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Riflessioni di un Insegnante… Restare qui: Altrove

“Altrove è una parola che amo. Ogni giorno che passa la parola altrove richiama nei miei pensieri sognanti fantasie piuttosto che concrete possibilità. Passano gli anni, le radici vanno più in profondo e sembra sempre più difficile pensare il proprio futuro in un panorama diverso. È una cosa che all’inizio mi ha fatto paura: non riuscivo più a percepire l’altrove come una possibilità.
Mi sto sempre più convincendo che sia giusto restare. È per questo che penso sempre più spesso di impegnarmi per creare qui il mio altrove. Non perché sia troppo tardi andarsene. Mi sono chiesto se fossero la mia inerzia e la mia istintiva refrattarietà al cambiamento a offrirmi argomentazioni per restare e a mettere in ombra quelle per scappare. Non credo però siano queste le motivazioni profonde, proprio perché nella mia vita non sono mai stato spaventato dal dover ripartire. Diverse volte sono stato costretto a farlo ed è stata sempre una sfida motivante.
Se un posto è sporco, è più corretto impegnarsi a ripulirlo oppure spostarsi verso un ambiente più pulito? Il rischio sarebbe quello di sporcare altri luoghi e lasciare spazio a ciò che è ostile alla nostra presenza. Sono convinto che l’ecologia non sia altro che sano egoismo: è per noi, per il nostro bene (e per quello di chi verrà) che dobbiamo avere a cuore il pianeta. L’ecosistema, così come lo percepiamo, è un concetto antropocentrico. Quando avremo reso la Terra inadatta alla nostra vita, essa avrà gioco facile a cancellare le nostre tracce, nei miliardi di anni che le restano da vivere.
I valori dell’ecologia dovrebbero estendersi al resto della nostra esistenza. É facile capire che se verso un barile di petrolio in mare prima o poi qualcuno ne pagherà le conseguenze. Più difficile è intuire che una maglietta che cosa 30 euro che ha fruttato 30 centesimi alla persona che l’ha prodotta sto nutrendo un’ingiustizia che prima o poi presenterà il conto. È giusto pensare di provare a rendere il mondo migliore per il tornaconto dell’essere umano. L’etica non serve a tutelare i deboli serve a garantire un luogo per l’affermazione dell’essere umano, un ambiente in cui si possa raggiungere la felicità. Allora non bisogna scappare, non bisogna darla vinta a chi ci insegna che il più furbo avrà sempre la meglio, che è meglio scappare.
L’Italia non è un paese per giovani. Ma lo deve diventare. Non si può chiedere che una generazione rinunci al proprio futuro perché la precedente ha fatto razzia e scempio delle risorse del paese. È questo il problema dell’Italia: chi ha governato ha pensato quasi sempre alla propria generazione, non alle future, poiché le generazioni future non potevano sostenere il loro potere. Governare pensando solo a mantenere il potere porta al populismo: alle scelte folli per farsi voler bene da diverse fette di popolazione che vanno poi a costituire stabili maggioranze. Dalle pensioni baby, passando per la cassa del mezzogiorno, fino all’abolizione dell’ICI sono tutte dinamiche con cui si è costruito nel corso della storia unitaria d’Italia. Pochi hanno avuto il coraggio di fare scelte sgradevoli ma necessarie e, quasi sempre, hanno pagato con la perdita della possibilità di continuare il proprio lavoro per l’Italia.
Attenzione non è un problema politico, non solo. Siamo piuttosto di fronte a una questione di consapevolezza. Mancano alla mia generazione la volontà di sostituirsi a quella precedente e la consapevolezza che è giusto lottare per farlo. Io per primo me ne sono dimenticato a lungo. Per alcuni anni mi sono dimenticato di pretendere ciò che è mio di diritto, convinto che prima o poi sarebbe arrivato il mio turno.
Nella ricerca della felicità non possono esserci turni. La felicità va raggiunta da tutti, contemporaneamente. A questo di deve ambire. La felicità raggiunta a discapito di altri è rubata, ingiusta e alla lunga porterà allo scontro.
Le generazioni che ci hanno preceduto, al fine di costruire un temporaneo benessere, ci hanno lasciato un debito, non solo economico. Un debito morale, ad esempio nei confronti delle aree geografiche che abbiamo sfruttato. Un debito nato dal fatto che ha generato una felicità non accettabile, iniqua.
Noi abbiamo il compito di cambiare in tutti i modi in cui ci è possibile questa situazione. Perché la giustizia, la parità, l’uguaglianza la fratellanza e la libertà non possono essere attuati se non per tutti gli esseri umani. Non solo perché è giusto, ma perché nel lungo periodo è anche conveniente.
Dobbiamo costruirlo qui il nostro altrove.”
 
Prof. Stefano Bianchi (insegnante di lettere)

2 commenti

  1. “Se vuoi cambiare il mondo devi iniziare dal tuo paese.
    Se vuoi cambiare il tuo paese devi iniziare dal tuo villaggio.
    Se vuoi cambiare il tuo villaggio devi iniziare dalla tua casa.
    Se vuoi cambiare la tua casa devi iniziare da te stesso.” (detto cinese)

  2. Parole sagge, che condivido in pieno!
    Mi ricordano anche un po’ un po’ quelle di Marco Boschini, un’altro che sta provando a “cambiare il paese anziché cambiar paese”!!
    Ed é proprio ciò che nel nostro piccolo vorremmo riuscire a fare…anche se é la strada più faticosa, anche se sempre più spesso mi chiedo chi me lo fa fare!

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