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Bacchi, il Tar demolisce l’interdittiva antimafia

Accolto il ricorso contro la decisione del prefetto: “Iniquo il giudizio di pericolo di infiltrazioni mafiose”.

REGGIO – Il Tribunale amministrativo regionale (Tar) ha accolto il ricorso presentato dall’avvocato Antonio Soda a nome dell’azienda Baccchi contro l’interdittiva antimafia emesssa dal prefetto di Reggio nei confronti dell’azienda. Le motivazioni dell’accoglimento della sentenza demoliscono l’impianto accusatorio. (Leggi qui la sentenza o scarica il Pdf)
Il Tar definisce le conclusioni dell’Amministrazione “imperniate su circostanze non correttamente conosciute e rappresentate, interpretate in modo parziale e fuorviante, irrilevanti ai fini della valutazione “prognostica” di pericolosità, sicché il giudizio di pericolo di infiltrazioni mafiose si rivelerebbe iniquo e irragionevole, frutto di travisamento dei fatti, incompletezza dei dati acquisiti, difetto dei presupposti, contradditorietà della motivazione, arbitrarietà, iniquità, sviamento e illogicità”.
Dopo l’udienza di discussione del ricorso, avvenuta il 13 luglio scorso, il Tar ha depositato oggi il dispositivo della sentenza che accoglie le tesi sostenute dalla Bacchi.

Il Prefetto Antonella De Miro

Continua il Tar nelle sue motivazioni: “Non sarebbe artificioso, quindi, il frazionamento del subappalto di opere identiche fra due imprese (Tre Emme Costruzioni S.r.l. e Consorzio Edile M2) riconducibili a famiglie vicine alla ‘ndrangheta, né giustificherebbe sospetti l’intervenuta sottoscrizione del contratto di subappalto dei lavori alla Tre Emme Costruzioni S.r.l. prima che ne venisse richiesta l’autorizzazione alla stazione appaltante – per trattarsi di un ordinario modus procedendi –, né poi implicherebbe significativi profili di anomalia l’impiego della denominazione “affidamento lavori” in luogo di “subappalto” – per essere state comunque rispettate le regole procedurali in materia –, né ancora sottenderebbe intenti fraudolenti l’avvenuto ritrovamento di fatture della Tre Emme Costruzioni S.r.l. per un importo complessivo superiore a quello autorizzato – per risultare i lavori contabilizzati di ammontare inferiore e quindi quelle fatture il risultato di errati conteggi –, né infine l’asserita ascrivibilità della Tre Emme Costruzioni S.r.l. e del Consorzio Edile M2 alla sfera di controllo di organizzazioni malavitose di natura ‘ndranghetista offrirebbe in sé elementi utili a delineare la concreta possibilità di influenza e condizionamento dell’attività della Bacchi S.p.A”.
Il Tar censura, poi, il rilievo assegnato alla presenza nel cantiere di un soggetto (Floro Vito Giuliano) detenuto per il delitto di usura e ritenuto organico a famiglia di ‘ndrangheta operativa in Cutro, “trattandosi di presenza autorizzata dal G.I.P. presso il Tribunale di Reggio Emilia e quindi legittimata da provvedimento dell’Autorità giudiziaria. Si duole, ancora, del peso attribuito alle risultanze investigative dell’operazione “Caronte”, per trattarsi di fatti risalenti nel tempo e non attuali, per essere gli stessi semmai caratterizzati da condotte estorsive a danno della ricorrente ma non anche rivelatrici di un’effettiva capacità di influire su scelte e indirizzi della società, per non risultare in ogni caso avvenuta una reale attività intimidatoria o comunque per esserne stata inconsapevole destinataria la società, per essere risultato dalle intercettazioni telefoniche un solo generico riferimento all’amicizia con il Bacchi in una conversazione tra gli estorsori con evidente atteggiamento millantatore, per essere del tutto irrilevante l’episodio – isolato e avulso da collegamenti con le vicende societarie – dell’incontro tra il fratello del titolare della ditta e un affiliato all’organizzazione malavitosa autrice dell’estorsione”.

La Tangenziale di Novellara

Infine il Tar “contesta il richiamo alle risultanze investigative dell’operazione “Pastoia”, per non essersi considerato che l’affidamento in subappalto di talune opere di edilizia ad impresa (C.G.A. Costruzioni S.r.l.) ritenuta “…rientrante apieno titolo nell’orbita di Cosa nostra …”, relativamente ai lavori di completamento della variante lungo l’asse viario Cispadano – S.S. n. 62, era stato in realtà deliberato dall’a.t.i. “C.M.B. – Bacchi S.p.A.”, aggiudicataria dell’appalto, e che la richiesta di autorizzazione al subappalto era stata presentata all’ANAS dalla capogruppo C.M.B., non dalla Bacchi S.p.A., estranea dunque ai rapporti diretti con la subappaltatrice. Lamenta, infine, l’indebito richiamo ad informazioni di polizia relative a varie contestazioni di reato a carico degli amministratori e dei soci della ricorrente, nell’assunto che si tratta di prospettazioni di accusa inidonee ad esprimere sintomi di permeabilità mafiosa, oltre che tendenziosamente dirette a rappresentare quei soggetti come persone dedite alla consumazione di reati, e comunque frutto di un’incompleta e inesatta esposizione dei fatti, con conseguente configurabilità del vizio di eccesso di potere per carenza di istruttoria, travisamento dei fatti e difetto dei presupposti”.
L’avvocato Antonio Soda si dice soddisfatto: “L’interdittiva antimafia è indispensabile per la tutela delle comunità locali dai rischi di infiltrazione mafiosa, dice, ma vanno anche tutelate la libertà d’impresa e la dignità delle persone. A Reggio Emilia troppe voci, anche di figure istituzionali, hanno emesso una condanna anticipata e generalizzata, conclude Soda, che ora si dimostra priva di fondamentro”.
La Provincia di Reggio Emilia, dopo la notifica della Prefettura, aveva anche deciso di sospendere due appalti assegnati alla Bacchi o a consorzi di cui faceva parte l’azienda di Boretto. La sentenza del Tar annulla anche queste sospensioni.

2 commenti

  1. Davide Zanichelli

    Già…il marcio è molto più radicato di quanto si possa pensare….

  2. Che dire, bisognerebbe scrivere un pezzo sugli avvocati del diavolo.

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