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Energie Rinnovabili: La manovra del governo le condanna a morte

Futuro sempre più incerto per le rinnovabili in Italia. L’inserimento nel DL Manovra dell’art. 15 che impone agli impianti idroelettrici di grande derivazione un nuovo canone, e dell’art. 45 che cancella l’obbligo da parte del GSE di ritirare i CV in esubero, sembra confermare la precisa volontà da parte del Governo di non proseguire il cammino verso gli obiettivi europei del 2020, senza per altro incidere in nessuna maniera sui conti pubblici.

«Queste due misure non comportano alcun vantaggio per le casse dello Stato – evidenzia Roberto Longo, presidente di APER – al contrario si rinuncia al gettito fiscale che ne potrebbe derivare, condannando a morte un settore che mostra ancora vivacità imprenditoriale, economica e tecnologica e grazie al quale l’Italia può ancora essere competitiva nei confronti di altre economie. Da non sottovalutare inoltre – continua Longo – la forte turbativa che tali provvedimenti creeranno negli istituti di credito, con conseguente perdita di credibilità del Sistema Paese nei confronti del mondo finanziario».
L’Associazione Produttori Energie Rinnovabili lancia quindi un appello alle forze politiche perché procedano a un’attenta e approfondita riflessione sulla questione.

Queste nuove Leggi disincentivanti sono in contraddizione con gli obbiettivi che il Governo si pone per la riduzione dell’utilizzo del petrolio entro il 2020, perchè obbigato a sottostare alla direttiva 2009/28/CE, come risulta dal “PIANO DI AZIONE NAZIONALE PER LE ENERGIE RINNOVABILI“.

Questo Governo sta triturando la nostra debole Economia … si salvi chi può, oppure guardi le reti televisive

Un commento

  1. Non c’è soltanto lo stop agli incentivi per le energie alternative, c’è anche la questione del rilancio dei progetti delle centrali nucleari che renderebbero molto di più alle lobby dell’energia senza alcun risparmio per i cittadini e, soprattutto, riproponendo i problemi relativi allo smaltimento delle scorie che è ancora irrisolto in tutta Europa. E tra i siti indicati dal governo (con il beneplacito di un professore “arrivista” come Umberto Veronesi, ex ministro della Salute con il governo Prodi!) ci sono anche San Benedetto Po e Viadana (Torre d’Oglio), a due passi da casa nostra. Le stesse proposte di trent’anni fa, quando tutta la Bassa reggiana e mantovana, si mobilitarono per contrastare non solo questa ubicazione, ma l’obiettivo stesso di costruire centrali nucleari in Italia, arrivando al referendum che sancì in NO assoluto degli italiani alle centrali nucleari. Ora bisogna rimboccarsi tutti le maniche e riconminciare a manifestare contro questo governo che ci vuole rifilare nel c.. le centrali solo per far guadagnare i soliti trafficoni della P3 (vedi lo scandalo degli impianti eolici in Sardegna) alla faccia dei cittadini.

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