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10.10.10 Giornata mondiale contro la Pena di Morte

Quest’anno, nel decimo giorno del decimo mese dell’anno 2010 (10.10.10) la Giornata mondiale contro la pena di morte è dedicata alla pena capitale negli Usa. In questo paese 41 prigionieri sono stati messi a morte dall’inizio del 2010 e oltre 3200 sono rinchiusi nel braccio della morte, nella drammatica attesa dell’esecuzione.

10 motivi per dire di NO alla pena di morte:
1. Viola il diritto alla vita
2. E’ una punizione crudele ed inumama
3. Non è mai stato dimostrato il suo valore deterrente
4. Uno stato che uccide compie un omicidio premeditato
5. E’ sinonimo di discriminazione e repressione
6. Non dà necessariamente conforto ai famigliari della vittima
7. Un errore giudiziario può uccidere un innocente
8. Infligge sofferenza ai famigliari dei condannati
9. Nega qualsiasi possibilità di riabilitazione
10. Non rispetta i valori di tutta l’umanità.

La pena di morte negli Usa è applicata sia a livello statale che federale. Tra il 2000 e il 2009, la media di esecuzioni all’anno è stata di circa 59. Al momento sono oltre 3200 i prigionieri nel braccio della morte e ci sono state 41 esecuzioni dall’inizio dell’anno.

Attualmente, 15 dei 50 stati della Federazione statunitense, così come il Distretto di Columbia – che ospita la capitale federale Washington D.C. – sono abolizionisti per legge. Diverse proposte di legge abolizioniste sono sotto esame in diversi stati. La maggior parte delle esecuzioni avviene in un numero limitato di stati, tra cui Texas, Virginia e Oklahoma, nei quali ci sono state più della metà delle esecuzioni totali dal 1977.

Il metodo di esecuzione più frequente è l’iniezione letale, che ormai ha quasi del tutto sostituito la fucilazione e la sedia elettrica. Dal 1977, oltre 1000 persone sono state messe a morte con questo metodo, che utilizza di solito tre sostanze letali iniettate in momenti diversi. Le forti controversie legate all’iniezione letale, che in diversi casi ha provocato sofferenze atroci ai condannati a morte, ha portato prima l’Ohio e dopo lo stato di Washington a utilizzare una sola dose massiccia e letale di anestetico.

L’attuale dibattito sulla pena di morte negli Usa è alimentato anche dall’emergere di prove, anche grazie a nuove tecniche di analisi del Dna che, come nel caso di Troy Davis, hanno messo in evidenza errori nelle sentenze capitali. Dal 1976, oltre 130 prigionieri del braccio della morte sono stati rilasciati grazie a nuove prove che dimostravano la loro innocenza, nove solo nel 2009.

Il sistema che regola la pena di morte negli Usa è tutt’altro che giusto e privo di errori. Il 23 settembre 2010, l’esecuzione di Teresa Lewis, donna affetta da “disabilità mentale borderline”, ha dimostrato che c’è ancora molto da fare in vista dell’abolizione della pena capitale. I casi di Troy Davis e Reggie Clemons, due afroamericani condannati a morte, mostrano come l’appartenenza etnica sia un fattore determinante nel comminare la pena di morte negli Usa.

In occasione della 8° Giornata mondiale contro la pena di morte, Amnesty International ribadisce il suo incondizionato no alla pena capitale e chiede “Una vita senza la pena di morte!” per chi, come Troy Davis e Reggie Clemons, è nella drammatica attesa dell’esecuzione.

Unisciti ad Amnesty International e alla Coalizione mondiale: chiediamo insieme la fine di questa pratica crudele, inumana e degradante!

Firma gli appelli per Troy Davis e Reggie Clemons.

http://www.amnesty.it/flex/FixedPages/10ottobre/index.html

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