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Pizzarotti: “Abbiate pazienza, siamo qui per provare a cambiare l’Italia”

Il sindaco di Parma si chiama Federico Pizzarotti, ha 39 anni e nel maggio scorso è diventato il primo sindaco del M5S di una grande città (Parma è seconda in Emilia Romagna con i suoi 189.833 parmigiani: guai a confonderli con i parmensi, che sono quelli della provincia). Ha un diploma da perito elettronico. È sposato con Cinzia Piastri e non ha figli. Sul suo sito ha scritto: «Fin da piccolo ho sempre voluto cambiare il mondo».

Come quasi tutti gli esseri umani che hanno una visibilità pubblica, ha già litigato con Vittorio Sgarbi, che ha detto: «Pizzarotti è diventato sindaco ma non si sa perché: è un passante nominato da un partito inesistente. È un sindaco che governa inconsapevolmente». Il nostro giovane grillino, via Twitter, gli ha risposto pan per focaccia («Certo che leggere insulti dall’ex sindaco di un comune sciolto per mafia è quantomeno esilarante») e Sgarbi l’ha querelato.

 

In città però il popolo l’ha accolto bene: al punto da tributargli un’iscrizione storica. Bisogna sapere infatti che nel 1922 gli squadristi di Italo Balbo vennero respinti dagli antifascisti barricati nel quartiere Oltretorrente, cioè dall’altra parte della Parma, il fiume che divide in due la città. Anni dopo, l’evento fu scolpito nella memoria con una scritta che ricordava la sconfitta del trasvolatore dell’oceano: «Balbo te pasè l’Atlantic mo miga la Pärma», Balbo hai passato l’Atlantico ma non la Parma.

Ebbene, oggi sul letto del fiume (in secca) si può leggere questa scritta dedicata a Vincenzo Bernazzoli del Pd, bersaniano di ferro che aveva vinto il primo turno ma che ha perso al ballottaggio perché ha il grave difetto di essere un provinciale che viene addirittura dall’altra parte del Taro: «Berna te pasè al Tèr mo miga la Pärma».

Mi ha dato appuntamento con un Sms dal suo cellulare personale, senza passare da uffici stampa o consulenti d’immagine. Arrivo passando davanti all’albero di Natale ecologico (è collegato con delle biciclette, la gente va lì a pedalare per accendere le luci, ma purtroppo il meccanismo s’è già rotto) che ha fatto mettere davanti al Comune.

 

Sindaco, ma come si trova seduto lì? Lei sembra uno catapultato da Marte.

«Catapultato? Dipende da che cosa intende. Se si parla di macchina comunale, sì, siamo nuovi e vergini. Se parla della città, avevamo ben chiaro già da prima quello che vogliamo fare».

 

La rivoluzione?

«No, ma cerchiamo un approccio diverso, che richiede tempi lunghi. E che incontra molte resistenze».

 

Ad esempio?

«La macchina burocratica comunale è impressionante. Gliene dico una. Stiamo portando avanti un progetto per creare squadre di volontari: cittadini che, all’occorrenza, sanno tinteggiare, spalare la neve ecc. Noi diamo le attrezzature, loro il lavoro. Ah no!, m’han detto in Comune. Ci sono le assicurazioni? Sono associazioni riconosciute? Hanno una convenzione? Tutto viene rallentato».

 

Ammetterà che un’assicurazione è il minimo…

«La sostanza è che, rispetto al privato, il pubblico è rallentato da mille passaggi inutili. In Svizzera le norme per la sicurezza sul lavoro sono 30 pagine. Da noi, un tomo alto così».

 

Ha trovato resistenze tra i cittadini?

«Meno. Cerchiamo di parlare con tutti. Abbiamo già fatto venticinque incontri nei quartieri».

 

Si è portato appresso una psicologa, a quegli incontri. Hanno scritto: Pizzarotti psicanalizza la città.

«Ma no, è che un’attivista del Movimento Cinque Stelle fa la psicoterapeuta e ogni tanto viene con noi. Guardi, qualche resistenza al nuovo c’è anche tra i cittadini, ma la partecipazione è buona. Anche tra i dipendenti comunali c’è stupore: li sto incontrando a uno a uno e molti mi dicono: ma sa che lavoro qui da vent’anni e non avevo mai visto il sindaco?».

 

Perché ha impiegato sei settimane per fare la giunta?

«Perché abbiamo voluto selezionare gli assessori con criteri di merito e di competenza».

 

È vero che ha vinto anche perché lei è parmigiano e il suo rivale, Bernazzoli, è un paesano di Toccalmatto?

«Essere della città aiuta. A Parma c’è un grande orgoglio. Che può essere un difetto se diventa chiusura, e un pregio se diventa voglia di riscatto, rivalsa, innovazione».

 

Perché riscatto?

«E beh, insomma: non è un caso se il primo sindaco a cinque stelle di una città importante è capitato qui. Parma purtroppo era anche il simbolo della corruzione e della mala gestione».

