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I partiti, le feste e le tasse

I sacrifici li devono fare tutti? Allora comincino i partiti a dare il buon esempio. A partire dal PD, che sarebbe il caso cominciasse a pagare le tasse come tutti gli altri all’interno delle Feste de l’Unità (o come si chiama ora): ai ristoranti e negli esercizi delle Feste dell’Unità gestiti direttamente dai volontari non si fa lo scontrino e quindi non si pagano le tasse. Lo stesso discorso vale per tutte le attività fatte su base volontaria, per ogni festa di ogni partito. E’ assurdo. Incassano soldi? SI! (e gli incassi esenti da Iva sono alti: 4 milioni di euro per la sola festa di Bologna in Via Stalingrado del 2010, circa 12 milioni per l’insieme delle feste provinciali. D’altronde chi ancora crede alla visione romantica delle feste campestri coi tortellini fatti dalla sfoglina è smentito dai fatti: ormai le feste sono conglomerati commerciali con la politica in ultimo piano, e il mercato in primo). Danno soldi? SI! E allora possono anche pagare come tutti gli altri esercenti. Cambiare la legge sarebbe una procedura lunghissima, ma il Partito Democratico potrebbe dare un segnale di giustizia ed equità con un elargizione liberale: a fine Festa, fatti i conti, elargirà allo Stato italiano l’equivalente delle tasse che dovrebbe. I partiti non devono avere agevolazioni, come quella di un affitto dell’area della festa da parte del comune di Bologna, scontato di un terzo rispetto al prezzo di mercato. Ma perché mai? Sono già pieni di soldi che, non dimentichiamolo, arrivano dai “rimborsi elettorali”, quella che noi chiamiamo “refurtiva elettorale” (e infatti, unici in Italia, abbiamo rifiutato riconsegnandola allo Stato): solo per le elezioni regionali, il PD incassa 6,5 milioni di € di denaro pubblico in un quinquennio. Senza contare i miliardi che i principali partiti si sono spartiti a livello nazionale. Vi pare poco? Perché i cittadini dovrebbero pagare la crisi e i partiti, che in parte l’hanno causata, invece NO? Persino Romano Prodi, il padre putativo del PD, dice che la Democrazia si difende “con lo scontrino fiscale”. Eh già…

Giovanni Favia

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