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Sabar e l’incenerimento a Biomasse

Riceviamo e pubblichiamo la seguente lettera inviataci da un cittadino di Villa Seta, frazione di Cadelbosco Sotto (RE), paesino al confine con l’insediamento della società SABAR S.p.A responsabile del servizio di raccolta e smaltimento rifiuti nella Bassa Reggiana.

Villa Seta avra’ il suo inceneritore?
Se ne parla da tempo ma adesso è ufficiale! Dopo che il piccolo Paese è divenuto negli anni la pattumiera della zona, dopo i macro-insediamenti di allevamenti suinicoli che concentrano nel comprensorio + di 30.000 capi, dopo la nascita di vari comitati locali che denunciano l’inquinamento delle acque e dell’aria dovuto a questo dissennata e non controllata attivita’, dopo oltre 30 anni di discarica interprovinciale posta sul confine con Villa Seta e dopo 3 decenni di menefreghismo cadelboschese ecco arrivare il colpo di grazia, l’inceneritore Sabar. Alcuni anni fa Sabar acquista un terreno a Villa Seta (Cadelbosco non è in Sabar) per espandersi con attivita’ non legate direttamente all’attivita’ principale e ora, aperta la porta, si entra con altre cose. Cadelbosco, pur avendo da 30 anni la discarica in confine, lo risottolineo, non ha mai goduto dei benefici mentre si è preso solo i problemi anzi li ha addossati tutti su Villa Seta. L’impianto di biomasse non è un normale cogeneratore come puo’ esserlo col biogas…
Saluti.

SABAR S.p.A è nata nel 1982, è di proprietà di otto comuni del comprensorio – Boretto, Brescello, Gualtieri, Guastalla, Luzzara, Novellara, Poviglio e Reggiolo – ciascuno con quote proporzionali alla propria popolazione. Per intenderci, in Sabar Guastalla e Novellara ‘pesano’ di più rispetto a Boretto e Brescello.

E questo è un estratto del comunicato stampa di SABAR con il quale presentava l’iniziativa dello scorso 3 Ottobre denominata ECO DAY:
« SABAR sta definendo il progetto della centrale di cogenerazione a biomasse. Se autorizzata, permetterà di consegnare circa 16.000 tonnellate di biomasse verdi e legno al recupero energetico, producendo 7.500 MgWh di energia elettrica all’anno. Il risparmio annuale di 1.400 tep di petrolio eviterà la dispersione di 13.000 tonnellate di Co2, contribuendo al miglioramento della salute ambientale grazie all’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili.»

Beh la prima obiezione, pure banale, è che “tutto ciò che è prodotto da una combustione crea inquinamento, in natura nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma”.

E a proposito delle “biomasse verdi e legno avviate al recupero energetico“, ricordiamo che ogni volta che si brucia sostanza contenente lignina, in quanto contenente cloro, si produce diossina e non solo.
Infatti oltre che alle emissioni di inquinanti convenzionali, quali ossido di carbonio, polveri totali sospese e ossidi di azoto (Johansson, Tullin et al. 2003), occorre porre attenzione ad inquinanti meno convenzionali che si producono con la combustione di biomasse, quali polveri sottili, (Johansson, Tullin et al. 2003), formaldeide (Olsson 2006), benzene (Schauer, Kleeman et al. 2001), idrocarburi policiclici aromatici (Kakareka, Kukharchyk et al. 2005), diossine (Hubner, Boos et al. 2005; Lavric, Konnov et al. 2005).

Quando si parla di inceneritori a biomasse è doveroso riportare il significato di biomassa: “categoria nella quale si annovera una grande quantità di materiali aventi una comune matrice organica naturale”.
Da sempre l’uomo ha utilizzato le biomasse, basti pensare al legname bruciato per scaldarsi e preparare cibi. Tali attività comportano un impatto per l’ambiente relativamente modesto se rapportato alle modeste quantità di legname utilizzato, ovviamente gli inceneritori a biomasse richiedono enormi quantità di materiali da incenerire a scapito dei fragili equilibri eco ambientali.
In ogni combustione vi è una produzione di particolato (ovvero l’inquinante che oggi è considerato di maggiore impatto nelle aree urbane, ed è composto da tutte quelle particelle solide e liquide disperse nell’atmosfera, con un diametro che va da pochi nanometri fino ai 500 micron).
Per sopperire alla scarsa resa energetica di tali materiali (appena il 30-40%) gli inceneritori a biomassa necessitano di enormi quantità di materiali da incenerire, se si considera l’energia consumata nella gestione della centrale e i costi iniziali, il rendimento energetico, di tali impianti, si abbassa al 10% (vedi: Prof. Gianni Tamino), quindi é del tutto pretestuoso pensare che bruciare biomasse per produrre energia non implichi una serie di danni per l’ambiente e per l’uomo.

Ed inoltre, argomento da non sottovalutare, chi garantirà al cittadino che nell’inceneritore ci finirà solo biomassa legnosa come cippato di pioppo, legname da forestazione, manutenzione del verde?
Sì perchè come spesso accade in molti impianti a Biomassa, oltre al materiale sopracitato vengono bruciati, grazie anche a leggi in apparenza positive ma con ritocchi evidentemente dettati da poteri forti che usano la politica per fare affari, i cosiddetti CDR-Q (Combustibile Derivato dai Rifiuti di qualità elevata). La nostra legge infatti assimila il CDR-Q a biomasse e questo è anche il motivo per il quale si spiega il fiorire di tanti cosiddetti inceneritori di biomasse.

L’incentivazione al compostaggio della parte biodegradabile dei rifiuti sarebbe di gran lunga preferibile alla sua combustione.

Tornando a SABAR S.p.A., ben sapendo che nel 2015 si esaurirà la discarica in uso, auspichiamo che possa indirizzare le sue risorse verso obiettivi ben più virtuosi di un impianto a biomassa: ad esempio la realizzazione di un Centro di Riciclo modello Vedelago. Questo sì che sarebbe utile al miglioramento della salute ambientale…

4 commenti

  1. Nel Bilancio SABAR 2009 (pag. 14) l’azienda scrive che il costo della realizzazione dell’inceneritore a Biomasse sarà di 8 milioni di euro.

    Gli stessi creatori del Centro Riciclo Vedelago dichiarano che i costi globali per la costruzione di un impianto di riciclo di questo tipo si aggirano attorno ai 5 milioni di euro in un arco temporale di circa 3 anni. Impianti gemelli come quello di Vedelago sono in costruzione in Sardegna grazie all’iniziativa di 14 Comuni locali, con a capo il Comune di Tergu, e a Colleferro a seguito di un’iniziativa di imprenditori privati.

  2. Ottimo, speriamo solo che i cittadini di Villa Seta nel loro insieme, a differenza di altre volte, parlino a una sola voce. Inoltre perchè gli agricoltori non proferiscono parola? Solo collusi?

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