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Economia di Willie Coyote

Produttività, dieci anni buttati. Italia ultima tra i 27

Italia, fanalino di coda per l’incremento del pil.

Ecco il promemoria dei premier che negli ultimi 10anni hanno garantito questo risultato, sostenuti dalla casta dei partiti:

BERLUSCONI/IIeIII/giugno2001>maggio2006
PRODI/maggio2006>maggio2008
BERLUSCONI/IV/maggio2008>novembre2011
MONTI/da:novembre 2011.

Giù il pil e giù la produttività, sia quella totale che quella del lavoro. La fotografia dell’azienda Italia che emerge dalle statistiche ufficiali è oltremodo sconsolante. Nel periodo 2001-2010 la crescita del Pil in Italia è stata complessivamente del 4,1%: si tratta certifica l’Istat dopo la revisione delle stime di fine 2011, del risultato più modesto tra tutte le economie europee. Basti pensare che l’insieme dell’Unione europea a 27, nello stesso periodo, ha messo a segno una crescita del 14%: +11,9% la Germania, +12,1 la Francia addirittura +17,1 il Regno Unito e +22,6% la Spagna. «Dieci anni sprecati», sintetizza giustamente il presidente dell’Istat Giovannini.

Quasi ovunque, rilevano le statistiche, la crisi del 2008-2009 ha avuto l’effetto di ridurre la crescita complessiva a confronto con il periodo 2001-2007: la contrazione è stata particolarmente rilevante per economie cresciute in maniera significativa negli anni precedenti come i paesi baltici (Estonia, Lettonia, Lituania), ma anche per Irlanda e Grecia. Ed è stata pesantissima per l’Italia: nel nostro paese, già in fondo alla classifica di crescita insieme al Portogallo, «si è avuta un’erosione di oltre la metà dei progressi realizzati dal 2000: 6,1 punti percentuali nel biennio 2008-2009, e 4,7 punti tenendo in conto anche il recupero del 2010».

L’Italia è in fondo alla graduatoria europea anche per la crescita della produttività oraria del lavoro, che nel 2010 era solo l’1,4% più elevata rispetto al picco del 2000, mentre nell’Ue27 era salita dell’11,4% (+13,6% in Germania e +10,4 in Spagna).

Se si allarga lo sguardo all’intero decennio scorso il confronto con i nostri partner resta sempre impietoso: per l’intero periodo 2001-2010, la performance dell’Italia è stata infatti pari a circa 1/3 rispetto a quella franco-tedesca per la dinamica del valore aggiunto e ad appena il 12-15% se si considera il contributo della produttività, entrambi gli andamenti risultano ancora inferiori rispetto a Regno Unito e Spagna. La crescita del 2,7% dell’immissione di nuova forza lavoro, «l’input» come lo chiamano gli esperti, all’opposto, è risultata seconda solo a quella della Spagna, e a questa è corrisposto un calo delle ore medie lavorate (per effetto dello spostamento dell’economia verso attività e prestazioni ad orario ridotto) superiore rispetto a tutte le economie considerate. Per questo, l’occupazione è cresciuta di ben il 7,5%, contro il 3% in Germania, il 5,1% in Francia e il 5,7% nel Regno Unito.

Nel periodo pre-crisi, la distanza dell’Italia rispetto a Francia e Germania in termini di crescita economica non era ancora notevole (tra il 30 e il 40%), mentre la crescita dell’input di lavoro è stata addirittura pari al 7,2%, contro valori inferiori al 3 e 4% in Francia e nel Regno Unito, e una contrazione di oltre il 2% in Germania; la crescita della produttività, di riflesso, già in questo periodo è stata molto modesta. Come in Italia, anche in Spagna quasi tutta la crescita in questo periodo è stata ottenuta attraverso l’allargamento della base occupazionale. Di recupero di efficienza neanche a parlarne. E non è un caso dunque se la nostra economia è ancora in recessione e tutte le stime per il prossimo anno convergono un un dato decisamente non positivo: ancora 12 mesi a crescita zero.

Un commento

  1. La pochezza, ovvero il nanismo politico, dei nostri governanti è lo specchio della inettitudine e della cialtroneria della nostra classe imprenditoriale. Laddove negli altri paesi si investiva sempre maggiori risorse in ricerca scientifica e professionalità del personale, per non parlare di formazione scolastica delle nuove generazioni, in Italia si predicava precariato, riduzione del costo del lavoro, assunzione di guardie forestali, matrimoni con vecchi maiali benestanti e reality shows per arricchirsi… che altro dire? Che oramai siamo alla sudditanza psicologica ed economica con il resto dei “grandi”? Già fatto con il governo Monti! Stiamo diventando il paradigma di noi stessi nel mondo: pizza, mafia e mandolino!

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