Uno su quattro non ce la fa
Uno su quattro non ce la fa. Il 24.5% delle famiglie italiane è a rischio povertà. Non riesce a pagare l’affitto, il mutuo, non usa il riscaldamento, non apre neppure le bollette del gas e della luce. Mangia ancora, ma sempre più spesso fa la fila alla Caritas. Qualcuno si azzarda a chiedere l’elemosina, ma lo fa quasi chiedendo scusa. Abbassa gli occhi come un cane bastonato. La disoccupazione colpisce soprattutto i ragazzi che lasciano il Paese appena possono.Nel Sud l’emigrazione è diventata l’unica possibilità, come nel dopoguerra.
Ci stiamo abituando a questa realtà come se non ci riguardasse. Una malattia che colpisce sempre gli altri, di cui parlare sottovoce con compatimento “E’ fallito, eppure stava così bene“, oppure con una punta di critica “Se volesse troverebbe un lavoro” o con sicumera “A noi non può succedere“.
Stiamo diventando una Nazione di pezzenti e, paradossalmente, la cosa non ci riguarda. Almeno fino a quando non tocca a noi. Un quarto degli italiani è un numero colossale, pari a quindici milioni di persone, ed è in aumento. A quanti potremo arrivare? Un tempo avevamo panem et circenses, ora solo i circenses con il calcio. Non possiamo trasformare l’Italia in una società a due livelli, chi mangia e chi no. Dovremmo mangiare tutti un po’ meno e stringere la cinghia.
L’unica misura mai nominata dal governo Monti è stata la patrimoniale, una bestemmia per un banchiere, colpisce i ricchi che “sono tristi se noi piangiam“, come cantava Jannacci.
Invece andrebbe proposta per la creazione di un fondo destinato al reddito di cittadinanza uguale per tutti i disoccupati per soddisfare i bisogni primari, dalla casa alla spesa. Insieme al reddito per cittadinanza andrebbero creati dei veri centri di collocamento che propongano attività che se rifiutate farebbero decadere l’erogazione del reddito.
Nessuno può essere lasciato indietro.
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22 febbraio 2012 








GUASTALLA (Reggio Emilia) – E’ uscito di casa nelle prime ore della mattina, ha lasciato la macchina e i documenti a poca distanza dal passaggio a livello di via Cavallo, alle porte di Guastalla, e ha steso le gambe sui binari. Ieri, l’87enne Romeo Boanini ha deciso di farla finita in maniera cruenta: il macchinista del convoglio in transito lungo la linea ferroviaria Reggio-Guastalla si è accorto solo all’ultimo della presenza dell’uomo sui binari, e non ha potuto evitare di travolgerlo.
Sul luogo della tragedia sono arrivati rapidamente i volontari della Croce Rossa e il personale dell’automedica inviato dal 118, ma nulla hanno potuto per salvare l’uomo, che è morto qualche minuto dopo il terribile impatto.
Boanini, classe 1924, abitava col figlio Romano in via Palazzina, a Guastalla. Da diverso tempo era malato di leucemia, ma – secondo quanto raccontato dal figlio ai carabinieri – non aveva mai mostrato alcun cedimento o intenzione suicida. L’uomo non ha lasciato alcun biglietto per spiegare il suo gesto.
ma cosa è questo il vangelo al contrario
date il pane ai ricchi e ai poveri li manganellate.
ehi sindaco voglio il reddito di cittadinanza anche io mi sono stancato di chiedere l’elemosina ad amici e parenti.
lo so che non sono amico di bartoli o di lusetti ma ho due figli da sfamare e quando vengo in comune mi dite che siete pieni di debiti ma allora i soldi che dare all’aps cittadini e a so va dove li prendete a me basterebbero 10 euro al giorno per comprare il pane quattro mele e un po di pasta e tu neanche ti fai vivo per rispondere alle domande!dove finiscono i soldi dei contribuenti eh!
bartoli è un essere umano ed io sono un animale che deve mangiare dalla spazzatura domani vengo con la mia famiglia a mangiare a casa tua me la apri la porta ?
non voglio10000 euro mi basta un po di pane per i miei figli poi dopo ci leggiamo tutti i libri storici che parlano di Guastalla ma a pancia vuota non ci riesco
e tu bartoli lo sai che esiste il cannibalismo?
tu te ne vai a roma ed io passo le giornate a rovistare nei contenitori della coop..
e poi se ti chiedo un euro me lo neghi ..