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Libertà di stampa: Italia senza più dietro

Reporters sans frontières è un’organizzazione internazionale, che difende la libertà di stampa. come ogni anno stila una classifica della libertà di stampa. Indovinate dove si trova l’Italia? Rispetto allo scorso anno, in cui già registrata un peggioramento, perde 12 posizioni, scivolando dal 49° al 61° posto di una classifica che conta 179 Paesi.

La motivazione principale è perché il nostro Paese perché “porta ancora i segni del vecchio governo”, si legge nel testo diffuso da Rsf. Il Paese “con le dimissioni di Silvio Berlusconi ha da poco voltato la pagina del conflitto di interesse”.

Uno scivolone che si giustifica, in parte, con la fase del declino del berlusconismo, quando il conflitto d’interesse è deflagrato in tutto la sua potenza, le minacce recapitate dalle organizzazioni mafiose ad oltre 12o giornalisti, con la tagliola delle richieste di risarcimento dannio usate a scopo a intimidatorio.

Ma non siamo gli unici perchè siamo in buona compagnia. Molto male anche per gli Stati Uniti, precipitati dal 20° al 47° posto perché 25 giornalisti sono stati arrestati o hanno subito dei maltrattamenti dalla polizia mentre seguivano le proteste di Occupy Wall Street; la Francia è al 38° posto, la Spagna al 39°, la Grecia al 70°.

In testa, tanto per cambiare, i paesi scandinavi Finlandia e la Norvegia, che confermano il loro primo posto ex aequo, seguiti dall’Olanda, Svizzera, Lussemburgo e Canada. Una grande novità è rappresentata dal fatto che per la prima volta entra nella top 10 un Paese africano: è Capo Verde dove esiste, spiega Rsf, “una vera tolleranza verso i giornalisti”.

Tra i paesi arabi comincia a migliorare la situazione tunisina, al 134°, mentre l’Egitto, che ha conosciuto numerose violenze ai danni dei giornalisti, perde 39 punti (166°). In fondo alla classifica figurano poi ancora Sudan, Yemen, Vietnam, Bahrein, Cina, Iran e Siria.

Secondo l’associazione la parola d’ordine del 2011, verso i giornalisti, è stata repressione. Gli atti di censura e gli attacchi fisici ai giornalisti, infatti, non sono mai stati così numerosi e la libertà di informazione non ha rimato con democrazia.

Il 2011 è stato l’anno delle rivolte contro i regimi dittatoriali del Nord Africa. Ma anche l’anno delle minacce, delle ritorsioni e delle pesanti sanzioni per i giornalisti che hanno cercato di raccontare un anno di straordinari cambiamenti.

Se vuoi consultare l’intera classifica clicca qui.

[fonte RSF]

http://lalternativo.altervista.org

 

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