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Aumenta lo spread tra i sogni

Lo spread tra i sogni dei diciottenni italiani e i sogni dei loro coetanei tedeschi è quantomai alto. Quando mamma e papà hanno un lavoro sicuro e il frigorifero è pieno puoi sognare di fare l’astronauta, il calciatore, il pilota di formula uno, il pompiere, la velina, l’avvocato, la psicologa. Se attorno a te ogni certezza si riempe di crepe e sembra pronta ad abbandonarti lo slancio dei tuoi sogni si riduce.
Dopo due anni in cui si è parlato di crisi evocandola come se si trattasse di un fantasma, in un modo o nell’altro quasi tutti i miei studenti hanno avuto percezione concreta di un cambiamento, in peggio ovviamente, dello stato delle cose. La disillusione non tocca più solo i miei coetanei ma comincia a serpeggiare anche tra chi non ha ancora fatto il proprio ingresso sul mercato del lavoro e si comincia a chiedere se mai potrà farlo.

Lo sappiamo: viviamo in un’area fortunata di questo piccolo pianeta, secondo alcuni economisti addirittura la più ricca. La tragedia degli italiani è non sapersi scegliere una classe politica decorosa. Sembra impossibile che nelle media e lunga distanza un cittadino eletto a rappresentare gli altri e a gestire la cosa pubblica resti lontano dal torbido che caratterizza la politica italiana.
Fin qui niente di nuovo. Abbiamo subito una nuova imbarazzante bordata: Standard & Poors ha declassato il nostro paese a causa dell’incapacità ad agire manifestata dal governo che, nella storia repubblicana, gode della maggioranza più solida mai vista. Sì, ottusamente solida, ma tant’è.
Così funziona l’Italia, perché dovrebbe cambiare? Perché la tempesta dovrebbe dissolversi, perché un’onda dovrebbe finirci? Sono nato nel 1976 e ho l’impressione di avere vissuto in un paese in cui ad allarme è seguito allarme. È come se la furbizia italiana, quella che ci ha reso in diverse epoche storiche il punto di rifermento mondiale in tanti ambiti, fosse destinata a forgiare il genio creativo da un lato e l’indole distruttiva dall’altro, due facce della stessa medaglia in grado di annullarsi reciprocamente per lasciarci in un appiccicoso limbo a galleggiare, un giorno speranzosi che la tempesta conceda un po’ di tregua e il successivo convinti che l’onda alta all’orizzonte ci lascerà senza scampo.
Dopo avere visto sdoganata la vendita della propria dignità, ascoltare dei giovani che sognano solo di campare e avere almeno un lavoro, uno qualsiasi, mi fa pensare che forse, questa volta, non ce la faremo. Non ci basterà essere uno dei paesi più ricchi del mondo, non basterà avere un patrimonio artistico che ci consentirebbe di diventare un parco delle meraviglie di interesse intergalattico, non basterà essere l’Italia.
 
STEFANO BIANCHI (Insegnante di lettere)
 
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