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Inquinamento industriale, ma quanto ci costi?

Più di 11 miliardi di euro è il prezzo pagato dagli italiani nel 2010 per colpa dell’inquinamento industriale. Sono questi i numeri che si ricavano applicando una metodologia sviluppata dall’European Environment Agency (EEA) per il calcolo dei costi delle emissioni industriali, utilizzando i dati di 229 impianti industriali italiani registrati nell’European Pollutant Release and Transfer Register (E-PRTR) database.

11 miliardi di euro di danni alla collettività. Questi numeri si ottengono applicando la metodologia dell’EEA, illustrata nel reportRevealing the costs of air pollution from industrial facilities in Europe, a tutti gli impianti industriali italiani che nel 2010 hanno dichiarato emissioni di CO2. Gli altri inquinanti considerati, oltre all’anidride carbonica sono: l’ammoniaca (NH3), gli ossidi di azoto (NOx), i composti organici volatili non metanici (NMVOC), il particolato (PM10) e gli ossidi di zolfo (SOx), tutti responsabili a vario titolo di problemi respiratori. I dati sono stati estratti dal E-PRTR database v4.1, elaborati con Google Refine e infine rappresentati utilizzando le Google Fusion Tables.

L’obiettivo del lavoro è quello di quantificare in termini economici morti premature, ricoveri, giorni di attività ridotta e altri danni alla salute causati dalle emissioni inquinanti delle industrie, tralasciando, però, quelli ambientali (ad esempio alle coltivazioni o all’allevamento). Non ho voluto enfatizzare troppo le morti premature e la mortalità infantile, che rientrano nei danni quantificati, perché si rischierebbe facilmente di scambiare per dati reali i risultati dell’applicazione di un modello. Per chi volesse approfondire anche questi aspetti metto a disposizione il foglio di calcolo con tutti i dettagli.

La mappa è organizzata in questo modo: il colore delle regioni italiane, dal grigio chiaro al nero, cambia a seconda della quantità di totale di CO2 emessa dagli impianti presenti sul territorio; i segnaposto rossi rappresentano le industrie e mostrano, dopo averci cliccato, il loro costo per la collettività e le emissioni dichiarate nel 2010.

Il quadro che ne viene fuori è a dir poco sconfortante. La Puglia è la prima regione per emissioni di CO2, con 45 milioni di tonnellate, seguita dalla Sicilia con 24, dalla Lombardia con 22 e dalla Sardegna con 14. Si trova in Puglia anche l’impianto con le più alte emissioni di CO2 d’Italia, la centrale termoelettrica Federico II di Brindisi di proprietà dell’Enel, che da sola emette 11 milioni di tonnellate di CO2, quanto l’intera Emilia Romagna. I cinque impianti più costosi sono:

  1. L’acciaieria Ilva di Taranto con 657 milioni di euro
  2. La centrale a carbone Enel Federico II di Brindisi con 636 milioni di euro
  3. La raffineria ENI di Gela con 521 milioni di euro
  4. La raffineria Saras di Sarroch con 371 milioni di euro
  5. La centrale termoelettrica Edison di Taranto con 322 milioni di euro

Ben tre si trovano in Puglia e da sole costano alla collettività 1 miliardo e 600 mila euro, una in Sicilia e una in Sardegna.

Per chiunque avesse voglia di approfondire l’argomento segnalo un report interessante e utilissimo per comprendere il modello dell’EEA chiamato Enel Today & Tomorrow e commissionato da Greenpeace Italia, nel quale si cerca di far luce, è proprio il caso di dirlo, sui costi nascosti della produzione di energia delle centrali ENEL sparse per il mondo.

fonte e foto: http://www.2centesimi.it/inquinamento-industriale-quanto-ci-costi/

 

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