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Settimana europea per la mobilità sostenibile

La settimana sulla mobilità, che la Comunità europea organizza dal 2002, e che quest’anno è prevista dal 16 al 22 settembre, sottolinea l’importanza e la priorità che in Europa viene dato ai trasporti e alle trasformazioni che questi producono soprattutto in ambito urbano.

Nell’ultimo decennio la politica dei trasporti, in Europa ma soprattutto in Italia, ha visto un profondo divario tra indirizzi programmatici e scelte effettive. A principi condivisi di mobilità sostenibile, si sono contrapposte decisioni e azioni nelle quali il dominio della mobilità privata per il trasporto delle persone e del trasporto su gomma per le merci resta incontrastato. Particolarmente nel nostro Paese, le scelte concrete, soprattutto nel governo del traffico nelle aree metropolitane, continuano a mettere al centro l’auto privata. L’inevitabile conseguenza del continuo aumento del tasso di motorizzazione (numero di autovetture per mille abitanti) e del numero di autoveicoli circolanti, delinea un quadro della mobilità dominato oggi sempre più dall’automobile, con forti ripercussioni sulla qualità dell’ambiente e la salute delle persone.
Le città italiane mostrano, peraltro, pratiche insufficienti e scarse misure che producano risultati concreti sulla riduzione della mobilità privata e sulla conseguente riduzione dei livelli di inquinamento rispetto agli altri centri Europei: i risultati diffusi dall’Ufficio Europeo per l’Ambiente nell’ambito della Campagna sul Clima «Zero Emissioni» classificano Roma e Milano agli ultimi posti in Europa nell’attuazione di buone pratiche. Un punteggio del 38% e del 44% che si distanzia enormemente da quello delle prime tre: Berlino (84%), Copenhagen e Stoccolma (82%).
Scelte nell’ottica della sostenibilità sono sempre indispensabili, soprattutto considerando che il governo dei processi di sviluppo del nostro territorio deve necessariamente fare i conti con un’urbanizzazione che accresce inesorabilmente la popolazione urbana e che produce effetti sulla quantità degli spostamenti: nel 2009 il 75% degli abitanti delle aree più sviluppate del mondo vivevano in aree urbane rispetto al circa 45% degli abitanti delle aree meno sviluppate, proporzione che, nel 2050, si stima dovrebbe essere rispettivamente dell’86% e del 66%. In Europa, già nel 2000, quasi 3/4 della popolazione viveva in città, con 86 agglomerazioni urbane con popolazione superiore ai 750.000 abitanti (6 in Italia) e si stima che nel 2020 circa l’80% degli Europei vivrà in aree urbanizzate.
Le esigenze della mobilità, dentro e fuori le città, possono e devono conciliarsi con il rispetto dell’ambiente, della salute e della qualità della vita nella direzione di soddisfare le esigenze di spostamento e di fruizione delle società contemporanee senza compromettere la vivibilità, la salute e le risorse vitali per l’umanità. Scelte che devono essere orientate al rispetto del bene comune e delle risorse del pianeta.

