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Rassegna Stampa: «Nucleare, federalismo al contrario»

la Gazzetta di Reggio — 22 ottobre 2010   pagina 03   sezione: PRIMO PIANO

BORETTO. «La centrale nucleare? Sì, ma non a casa mia». Il dibattito sulle indicazioni dei possibili siti in cui collocare le nuove centrali atomiche di terza generazione (indicazioni che, al momento, arrivano solo da indiscrezioni, in quanto di «ufficiale» non c’è ancora niente) vede da una parte coloro che sono nettamente contrari ad ogni tipo di ritorno all’utilizzo dell’energia nucleare e dall’altra i favorevoli o possibilisti che, però, sembrano voler scaricare la decisione e la scelta dei siti al Governo perchè non saprebbero, probabilmente, come far «digerire» la costruzione di una centralee nucleare o di un sito per lo smaltimento delle scorie radioattive ai loro elettori. E già ieri, infatti, è cominciato il «balletto» dello scaricabarile con il sindaco di Milano, Letizia Moratti e il Governatore della Lombardia, Roberto Formigoni, che hano chiaramente detto di non volere una centrale nucleare in Lombardia dove, invece, il piano del Ministro Romani indica almeno due possibili siti per la centrale.  «Abbiamo già l’autosufficienza energetica»: dicono, grazie alla presenza delle centrali idroelettriche alpine che, detto per inciso, condizionano la situazione del Po a causa dei mancati rilasci d’acqua dalle dighe.  Dal canto suo la Lega Nord lombarda, nel nome di un federalismo questa volta a rovescio, per non dire ai lombardi che la nuova centrale atomica nascerà sul loro territorio, rilancia la proposta di rimettere in funzione la centrale di Caorso, cioè in Emilia Romagna, già dismessa e smontata dopo il referendum del 1987, come se così si potesse risolvere in un colpo solo il problema del rifornimento energetico delle industrie lombarde e quello dell’ubicazione, evitando le polemiche e le proteste.  Ma a questa ipotesi ha già risposto, e da tempo, la Regione Emilia Romagna con una risoluzione presentata dalla maggioranza l’8 ottobre scorso, prima firmataria Roberta Mori, nella quale si impegna la Giunta regionale «ad attivarsi presso la conferenza Stato-Regioni e in ogni altra sede opportuna, per riaffermare l’indisponibilità dell’Emilia Romagna ad ospitare una centrale nucleare all’interno del territorio» e per «continuare a monitorare il completo smantellamento della centrale di Caorso».  La Regione Emilia Romagna, poi, ha già presentato, insieme ad altre regioni, un ricorso davanti alla Corte Costituzionale per le norme varate dal Governo sulle centrali nucleari in Italia, ritenendo il decreto «lesivo delle competenze e delle prerogative che la Costituzione attribuisce alle Regioni».  L’Emilia, inoltre, è l’unica regione ad avere varato un «piano energetico» che prevede innanzitutto «l’efficienza ed il risparmio» come criteri per ridurre i consumi energetici dal 30 al 60% e sviluppando le fonti rinnovabili».  «Di fronte ai deliri nucleari di Pdl e Lega Nord, che un giorno ipotizzano la riapertura di Caorso – affermano i consiglieri regionali del Movimento 5Stelle-Beppegrillo, Giovanni Favie e Andrea Defranceschi, insieme al consigliere di Guastalla, Davide Zanichelli – e l’altro si dicono favorevoli ad ospitare nel reggiano un deposito di scorie nucleari, per poi smentirsi una settimana dopo, ricordiamo il nostro no al ritorno del nucleare, aderendo ad ogni iniziativa per fermare questi progetti». – Franco Dallasta

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