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Libertà è partecipazione. Sì ma come?

Il 30 Maggio, a Modena, s’è tenuto un interessante incontro a tema “Democrazia diretta“.

Viviamo in un’organizzazione basata sulla “Democrazia rappresentativa“: i cittadini eleggono dei rappresentanti, i quali a loro volta eleggono altri rappresentanti (e così via…), inserendo livelli ormai scarsamente rappresentativi della cittadinanza (vedi la legge elettorale che fa sì che i 900 parlamentari siano scelti da sole 6 persone).

La serata è iniziata con un’interessante esperimento di Democrazia diretta, cosiddetto “La parola al cittadino” in cui 10 cittadini presenti in sala proponevano un’idea per migliorare il proprio comune. Ciascuna di queste veniva votata, e le prime 3 idee venivano sottoposte all’amministrazione. La cosa è stata molto positiva sia perchè sono uscite idee da parte dei cittadini, sia perchè, i cittadini stessi (potendo fare domande ai promotori) hanno sviluppato senso critico verso le proposte stesse. Qua il video esemplificativo.

Dopo l’esempio, la serata è proseguita con Bruno Aprile, presidente del comitato cittadino Democrazia Diretta, evidenziando le grandi lacune presenti nella costituzione (e sopratutto nell’apparato legislativo) che non permettono ai cittadini d’intervenire direttamente nella vita politica ma solamente (purtroppo) attraverso dei rappresentanti eletti.
Abbiamo tutti presente, infatti, come le 350.000 firme per l’iniziativa popolare del parlamento pulito giacciano ancora in un cassetto. Senza che nessuno paghi per questo vuoto legislativo ed operativo in merito alla discussione di una proposta popolare.

La serata è terminata con l’ottimo Paolo Michelotto, esponendo interessanti innovazioni sulle leggi di partecipazione popolare, come, ad esempio, la revoca del mandato elettorale da parte dei cittadini. Cioè, se un politico si comporta male, i cittadini possono raccogliere le firme per un referendum, e votare se destituire o meno l’eletto prima del termine del suo mandato. Questa possibilità è presente, ad esempio, negli Stati Uniti ed in Svizzera. In Italia i primi a parlarne nella nostra storia politica sono stati i due consiglieri del Movimento 5 Stelle eletti Bono e Biolè nella regione Piemonte. Da noi in Italia, fino ad oggi era inconcepibile destituire un eletto (il superattak alle poltrone è troppo forte?). Pensate se, ai tempi, avessimo potuto mandare a casa Clemente Mastella!!!!

Michelotto ha proseguito portato alla luce le ipocrisie della presenza di quorum all’interno dei referendum.

Sia perchè essi fanno sì che le iniziative vengano bocciate facilmente tacendo la possibilità di scelta (cosa che sta accadendo oggi)
Sia perchè la scelta del “NO” mediante astensionismo elimina sostanzialmente la segretezza del voto.

….da notare inoltre, che l’assenza del quorum NON È antidemocratica. Il quorum ad esempio non esiste in Inghliterra, in Spagna, o in Francia….

Inoltre, ha mostrato come, l’introduzione della democrazia diretta in Svizzera, abbia portato risultati come:
1) Gestione dei rifiuti del 10% più economica
2) Tasse più basse del 20%
3) Debito più basso del 30%
4) Pil procapite più alto del 5%

Tutto ciò, e molto altro ancora, è presente nel suo libro, liberamente scaricabile “Democrazia dei Cittadini -Gli esempi reali e di successo dove i cittadini decidono

….Da noi c’è ancora molta strada da fare. La partecipazione è la chiave per uscire dal pantano politico in cui l’Italia è finita, per fare in modo che le persone vengano coinvolte DAVVERO nelle scelte e nelle responsabilità delle stesse.
Bisogna smetterla con i meccanismi delle deleghe ai politici che hanno fatto emergere, proprio a Guastalla, due patetici esempi, sia a sinistra che a destra.

La partecipazione della gente alla vita politica è la via d’uscita. C’è molto da fare, a partire dagli istituti di partecipazione comunali per i cittadini.

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