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Antimafia a Novellara per la tangenziale. E Guastalla?

La ditta vincitrice dell’appalto per il terzo stralcio della Tangenziale di Novellara,  a cui non è stato rilasciato il certicato antimafia dalla Prefettura e che si è vista quindi bloccare l’attività, sembrerebbe essere la Ditta BACCHI spa, un’importante industria reggiana doc delle escavazioni e dei lavori di cantiere. Questo ciò che parrebbe  emergere dall’assegnazione dell’appalto effettuato da Iniziative Ambientali srl, una società mista tra Iren, Sabar e Unieco nella veste di stazione appaltante. Il terzo stralcio della tangenziale è infatti opera di  ristoro ambientale (compensazione) della gestione della discarica di Novellara.

Il disciplinare di gara può essere visionato qui. L’esito della gara stessa è invece contenuto in questo annuncio da parte della stazione appaltante.

Se si verificherà che è la Ditta BACCHI spa di Boretto il soggetto in questione (che ricordiamo potrà fare ricorso contro l’azione del Prefetto) , alcuni interrogativi si porranno anche sulle concessioni per l’escavazione di sabbie del Po di cui gode la ditta stessa in alcuni Comuni della nostra Provincia. Almeno fino alla conclusione delle eventuali vicende giudiziarie legate al non rilascio del certificato antimafia.

Ora. La prima cosa è che il Comune di Novellara, per trasparenza, deve dichiarare qual’è la ditta effettivamente coinvolta, in modo tale che ciò si sappia, ed anche i privati possano sapere a chi è stato revocato il certificato.
È bene però anche sottolineare che l’interdittiva antimafia è una misura presa in via cautelativa e non va assolutamente confusa con una dichiarazione di colpevolezza. La Bacchi potrà presentare ricorso al Tar di Parma per far valere le proprie ragioni.

Inoltre ricordiamo che il comune non PUÒ PERMETTERSI di chiudere gli occhi. Specie perchè molto spesso le cose gli succedono sotto il naso. Da qui il nostro sprone a che il comune FACCIA I CONTROLLI.

L’onestà è il primo interesse da difendere.

5 commenti

  1. L’articolo precedente è tratto dal blog Brescia Point.

    • ciao, ho fatto un salto sul blog Bresciapoint ma al momento mi da errore…
      spero sia solo un problema temporaneo!

  2. C’è la provincia di Brescia al primo posto per il traffico illegale di rifuti in Lombardia. Il dato emerge dal sedicesimo Rapporto Ecomafie presentato da Legambiente, che nel 2009 ha censito nella sola Lombardia 855 infrazioni contro l’ambiente con 340 sequestri e 865 persone denunciate. Al primo posto per lo smaltimento illegale c’è il pericoloso asse Milano-Brescia, dove il capoluogo lombardo si pone come crocevia, anche finanziario dei traffici, mentre la provincia bresciana cresce come luogo di smaltimento.

    Si tratta soprattutto di rottami metallici, protagonisti indiscussi dei traffici. Rottami di provenienza spesso dubbia, contaminati da cose che solo una serie accurata di analisi (ancora non effettuate) potrì censire seriamente. Rottami classificati come rifiuti in ferro pericolosi, che oltre a prendere la solita strada del Sud Italia, dell’Africa, della Cina, hanno trovato una nuova rotta: quella di Brescia, dove vengono smaltiti illegalmente nelle discariche o rivenduti alle acciaierie locali, che trasformano il tutto in tondini di ferro destinati all’edilizia. Lo rivelano soprattutto le indagini del biennio 2007/2009, ad indicare come l’ecocriminalitì sia sempre in grado di inventare nuove rotte.

    Il dato piì¹ preoccupante è perì² quello che riguarda Milano. Negli ultimi otto anni, il 35 per cento di tutte le inchieste sui crimini ambientali in Italia ha toccato a vario titolo la Lombardia, come punto di partenza, transito o arrivo dei rifiuti, per la corruzione di funzionari pubblici, per il riciclaggio di denaro o come sede delle societì coinvolte. Lo spiega Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia: “L’ecomafia lombarda non conosce la crisi. Si stima che il fatturato nel 2009 ammonti a piì¹ di un miliardo di euro”.

    Con buona pace per chi, per anni, ha creduto ingenuamente che questo tipo di crimini fosse in qualche modo riservato alla Campania, in Lombardia sono dilaganti i reati che Legambiente definisce collegati al “ciclo del cemento”: appalti pubblici truccati, scavi illegali nei fiumi e nelle campagne, bonifiche fasulle. E, come proprio il caso campano ha insegnato, il ciclo del cemento ed il ciclo dei rifiuti presentano un numero tale di punti di contatto da poter essere considerati sovrapposti.

