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Napoli: ritorna l’emergenza rifiuti

A Napoli ritorna l’emergenza. Agli angoli delle strade spuntano di nuovo i cumuli di sacchetti indifferenziati e col caldo potrebbero emanare cattivi odori attirando topi e altri animali. Perché siamo nuovamente sommersi dai rifiuti? Qual è stata la causa scatenante di quest’ennesima crisi? La risposta è semplice: la raccolta differenziata porta a porta non è stata attivata in tutte le zone della città, la filiera per trattare gli scarti organici e trasformarli in un innocuo terriccio non è stata realizzata, e le discariche commissariali, che nel frattempo ingurgitavano milioni di tonnellate di rifiuti indifferenziati, rischiano di chiudere una dietro l’altra a colpi di sequestri.

L’impianto beneventano di Sant’Arcangelo Trimonte, in cui finivano in parte anche i rifiuti di Napoli, è stato sequestrato da un nucleo speciale della Guardia forestale. A ordinare il sequestro preventivo della discarica, realizzata e gestita dalla società Daneco Impianti srl, è stata la Procura di Benevento che ha ordinato il provvedimento per «evitare nuovi e maggiori danni per l’ambiente». Cos’è successo? La società, secondo l’ipotesi della procura, da un lato non avrebbe realizzato alcuni lavori di consolidamento – necessari dato che l’impianto si trova sul versante franoso di una collina – e dall’altro avrebbe smaltito illecitamente il percolato prodotto dalla discarica, causando pericoli per l’ambiente e la salute.

I responsabili, infatti, avrebbero provocato «un pericolo di frana e di disastro ambientale, determinando un inquinamento del suolo e del sottosuolo con lo sversamento reiterato di rifiuti pericolosi – tra cui rifiuti contenenti oli minerali e diossine – e determinando la creazione di ingenti quantità di percolato che si infiltravano nei terreni e nelle acque sottostanti». Il timore della procura è che l’inquinamento possa aver già raggiunto il fiume Calore, che scorre a valle dell’impianto e sfocia nel Volturno.

L’altra discarica in crisi è quella di Chiaiano, al centro del Parco delle colline di Napoli. Per questo impianto, realizzato nelle vicinanze dei maggiori ospedali napoletani, spunta un’ombra inquietante: quella della camorra. A ordinare la perquisizione della discarica commissariale, infatti, è la Direzione distrettuale antimafia che ha emanato dieci avvisi di garanzia per i gestori delle ditte Ibi ed Edilcar, che hanno realizzato e gestito l’impianto. Secondo il pentito di camorra Gaetano Vassallo, le due società che hanno vinto in modo sospetto il bando di gara per fare la discarica, sono legate ai clan Mallardo e Zagaria. Tra le ipotesi di reato, che hanno portato anche al sequestro di alcuni locali e di un’altra discarica abusiva a Giugliano, in Provincia di Napoli, ci sono il traffico di rifiuti e la frode in pubbliche forniture. Secondo la ricostruzione della magistratura, la discarica di Chiaiano sarebbe stata realizzata in modo piratesco, con materiali scadenti, argille estratte illegalmente e addirittura falso terriccio. Il trucco era semplice: le ditte prendevano i rifiuti dalla discarica di Chiaiano, li portavano in uno sversatoio abusivo a Giugliano, dove li mescolavano e li tritavano, e poi li rivendevano a se stessi spacciandoli per un materiale a norma da usare come copertura giornaliera. La magistratura continua a indagare, intanto la discarica è quasi ferma e c’è il pericolo che le falde acquifere sottostanti siano state contaminate. La situazione è nera, e si cercano nuovi buchi in cui buttare i rifiuti per i prossimi tre anni.

Si può uscire indenni da questa nuova emergenza? La risposta è sì: attrezzando subito una raccolta straordinaria della parte umida dei rifiuti, che va separata accuratamente dalle altre componenti e trasformata in un terriccio utile per l’agricoltura. È quella umida, infatti, la parte più pericolosa dei rifiuti: quella costituita dagli scarti di cibo che per le strade attirano i topi e provocano i cattivi odori e che buttati in discarica producono il percolato che inquina acque e terreni. Invece la raccolta differenziata straordinaria dell’umido ridurrebbe entro due mesi i rifiuti indifferenziati almeno del 50-60% e salverebbe la popolazione dai pericoli sanitari causati dal marcire dei rifiuti, evitando anche l’apertura di nuove discariche nelle nostre campagne. Non a caso, la raccolta differenziata e il riciclo sono, insieme alla riduzione a monte dei rifiuti, la punta di diamante della gerarchia di operazioni ordinate dalle direttive europee.

Anna Fava (studi politici della città di Napoli) – 3 aprile 2011

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