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Così cambia l’imposta su conti correnti e sui depositi in banca

Esenti le giacenze sotto 5 mila euro. Lo 0,15% sugli investimenti dal 2013

Alla fine è arrivata. Con un Avvento in extremis , mentre quello natalizio sta per finire. Un anno dopo il varo della legge che ha esentato dal pagamento del bollo i conti correnti più esigui e introdotto la mini patrimoniale sugli investimenti (e in questo caso, però, pagano anche quelli più anemici), l’Agenzia delle Entrate ha emanato la circolare applicativa che chiarisce ulteriormente calcoli ed esenzioni. Il documento, pieno di esempi perché la vasta platea di intermediari chiamati ad applicare la norma non abbia più dubbi, contiene molte indicazioni pratiche e spiega nel dettaglio quello che era stato stabilito con il decreto applicativo del primo giugno. Va detto, però, che la mancanza di certezze assolute ha consigliato ad alcuni di non fare fino ad ora tutte le modifiche procedurali necessarie per applicare il nuovo regime. E quindi – escludendo che i software vengano aggiornati la vigilia di Natale – a qualche correntista potrà capitare, nonostante l’arrivo sul fotofinish della circolare, di trovarsi a pagare lo stesso bollo dell’anno scorso pur avendo diritto alle nuove esenzioni. Salvo poi ricevere il rimborso (possibilmente con tutti gli interessi del caso) nel 2013.

Ma vediamo, in sintesi, le novità minuziosamente spiegate dal documento. Il bollo sul conto corrente tradizionale, pari a 34,2 euro, non sarà dovuto da chi ha diritto ad avere il conto base, quello che banche e Poste devono offrire per legge a chi ha un reddito molto basso (7.500 euro calcolato con l’Isee). Sono poi esenti i correntisti che possano esibire una giacenza media inferiore a 5 mila euro, compresi i conti in rosso che valgono zero. Ma attenzione: il tetto si calcola considerando tutti i rapporti intestati ad un’unica persona fisica aperti in una sola banca (conti e libretti di risparmio) e se si supera ogni prodotto paga il suo bollo. E c’è di più: il calendario del rendiconto influenza non poco il calcolo della tassa. Se, per esempio, il conto corrente prevede un resoconto trimestrale il tetto dei 5 mila euro verrà calcolato sommando la media delle giacenze ogni 90 gior-ni. Se invece il rendiconto è annuale farà fede la media tra gennaio e dicembre. Quindi chi avesse in giacenza più di 5 mila euro solo nel primo trimestre dell’anno sarà chiamato a pagare 8,55 euro (un quarto di 34,2) se ha il rendiconto trimestrale. Con il rendiconto annuale, invece, lo stesso correntista potrebbe sborsarne 34,2 se la giacenza elevata dei primi tre mesi dovesse portare la media di tutti e dodici sopra i fatidici 5 mila. La seconda parte della circolare riepiloga poi le regole della mini patrimoniale, pari all’un per mille nel 2012 e all’1,5 per mille nel 2013, applicabile a fine anno al valore di tutti gli investimenti finanziari, comprese le polizze unit linked, i conti di deposito on line, i buoni fruttiferi postali dal valore di rimborso superiore a 5 mila euro. La tassa, che ha un minimo di 34,2 euro e un massimo di 1.200 (quest’ultimo solo nel 2012 per le persone fisiche), è molto regressiva per chi possiede investimenti di piccolo cabotaggio: se ho solo mille euro ne pago comunque 34,2 su base annua, anche se l’un per mille di mille sarebbe un solo euro. Se però possiedo diversi prodotti in una stessa banca, il calcolo verrà fatto sul totale. Quindi se ho tre certificati di deposito da 5 mila euro l’uno pago 34,2 euro una volta sola sui miei complessivi 15 mila. Se poi chiudo il deposito titoli a metà strada (per esempio a giugno) pagherò il minimo dell’imposta rapportato al periodo (sei mesi, vale a dire 17,1 euro). Per non pagare del tutto bisogna che il deposito titoli sia rimasto vuoto per tutto l’anno. Chi avesse fatto dei movimenti durante la strada, verrà comunque chiamato all’appello della mini patrimoniale. E chi si ritrovasse in carico azioni di aziende fallite deve fare attenzione: in assenza di valore nominale, di rimborso o di mercato, la circolare ribadisce che può far fede il valore di costo, cioè il prezzo pagato dal cliente a suo tempo per acquistare quei titoli.

Giuditta Marvelli

http://www.corriere.it/economia/

 

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