 

E i poteri forti della città? Unione industriali, Gazzetta di Parma, grandi imprenditori… Come l’hanno accolta? C’è chi dice che molti sono scappati, ad esempio, dal Teatro Regio.

«Dal Regio molti se ne sono andati come soci, ma continuano ad aiutarci e stiamo riuscendo ad organizzare l’anno verdiano per il 2013. Diciamo che i poteri forti ci hanno accolto con un po’ di sorpresa. Diciamo anche che abbiamo interessi diversi, ma stiamo cominciando a capirci. Loro stanno studiando un qualcosa che non conoscono, ma penso si sia instaurato un rapporto di collaborazione reciproca».

 

Le hanno contestato la volontà di chiudere il centro alle auto?

«Un po’, ma noi non vogliamo vessare gli automobilisti, solo far capire che dobbiamo andare verso una mobilità sostenibile».

 

Adesso sta parlando come Verdone quando fa la caricatura dell’ecologista post-sessantottino.

«Vuole una terminologia più di moda? Dobbiamo incoraggiare il car-pooling. Cambiare stile di vita. Serve per risparmiare ma anche per stimolare conoscenze, migliorare i rapporti sociali».

 

Di quant’è il debito pubblico che avete ereditato?

«Circa 670 milioni di euro. Ma per fortuna senza interessi bancari. È un debito per opere che vanno concluse. Opere secondo me inutili, ma comunque investimenti».

 

Tra le opere per voi inutili anzi dannose c’è il famoso inceneritore. In campagna elettorale avevate promesso di non farlo partire. Ce la farete?

«L’inceneritore non è del Comune. I poteri decisionali ce li ha la Provincia. Ma noi stiamo cercando di verificare se è stato fatto a regola d’arte. Secondo la Procura, no. Comunque vada a finire, la nostra battaglia sarà servita per far luce su un sistema che certamente non era virtuoso».

 

Lei pensa sia dannoso per la salute?

«Dubito che esca aria più pulita di quella che entra, come ho letto da qualche parte».

 

Vantaggi economici?

«Lo smaltimento dell’indifferenziata costerà 165 euro a tonnellata. Secondo gli studi della Regione dovrebbe costarne cento».

 

Altro vostro cavallo di battaglia elettorale: la diminuzione dell’Imu. Invece non l’avete abbassata, anzi avete alzato altre tasse.

«Sì, avevamo promesso di abbassare le tasse, e lo faremo: ma nell’arco dei cinque anni di legislatura. Al primo anno dovevamo mettere in sicurezza i conti del Comune».

 

Adesso parla come Monti. A proposito: Grillo quanto si fa vivo con lei?

«Ogni tanto, con qualche Sms di incoraggiamento. La telefonata è già una cosa lunga».

 

Non vorrà far credere che è una presenza discreta?

«Guardi, io Grillo l’ho visto sei volte in tutto. Due durante la campagna per le regionali del 2010; due durante la campagna per le comunali di quest’anno; una a Brescia in agosto, a una festa del Movimento a base di salsicce; e l’ultima volta a Parma il 22 settembre, all’evento contro l’inceneritore. È attento, ma non interferisce. Non conosce neanche gli assessori. Ci lascia la massima autonomia».

 

Eppure ha la fama di un dittatore…

«Fama abusiva. È il garante di tanti principi, e certo i modi dell’esercizio di questa garanzia vanno chiariti meglio. Ma non è un dittatore».

 

Voi avete la pretesa di presentare liste pulite. Come fate ad assicurare l’impeccabilità?

«Noi non possiamo garantire sul futuro dei nostri candidati, ma sul loro passato sì. Se poi uno che era incensurato si comporta male, interveniamo. In altri partiti non si interviene mai, neanche sul “poi”. Questa è la differenza».

 

Facciamo che Grillo vince le elezioni. Molti tremano al pensiero della squadra di ministri che potrebbe schierare. Non dico come onestà, ma come competenza.

«Perché, lo scorso governo Berlusconi che ministri aveva? E molti parlamentari di grandi partiti, quando aprono bocca, sanno cosa dicono? Noi certamente siamo in una fase di assestamento, ma stiamo crescendo. Prima avevamo qualche consigliere comunale; adesso tanti consiglieri e qualche sindaco. Stiamo cercando persone competenti. E ce ne sono. Da noi c’è più volontà di cercare la qualità che non in tanti partiti».

 

Lei gira in auto blu?

«Io giro in bicicletta. Qui c’erano due auto blu: due Mercedes. Le abbiamo vendute. Adesso a disposizione di tutti gli amministratori c’è una Opel Zafira a metano che era già del Comune».

 

Lo saluto dandogli il mio biglietto da visita. Lui si scusa: «Noi non li abbiamo. Un assessore che fa la grafica ci aveva detto che ce li avrebbe fatti lei, ma non ha ancora avuto tempo».

fonte: La Stampa

MICHELE BRAMBILLA
INVIATO A PARMA
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