Il tema dei trasporti nell’ottica della sostenibilità come priorità nelle politiche della Comunità europea.
Nell’ambito delle politiche europee finalizzate a sostenere la crescita occupazione e stimolare la creazione di nuovi posti di lavoro (finanziate con fondi strutturali) si sottolinea come gli obiettivi debbano andare nella direzione di uno sviluppo urbano sostenibile. Tra gli obiettivi, infatti, oggetto delle azione della Ce nella previsione 2007-2013 venivano specificatamente indicate, tra le altre, come priorità lo sviluppo dell’innovazione, la tutela e il miglioramento della qualità dell’ambiente e il miglioramento dell’accessibilità, con fondi indicati.
In questo contesto occorre precisare che, nell’ambito del ruolo che la politica regionale può assumere, all’interno della politica di coesione, nel sostenere il raggiungimento delle priorità fissate attraverso la Strategia Europa 2020, dei 344 miliardi di euro destinati alla politica regionale per il periodo 2007-2013, circa il 30% venivano indirizzati ad attività con un forte impatto sulla crescita sostenibile (circa 105 miliardi di euro). Alla fine del 2009 solo il 22% dei fondi destinati alla crescita sostenibile erano stati indirizzati verso progetti specifici con un tasso di allocazione dei fondi regionali che raggiungeva nella media europea solamente il 27%. Trasporto urbano, trasporto ferroviario e altre modalità di trasporto sostenibile rappresentavano voci specifiche, con contributo indiretto, della politica di coesione 2007-2013 per una crescita sostenibile dei programmi operativi adottati.
La Commissione Europea ha dato l’indicazione di compiere maggiori sforzi affinché gli investimenti siano realizzati nei trasporti pubblici non inquinanti e nella decarbonizzazione. In linea con le ultime raccomandazioni UE, le regioni e le città sono state invitate a sfruttare pienamente gli stanziamenti europei attualmente a disposizione al fine di favorire la transizione verso modalità di trasporto più efficaci. La priorità deve essere attribuita a soluzioni di trasporto pubblico urbano non inquinante, massimizzando il ricorso a veicoli puliti ed efficaci dal punto di vista energetico e ai trasporti non motorizzati, nonché alle ferrovie, settore nel quale è opportuno dedicare particolare attenzione ad accelerare l’esecuzione degli stanziamenti destinati dall’Unione europea alle priorità ferroviarie delle RTE del trasporto (RTE-T) per un importo indicativo di 19 miliardi di euro.
L’attenzione sul tema della mobilità è stato recentemente ribadito dalla Commissione Europea, che ha pubblicato il Libro Bianco dei Trasporti 2011, elaborato per ripensare il sistema dei trasporti in un’ottica di sostenibilità ambientale, fissando l’obiettivo di ridurre le emissioni del 60% entro il 2050: le azioni principali riguardano l’esclusione delle auto inquinanti dai centri urbani, la riduzione delle emissioni nel trasporto marittimo e aeronautico e l’aumento del trasporto su rotaia. Iniziative concrete si pongono l’obiettivo più generale di costruire, nel prossimo decennio, un sistema efficiente di trasporto che consenta di aumentare la mobilità, rimuovere gli ostacoli di rilievo in settori chiave e ad alimentare la crescita e l’occupazione. Obiettivi condivisibili già in parte già contenuti nel libro Bianco del 2001, da raggiungere mediante strategie che puntano al mercato unico europeo dei trasporti, alla concorrenza, all’innovazione tecnologica e alla ricerca, alla tariffazione delle infrastrutture e dei sistemi urbani, alla sostenibilità e a forme innovative di mobilità, alla realizzazione delle reti TEN-T.
Viene quantificato in 550 miliardi di euro il fabbisogno europeo di risorse fino al 2020 per il completamento delle reti TEN-T e si arriva a 1500 miliardi di euro che servirebbero entro il 2030 per sviluppare le infrastrutture di trasporto adeguate alla domanda di mobilità.
Se è importante una programmazione di prospettiva, un limite che ci pare si evidenzi nel Libro Bianco sia l’assenza di obiettivi più a breve termine, per affrontare da subito i problemi legati al trasporto urbano che «oggi» rendono insostenibili le nostre città, sia nella loro accessibilità, che per l’inquinamento prodotto.

Le risposte possibili per città sostenibili
Una delle principali risposte per ridurre gli impatti ambientali e sanitari derivanti dal traffico veicolare privato consiste inevitabilmente nell’incentivare l’uso dei sistemi di trasporto collettivo, ma in questa direzione la necessità di un miglioramento ed un incremento dei servizi pubblici incontrata la continua riduzione di finanziamenti.
Nei vari provvedimenti che si sono succeduti, si è richiamata la questione dei tagli i cui effetti negativi cominceremo a vedere adesso, ma che si mostrano depressivi per l’intera economia. Mancanza di investimenti, risorse certe e programmazione rappresentano un forte disincentivo. Si stima che con le manovre degli ultimi due anni al servizio ferroviario regionale sia stato tagliato il 75 % delle risorse.
Gli Enti locali dichiarano che a seguito degli ulteriori tagli imposti dalla Manovra, saranno costretti a ridurre drasticamente i servizi di trasporto pubblico locale con conseguenze sul costo delle tariffe per le famiglie e sull’offerta.
Le politiche dei trasporti pubblici dovrebbero al contrario promuovere forme alternative e salutari di mobilità, attraverso gli strumenti di pianificazione urbana, ricerca e l’innovazione nel settore automobilistico, modelli di consumo. Anche politiche che siano in grado di diffondere conoscenze e sensibilità ed incoraggiare risposte, pratiche e soluzioni innovative nella direzione di scenari possibili per uno sviluppo sostenibile.
Nell’ambito delle pratiche a sostegno di una mobilità più sostenibile, la «Settimana europea della Mobilità» è una campagna di sensibilizzazione dell’Unione europea che mira ad incoraggiare la consapevolezza pubblica sull’esigenza di agire contro l’inquinamento causato dall’incremento del traffico motorizzato nei contesti urbani ed a sensibilizzare opinione pubblica e Istituzioni sul ruolo e sul contributo che una mobilità sostenibile può avere nel prevenire i cambiamenti climatici attraverso la riduzione dell’emissione di gas serra e la limitazione dei consumi energetici.
Iniziative come la «Settimana europea per la mobilità» sono sempre più condivisibili per la necessità di rilanciare il confronto sul tema dei trasporti in ambito urbano: promuovere processi partecipativi e di sperimentazione nei contesti urbani può agire sulla sensibilizzazione e sulla consapevolezza, ma può anche concorrere a risolvere dei problemi, come accade in alcuni contesti, soprattutto internazionali.
Il diritto alla mobilità nei trasporti e la sua sostenibilità in ambito urbano e nel pendolarismo, riguarda milioni di persone, ed oggetto di contrattazione a livello nazionale e territoriale (programmazione, prospettive, occupazione) e di iniziative di mobilitazione a fronte dei tagli dei trasferimenti nazionali al trasporto pubblico che avranno pesanti ripercussioni a livello locale.

fonte: www.diariodelweb.it

 

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