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E così anche la Sardegna ha la sua spiaggia nera

I media non diffondono la notizia o la minimizzano, ma la situazione è molto grave. La sostanza sta invadendo le coste creando scempi inimaginabili…

Due disastri ambientali in meno di dieci giorni colpiscono Porto Torres. Il 12 gennaio lo sversamento di petrolio dalla petroliera Esmeralda, durante lo scarico del carburante presso il deposito del colosso energetico E.On (I dati ufficiali parlano di una prima fuoriuscita di 18.000 litri, ma si sospetta che la quantità di olio combustibile sia molto maggiore a quella dichiarata). Il 20 gennaio l’acqua contaminata dal gasolio, fuoriuscita dal circuito degli scarichi oleosi del Polo Industriale.
La Procura apre un’inchiesta prefigurando l’ipotesi di danno ambientale: ancora da dimostrare l’eventuale dolo. Intanto la Sardegna guadagna una spiaggia nera e sale nella classifica delle regioni più a rischio di disastro ecologico, dopo Sicilia e Abruzzo.

Da Porto Torres fino alle coste della Gallura. Il grecale ha centrifugato l’olio combustibile presente in mare e l’ha spiaggiato in punti dove finora non c’era traccia. Alcuni pezzi sono comparsi sulla spiaggia e sulle rocce della Renaredda, a Porto Torres, molto nota perchè frequentata d’estate soprattutto da famiglie con bambini. E in Gallura è stata un’altra giornata con le mani nel catrame per cercare di salvare il paradiso. Il mare porta sulle spiagge altre zolle bituminose, da Monte Russo a Capo Testa.

Sembra anche allucinante come le istituzioni siano così restie nell’accettare l’opera di volontariato offerta sia dall’Associazionismo che dal privato per la ripulitura delle coste compromesse, motivo: “la sostanza da maneggiare è altamente cancerogena”. Quelle stesse istituzioni che però NON forniscono alcun dato sulla quantità di materiale riversato nell’ambiente e sull’estensione del disastro.
E per non mettere a rischio la prossima stagione turistica le notizie ai media vengono messe a tacere, sia sui giornali che nei telegiornali (questi, tra l’altro, già preoccupati a diffondere le nuove puntate della Soap opera “B. e le troie“).

La probabile deduzione è questa: per non rovinare le vacanze ai turisti, si lascia che l’olio combustibile penetri nella fascia litoranea di sabbia, soffochi le forme marine, e sia tranquillamente a contatto con chi vive e frequenta la zona. Meglio lasciare che le sostanze cancerogene entrino nei nostri organismi piuttosto che mettere a rischio gli affari degli alberghi e delle pizzerie della zona.

Fortunatamente però tutte le associazioni ambientalistiche si battono insieme con l’obiettivo comune di fare qualcosa di concreto, di mandare volontari per aiutare a pulire le coste e raccogliere le sostanze inquinanti.
Al sito web di una di queste associazioni operative in queste ore, la “Sea Shepherd“, è arrivata la seguente lettera di richiesta d’aiuto/denuncia che testimonia benissimo la gravità dell’attuale situazione:

Gent.le Seasheperd

scrivo dalla Sardegna, dove siamo in piana emergenza marea nera, i media non diffondono la notizia o la minimizzano, ma la situazione è molto grave. La sostanza sta invadendo le coste creando scempi inimaginabili, non si riesce ad intervenire, non abbiamo mezzi né aiuti, la società incaricata della bonifica non è cordinata adeguatamente né monitorata, sta creando più danni che altro, intervenire è molto difficile la sostanza si appiccica ovunque e si espande, togliendola si rischia di contaminare il resto, perché non é né solida né liquida, è appiccicosa e invade tutto, noi volontari siamo pochissimi, e non abbiamo attrezzature adeguate.

Comune, Protezione Civile, associazioni ambientaliste coinvolte non agiscono adeguatamente e non sanno cordinare né la società adetta alla bonifica né noi volontari. La marea nera è arrivata fino alle bocche di Bonifacio, minacciando il paradiso dei cetacei e le colonie di gabbiani corsi, la sabbia viene buttata a palate nelle buste di spazzatura, spogliando i litorali, e le bianche coste sono ormai nere. Vi prego di non ignorare questa mail e di risponderci, abbiamo bisogno davvero urgente bisogno di consigli e di aiuto. Spero mi rispondiate, è una richiesta disperata di aiuto di un gruppo di volontari che amano la propria terra, le coste e i suoi animali che rischiano di morire sotto un mostro nero.

Grazie dell’attenzione spero davvero di avere vostre notizie.

Roberta Soru e i volontari di Tempio Pausania

Fonte: “www.seashepherd.it

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