    Una recente operazione nel Parco del Ticino, condotta dalla Procura di Busto Arsizio, ha svelato che un giro di societì gestiva scavi abusivi in territori intorno a Lonate Pozzolo per la realizzazione della Tav Torino-Milano. Anche qui sono comparse le cave abusive. Anche qui qualcuno è arrivato con le ruspe a scavare le buche. Secondo le indagini, dalla cava sequestrata sono stati portati via abusivamente almeno 450 mila metri cubi di sabbia e ghiaia in 2 anni, una quantitì di materiale in grado di riempire 82 mila camion. Nelle buche vuote sono stati poi sepolti rifiuti pericolosi, intrecciando i due filoni piì¹ redditizi della criminalitì ambientale. Guai a dirlo, per anni. Amministratori locali, politici di vari colori, si sono sempre affrettati a dire che queste “sono cose da Castelvolturno”, o che sono “attivitì casertane”.

    Nell’ultimo anno sono stati ritirati i certificati antimafia a ben 17 aziende lombarde nel settore del “movimento terra”, come in quello dello smaltimento dei materiali delle demolizioni. Per fare un esempio, la tesi dell’accusa nel processo “Cerberus” è che i rifiuti tossici sono stati smaltiti nei cantieri di costruzione o di demolizione di immobili. In quegli scavi sono stati scaricati eternit, idrocarburi, catrame, gasolio. Sotto i cantieri ferroviari, sotto le strade, le case e in alcuni casi i parchi giochi. Per la “sepoltura” dei rifiuti tossici, gli scavi arrivano fino a 15 o 20 metri sotto il piano campagna, per poi ricoprire con terra buona ed eludere i controlli. Proprio come sul litorale casertano 15 o 20 anni fa.

    D’altronde c’era da aspettarselo: se 20 anni fa l’imprenditoria italiana, che giì all’epoca si lamentava di questa o quella “crisi”, sfruttì² la pericolosa alleanza con le mafie per spedire in Campania una cifra che oggi è stimata attorno ai 30 milioni di tonnellate di rifiuti tossici, nel tempo, quella stessa imprenditoria ha imparato a muoversi con i suoi piedi, diventando a sua volta ecocriminale, e risparmiando anche il costo del trasporto verso sud. E si sa, in tempi di crisi…

    Di sicuro anche in questo caso la mortifera alleanza con le mafie non è mancata. Lo si evince dalle intercettazioni telefoniche, quelle che si vorrebbe eliminare ad ogni costo, durante le inchieste Cerberus e Parco Sud, che hanno ricostruito gli affari della ‘ndrangheta a partire dai territori di Corsico, Buccinasco e Trezzano sul Naviglio. Ancor più significativa una delle rare ammissioni di un imprenditore, raccolta dagli inquirenti durante le indagini: “In sostanza il movimento terra è monopolio dei padroncini calabresi ma, a parer mio, la responsabilitì di tutto ciì² è anche dei committenti che permettono a costoro di lavorare sottocosto. I calabresi spesso non hanno alcuna autorizzazione e soprattutto, dopo gli scavi, non conferiscono il materiale inerte nelle discariche autorizzate ma lo buttano in giro”. E ancora: “I prezzi sono buoni perchè queste imprese spesso e volentieri operano smaltimenti abusivi di materiali tossici, non sostenendo così i costi” di un corretto trattamento.

    Ancora una volta, la Campania, rimasta inascoltata, avrebbe dovuto fare scuola: scavare, spostare terra, riempire cave, smaltire rifiuti tossici falsa il mercato, attrae industria ed imprenditoria verso il lavorare fuorilegge, come è stato dimostrato dalle inchieste e, soprattutto, ricorda Legambiente, provoca disastri ecologici. In tutta l’Italia.

    Ma sono disastri che in qualche modo si accetta e si ammette, sacrificando non solo la legge ma anche la nostra salute: c’è la “crisi”, e l’industria italiana per essere competitiva sul mercato globale deve tagliare i costi. Anche quelli dell’eliminazione delle proprie scorie, dei propri scarti di produzione. A noi invece, come disse non molto tempo fa qualcuno molto famoso, tocca essere ottimisti.

    Tagged under Brescia rifiuti brescia ecomafia acciaierie tondini imprenditori bresciani legami con cosche mafie mafia in lombardia mafia a brescia MAFIA brescia ‘ndrangheta

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