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Emilia Romagna: evitare quella mazzata alle famiglie con gravi disabilità

Una Risoluzione è stata presentata nel Consiglio Regionale dell’Emilia Romagna, per tentare di porre rimedio all’esosità delle rette dei centri di residenza che ospitano anziani non autosufficienti e persone con disabilità. L’iniziativa è partita dal Gruppo Consiliare Regionale del Movimento 5 Stelle, che denuncia come la recente normativa regionale sia assai più penalizzante, per questi Cittadini, della stessa normativa nazionale

«Questa è un’autentica mazzata a danno delle famiglie dei disabili gravi e degli anziani non autosufficienti. Per questo invitiamo la Giunta a predisporre una proposta di modifica delle norme della legislazione regionale per la promozione della cittadinanza sociale e per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali, adeguandolo alla normativa nazionale vigente».

Lo ha recentemente dichiarato Giovanni Favia, consigliere regionale dell’Emilia Romagna del Movimento 5 Stelle, commentando la Risoluzione sottoscritta dal consigliere del medesimo gruppo Andrea Defranceschi e rivolta al Presidente dell’Assemblea Legislativa Regionale.

Ma di che cosa si tratta esattamente? A spiegarlo è lo stesso Favia. «Con questa Risoluzione – dichiara – vorremmo cercare di correggere una stortura della legislazione regionale, decisamente più penalizzante rispetto alla normativa nazionale, per quanto riguarda le rette per i centri di residenza ad anziani non autosufficienti e disabili. Infatti, con la Legge Regionale 24/09, è stato modificato l’articolo 49 della Legge Regionale 2/03 (Norme per la promozione della cittadinanza sociale e per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali), prevedendo, per la partecipazione al costo dei servizi residenziali per anziani non autosufficienti e per le persone con disabilità grave, il riferimento a tutti i redditi dell’assistito,anche a quelli esenti da IRPEF, in aperto contrasto con la normativa nazionale (Decreto Legislativo 109/98, articolo 3, comma 2 ter), oltreché al suo intero patrimonio mobiliare e immobiliare».
«Inoltre – aggiunge Favia – la norma regionale prevede anche la partecipazione al costo dei servizi da parte del coniuge e dei figli, in caso di impossibilità della persona interessata a far fronte al pagamento dell’intera retta e l’utilizzo dell’ISEE [Indicatore della Situazione Economica equivalente, N.d.R.] non del solo assistito, ma anche, in particolari casi, dei familiari».

Nella Risoluzione presentata, dunque, la Giunta Regionale viene invitata, innanzitutto, a far riferimento – ai fini della compartecipazione alla spesa da parte degli utenti – «alle sole spese di trasporto e del pasto e non al costo del servizio, che (come sancito dai LEA [Livelli Essenziali di Assistenza, N.d.R.]) resta a carico dell’Ente Pubblico». A guardare inoltre «al reddito del solo utente, escludendo i redditi esenti da IRPEF e quelli aventi natura risarcitoria e alle disponibilità economiche del solo assistito, escludendo l’azione di rivalsa non prevista dalla legislazione nazionale». Viene chiesta infine la «gratuità totale dei servizi utili a compensare la disabilità grave».
«Chiediamo anche – conclude il consigliere del Movimento 5 Stelle – di stanziare, attraverso il Fondo Regionale per la Non Autosufficienza, risorse economicamente adeguate a favore dei Comuni emiliani e romagnoli, affinché essi possano rispondere a tutte le richieste di aiuto da parte delle famiglie degli anziani non autosufficienti e delle persone con disabilità grave e a emanare direttive affinché i regolamenti comunali siano rispettosi delle norme nazionali di cui si è detto». (S.B.)

Il testo della Risoluzione di cui si parla nella presente nota è disponibile cliccando qui. Per ulteriori informazioni e approfondimenti: Gruppo Consiliare Movimento 5 Stelle Emilia Romagna (Pietro Lauria), plauria@regione.emilia-romagna.it.
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