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25 aprile 2011 quando il passato è presente

“ODIO GLI INDIFFERENTI. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.” Antonio Gramsci

Essere partigiani è un obbligo nei confronti di chi ha speso la propria vita per permetterci di essere liberi di festeggiare il 25 aprile come ora.
Essere partigiani è un obbligo in un presente dove regna la corruzione, l’arroganza e lo sfruttamento. Dove i giovani, la cultura e la scuola, cioè il futuro del nostro paese, sono ridotti allo stato vegetativo.
Essere partigiani è un obbligo per chi ha una coscienza, per chi è stufo di delegare ad altri il proprio futuro e quello dei propri figli.
Essere partigiani è un obbligo nei confronti di chi nel giorno di Pasqua è stato salutato per l’ultima volta a Bulciago, paese in provincia di Lecco dal quale Vittorio “Vik” Arrigoni era partito per la sua missione di pace e libertà a Gaza.

Il fascismo e il nazismo sono un pericolo permanente ogni volta che l’egoismo, la cupidigia, i privilegi vogliono impedire il progresso di un popolo. La Resistenza dev’essere unitaria e momento di profonda solidarietà umana. Solidarietà con tutti gli uomini che “combattono” per la propria libertà contro le discriminazioni, le oppressioni, il razzismo, l’imperialismo, contro tutto ciò che impedisce la libera convivenza umana.

Così il 25 aprile è un momento liberatore e di speranza per noi, ma anche per tutti gli altri popoli impegnati per la propria libertà. Abbiamo imparato che la pace e la libertà sono beni indivisibili: ogni oppressione, ogni forma di schiavitù sono un insulto a tutto il genere umano. Ogni volta che un popolo ritrova la libertà, tutti siamo più liberi; l’umanità intera ha motivo di gioire.

La libertà e la pace occorre conquistarle con l’impegno di ogni giorno come hanno fatto i partigiani sulle montagne, quelli che si sono battuti in città, nelle fabbriche, i militari che hanno partecipato alla lotta di liberazione: un impegno civile che deve continuare con il contributo delle giovani generazioni, con il loro impegno politico, che è la continuazione delle battaglie di allora. La lotta contro l’ingiustizia, che è oppressione, deve essere la lotta senza sosta e senza tentennamenti perché è la lotta per la pace e per l’umanità.

La Resistenza non è un pezzo da museo, non deve essere mummificata, appartiene alla nostra vita, è continuata in questi anni, deve essere un elemento dell’impegno civile di ogni giorno.

(un grazie al partigiano Aldo Aniasi, ispirazione per quest’articolo)

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