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Abolizione del valore legale del titolo di studio: è troppo presto!

Il governo Monti ha inserito nel meglio conosciuto “decreto liberalizzazioni” una norma che abolisce, di fatto, il valore legale del titolo di studio. Ma cosa significa valore legale del titolo di studio? Una parola: uguaglianza. Significa che, in termini di legge, non fa differenza se uno studente si laurea alla Sapienza di Roma o all’università di Canicattì, non fa differenza se si laurea al Politecnico di Milano o all’Università di Parma.

Di per sè, se fossimo un Paese normale, sarei d’accordo con le argomentazioni di chi sostiene questa abolizione: si garantirebbe maggiore competizione tra le università con l’obiettivo di farle puntare tutte al miglioramento. E poi, lo sappiamo tutti che, anche dal punto di vista di trovare lavoro, non è uguale laurearsi in un ateneo o in un altro.

Ma il vero problema è come viene valutato il merito.

Un esempio tra tutti: la cosiddetta riforma Gelmini dell’università garantisce maggiori fondi alle università più quotate sulla base di una valutazione del Ministero. Se uno però andasse a vedere i criteri di valutazione, scoprirebbe che:

  • maggiore è la percentuale di iscritti che si laurea in corso, maggiore è il punteggio
  • maggiore è la percentuale media di studenti che passano un esame, maggiore è il punteggio
  • maggiore è il voto medio degli esami, maggiore è il punteggio

Di per sé, in un Paese idilliaco dove tutti fossero onesti, si direbbe: è giusto, perché se uno studente passa un esame bene e si laurea in corso vuol dire che l’università lo ha preparato bene. Si, peccato che questo vuol dire anche che università che regalano i voti o promuovono tutti vengono considerate più virtuose di atenei che invece mantengono un minimo “rigore” nella valutazione degli studenti.

Con l’abolizione del valore legale del titolo di studio si dà l’ennesimo schiaffo a questi atenei, che già adesso sono colpiti da tagli di finanziamenti (e quindi non possono investire in qualità e ricerca al pari degli altri “virtuosi”) e domani si vedranno costretti a rilevare che i propri studenti nemmeno per la legge sono uguali a quelli degli altri.

Non si può confrontare il sistema universitario italiano con quelli stranieri solo quando fa comodo. Si vuole confrontare con quello americano, dove non c’è il valore legale del titolo di studio? Bene, lo Stato cominci a finanziare l’università come la finanziano gli Stati Uniti.

Solo quando tutte le università pubbliche saranno messe nelle condizioni di competere ad armi pari nella corsa verso il prestigio nazionale e internazionale, sarà giunto il momento di abolire il valore legale del titolo di studio. Al momento non siamo pronti, le priorità sono altre. Del resto, non c’è un’università italiana tra le prime 100 a livello mondiale come prestigio. Perché? Chiediamocelo…

Davide Valeriani

Consigliere di Circoscrizione Nordest di Reggio Emilia MoVimento 5 Stelle

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