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La morte delle Piccole Medie Imprese

Beppe Grillo: “Le imprese italiane muoiono come mosche mentre a Roma si discute su come salvare il culo dei partiti e dei loro beneficiati, si discetta delle alchimie della nuova legge elettorale. Una legge pret a porter, su misura, per un Monti bis. Un signore che non si candida, ma che è già nuovo presidente del Consiglio per diritto divino alla faccia della democrazia. Investire in Italia non ha più senso, fare impresa è una lotta contro i mulini a vento. I piccoli e medi imprenditori, il tessuto sociale che tiene in piedi la baracca del Paese, sono i nuovi Don Chischiotte che combattono una lotta che sembra persa in partenza. Se falliranno, con loro fallirà il Paese. Quando cesserà il gettito fiscale, diretto e indiretto, garantito dai piccoli e medi imprenditori, la macchina Italia si fermerà e il problema non sarà più politico e nemmeno economico, ma sociale. Quanti soldati blu saranno necessari per mantenere l’ordine pubblico? A cosa serviranno allora le discussioni bizantine sulle elezioni, i premi di maggioranza, i premiolini, le primarie fatte da nullità e vendute come fustini di detersivo dalla propaganda dei media? Qui l’Italia va a fuoco e i nuovi Nerone suonano la cetra.
La società Price Waterhouse Coopers ha pubblicato una classifica delle PMI nei diversi Stati in base a tre indici: il numero di adempimenti fiscali, il tempo necessario per il loro calcolo e gestione e la pressione fiscale. L’Italia è 131esima al mondo. E’ più conveniente aprire un’azienda nelle Barbados (121), in Bielorussia (129), in Bosnia (128), a Capo Verde (102), in Colombia (99), persino in Etiopia (103) , Guatemala (124), Guyana (118), Iraq (65) , Moldova (109), Namibia (112), Nepal (114), Sierra Leone (117) e Uganda (93). La PMI italiana ha un carico fiscale del 68,3%, è sottoposta a 15 adempimenti fiscali che per essere smaltiti hanno bisogno di 269 ore di lavoro, circa 33 giorni lavorativi. Siamo nelle mani di pazzi in libertà che affermano di aver risanato il Paese attraverso successi come la crescita del debito pubblico, della disoccupazione, dell’inflazione insieme al crollo della produzione. L’Europa viene sempre citata dal governo “cicero pro domo sua“, per difendere gli interessi e i privilegi di casta. In ambito fiscale però l’Europa non fa mai testo, come per l’introduzione della legge anticorruzione e del falso in bilancio, o abbassando il carico fiscale delle PMI. In. Europa. Si. Può. Fare. La Danimarca è 13sima con il 27,7% di tassazione, la Finlandia 23sima con il 40, 6%, la Germania 72sima con il 46,8%, l’Olanda 29sima con il 40,1%, la Gran Bretagna 16sima con il 35,5%. Tutti Paesi con servizi molto più efficienti e meno costosi dell’Italia, Stati dove la burocrazia è al servizio del cittadino e non autoreferenziale e matrigna. Qui, o si salvano le PMI o si muore. Ci vediamo in Parlamento. Sarà un piacere.”

Un commento

  1. E’ tremendo, devastante. Anche io faccio parte dell’esercito dei piccolissimi imprenditori che impavidi e caparbi, continuano a VOLER andare avanti. Solo che nessuno fa niente per chi lavora e ancora crede in qualcosa. Tutti parlano: ognuno di loro sembra avere la ricetta giusta. Peccato che molti di loro sono lì da 50 anni e non l’hanno MAI messa in pratica l’idea giusta (se la “risparmiano” sempre … per le prossime elezioni!) Siamo sempre in meno a lavorare. E il carico che siamo costretti a trascinare per poter andare avanti è sempre più pesante… Le inchieste sulle “ruberie” si moltiplicano ma nessuno interviene mai. Basta guardare alcuni di quei programmi TV che denunciano, con tanto di prove e documenti, per farsi venire il mal di stomaco. Mi chiedo dove finiremo… Ritengo sia il caso di valutare molto seriamente l’idea di trasferirsi: non solo per fare impresa, ma più semplicemente per sopravvivere…

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