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2 giugno 2012: Festa della Repubblica… sobria?

La Festa della Repubblica Italiana viene celebrata il 2 giugno a ricordo della nascita della Repubblica.
Il 2 e il 3 giugno 1946 si tenne, infatti, il referendum istituzionale indetto a suffragio universale con il quale gli italiani venivano chiamati alle urne per esprimersi su quale forma di governo, monarchia o repubblica, dare al Paese, in seguito alla caduta del fascismo. Dopo 85 anni di regno, con 12.718.641 voti contro 10.718.502[1] l’Italia diventava repubblica e i monarchi di casa Savoia venivano esiliati.
Nel 1976, la Parata del 2 giugno non venne effettuata, in seguito al disastroso terremoto che sconvolse il Friuli. Notizie dell’epoca riportano “La parata militare del 2 giugno, quest’anno, non si svolgerà. Lo ha comunicato il ministro della difesa Forlani, con una nota ufficiale. La decisione è stata presa a seguito della grave sciagura del Friuli e per far si che i militari e i mezzi di stanza al nord siano utilizzati per aiutare i terremotati anziché per sfilare a via dei Fori imperiali.

Seppur declassato a “rinfresco rinforzato”, come fanno sapere dal Colle, stasera al Quirinale i duemila invitati troveranno il prestigioso catering di Nicolai ricevimenti e un esercito di circa duecento camerieri pronti a versare oltre cinquemila bottiglie di vino e distribuire cibo a tutti. “Un menu essenziale e semplice che comunque rispetta la valenza istituzionale dell’evento”, spiega uno degli assistenti di Giorgio Napolitano al Fatto.

La sobrietà del menu

“Tutto ciò che potevamo tagliare lo abbiamo tagliato”, garantisce. E così se la parata di domani ai Fori Imperiali non vedrà volare le Frecce tricolori, al ricevimenti di stasera nessuno degli invitati rimarrà senza bicchiere in mano o con il piatto vuoto. I due chef del Colle da ieri farciscono piccoli panini. Poi sarà servito cous cous, mozzarelle, tartine, sormontè, frutta. “È diventata ’na bicchierata”, ammette con una punta di rammarico Nicola Gaudenzino. È il titolare della Nicolai ricevimenti che da anni gestisce il catering e che mercoledì sera tardi ha ricevuto la telefonata da Quirinale: “Niente buffet, solo un aperitivo”. Sobrio, ovviamente.

“Per noi è una grossa perdita certo ma di fronte a quello che è successo in Emilia”, dice Gaudenzino. “Avessero annullato prima sarebbe stato meglio, ma non è una cosa normale, il sisma è un evento drammatico”. Non ci sarà più il buffet, dunque, ma il “rinfresco rinforzato” che sicuramente non deluderà gli invitati. Rimane inascoltato dunque l’appello rivolto a Napolitano di cancellare il ricevimento. Sui tagli apportatiallaparatamilitare, invece, l’ex ministro Ignazio La Russa ha avuto da ridire. Una scelta “sbagliata”, ha detto. “Secondo me l’errore sta nel dire tolgo i cavalli, i carri e le frecce tricolori, io non avrei tolto niente”. A condividere la posizione di La Russa, sicuramente a sua insaputa, è Susanna Camusso. “Capisco l’emotività ma le risorse che servono per il terremoto hanno altra dimensione e altro spessore”, dice il segretario della Cgil. Mentre Antonio Di Pietro insiste: “Cancelliamo tutto, siamo ancora in tempo”.

In realtà ormai il percorso è organizzato, le tribune realizzate. Insomma è tutto pronto, su nulla si può intervenire. Però il sisma è tra le priorità del Quirinale, garantisce il Colle. Ieri Napolitano ha ricevuto Vasco Errani, governatore dell’Emilia Romagna nominato commissario per il terremoto, garantendo la sua presenza nelle zone colpite dal sisma per il prossimo 7 giugno. “Una bella notizia”, ha detto Errani lasciando il Colle dove non tornerà per il ricevimento. Ci saranno i soliti noti. Perché, nella Roma capitolina e godona , la terra non trema e il ricevimento al Colle è un evento mondano. E per questo, secondo molti, poteva essere cancellato.

 Il reato di vilipendio

A Napolitano si appella anche Beppe Grillo, chiedendogli, se possibile, qualcosa di ancora più complesso: “L’abolizione del reato di vilipendio, o almeno la sua depenalizzazione. Sarebbe un bel gesto con cui farsi ricordare”, ha scritto ieri il comico sul suo blog. Il vilipendio, sostiene Grillo, è “un reato che richiama l’assolutismo monarchico e la figura di Luigi XIV” e “deriva dal Codice Rocco del periodo fascista”. L’avvento di Internet, dice Grillo, rende inutile il reato che “è stato invocato innumerevoli volte, spesso dai partiti a scopi politici, e anche applicato. Giovannino Guareschi fu condannato a otto mesi per una vignetta in cui il presidente Einaudi sfilava, invece che tra i corazzieri, tra bottiglioni di Nebiolo”. E il riferimento, alla vigilia della parata, non sembra casuale.

Il Fatto Quotidiano, 1 Giugno 2012

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