Italia a porre rimedio immediatamente al sovraffollamento carcerario.

I giudici constatano che il problema del sovraffollamento carcerario nel nostro paese è di natura strutturale, e che il problema della mancanza di spazio nelle celle non riguarda solo i sette ricorrenti: la Corte ha già ricevuto più di 550 ricorsi da altri detenuti che sostengono di essere tenuti in celle dove avrebbero non più di tte metri quadrati a disposizione. I magistrati chiamano quindi leautorità italiane a risolvere il problema del sovraffollamento, anche prevedendo pene alternative al carcere. I giudici domandano inoltre all’Italia di dotarsi, entro un anno, di un sistema di ricorso interno che dia modo ai detenuti di rivolgersi ai tribunali italiani per denunciare le proprie condizioni di vita nelle prigioni e avere un risarcimento per la violazione dei loro diritti. Con la sentenza emessa oggi l’Italia viene condannata una seconda volta per aver tenuto i detenuti in celle troppo piccole.

I precedenti: l’Italia è stata già condannata quattro volte. A Strasburgo erano stati presentati diversi ricorsi l’estate scorsa. A causa delle cattive condizioni di detenzione la Corte di Strasburgo ha già condannato l’Italia quattro volte in quattro anni, di cui l’ultima l’estate scorsa per aver violato l‘articolo 3 della Convenzione europea dei diritti umani. Che sancisce che nessuno può essere sottoposto a trattamenti inumani e degradanti, anche se, secondo Strasburgo, l’Italia era venuta meno ai suoi obblighi non volontariamente ma per ”inerzia e mancanza di diligenza”.

Simbolico in passato il caso di Franco Scoppola, per cui la Corte ha inflitto due delle quattro condanne all’Italia: la prima arrivata nel giugno del 2008 e la seconda questa settimana, per averlo tenuto in carcere nonostante medici e magistrati avessero appurato che questo gli impediva di essere curato adeguatamente e, anzi, aggravava la sua situazione già compromessa. Scoppola doveva essere subito trasferito in una struttura sanitaria adeguata o messo agli arresti domiciliari, ma sono occorsi più di tre anni perché questo accadesse.

Altro nodo messo in evidenza sia dal caso Scoppola che da quello di un altro detenuto, Salvatore Cara-Damiano, per cui l’Italia ha subito una delle altre condanne, e’ l’inadeguatezza anche di quelle strutture carcerarie in teoria specializzate nella dentenzione dei malati gravi come il carcere di Parma (dove entrambi erano detenuti), preposto ad accogliere carcerati con problemi motori e a offrire cure adeguate per i casi più difficili.

La Corte ha condannato l’Italia già una volta nel 2009 per il caso di Izet Sulejmanovic, detenuto in una cella in cui aveva a disposizione meno di tre metri quadrati quando secondo gli standard internazionali dovrebbero essere 7. Alla Corte, pero’, ora pendono più di mille ricorsi di detenuti, che lamentano ugualmente celle non in linea con gli standard e altri disservizi, come la mancanza di acqua calda nelle docce. Il governo italiano nel novembre 2011 aveva presentato a Strasburgo il piano carceri per dimostrare che sta agendo in modo da non essere nuovamente condannato. Il Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa, organo incaricato di verificare se gli stati membri rispettano le sentenze della Corte, aveva però chiesto a Roma di dimostrare con i numeri come questo piano ridurrà il sovraffollamento, e di specificare se i magistrati, che adesso possono risarcire i detenuti per mancanza di spazio nella cella, hanno anche il potere di migliorare effettivamente la loro condizione detentiva.

fonte: Il Fatto Quotidiano

 

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