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Contro il nucleare, per non dimenticare. Hiroshima 6 Agosto 1945

Riprendiamo da un’articolo di qualche tempo fa. Per non dimenticare, specialmente in Italia, dove per certe cose, abbiamo la memoria troppo corta.

Per non dimenticare –  6 agosto 1945, alle ore 8.15 la superfortezza volante B-29 detta Enola Gay sgancia su Hiroshima la prima bomba atomica usata per fini bellici, causando in pochi secondi 100 mila morti. L’esperimento viene ripetuto il giorno 9 sulla cittadina di Nagasaki, provocando altre 35 mila vittime.

La bomba atomica sganciata su Hiroshima causò secondo i bilanci ufficiali 247.787 vittime, di cui 70.000-100.000 sul colpo, anche se le associazioni civiche sono concordi nel ritenere questa cifra un’approssimazione al ribasso. Molti sono i morti mai identificati, così come le persone decedute a causa delle radiazioni, ma non registrate nelle liste ufficiali.
Non vanno poi dimenticati gli oltre 300.000 sopravvissuti hibakusha (letteralmente vittima di esplosione), dei quali  finora 140.000 morti dopo lunghe sofferenze fisiche e psichiche.

Era mattina quel giorno. Una mattina come tante altre. Sino a quel momento Hiroshima era stata risparmiata da tutti gli attacchi e questo creava uno stato inquietante tra tutti i suoi abitanti.
Perchè? perchè non ci bombardano? quale sarà mai il nostro destino?
La città doveva rimanere intatta. Doveva sparire in un istante per dimostrare al mondo intero la potenza autodistruttiva dell’uomo.
I pochi istanti prima dello scoppio di Little Boy, la vita di Hiroshima trascorreva nella normalità che un periodo di guerra poteva permettere.
Era una bellissima giornata (tragicamente troppo bella e limpida da rendere Hiroshima un obiettivo perfetto) e i bambini si avviavano per andare a scuola: chi preoccupato per un eventuale interrogazione, chi pensava alla compagna di banco, chi tutto assonato camminava desiderando di ritornare nel proprio lettuccio.
Le mamme con la preoccupazione di riuscire a dare un po’ di sicurezza e un po’ più di tranquillità ai propri figli, si apprestavano a vivere una giornata come tante altre: chi stendeva il bucato, chi si preparava alla poppata per il proprio bimbo, chi abbracciava il proprio marito facendosi forza e pensando ad un possibile futuro migliore.
La gente non aveva deciso di vivere la guerra e cercava la normalità. Ma pochissimi potenti avevano segnato un destino differente…

 

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