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Scuola e riforma Gelmini: meno servizi e didattica per gli studenti dell’Università di Parma

La cosiddetta riforma Gelmini sta dando i primi effetti. Riceviamo e pubblichiamo una lettera che l’Università di Parma sta inviando a molti studenti che frequentano l’ateneo emiliano (tantissimi anche i ragazzi guastallesi che studiano in quel di Parma).
Prima di dare spazio alla lettera, permetteteci un semplice commento: questa manovra è un taglio al futuro della nostra nazione!!!

« Gentili studenti,

questa lettera ha l’obiettivo primario di informare voi e le vostre famiglie sulla reale condizione del nostro Ateneo e dell’Università pubblica italiana. Riteniamo infatti che i grandi cambiamenti che l’Università sta subendo o si appresta a subire debbano essere conosciuti in primo luogo dai veri fruitori dell’Università.

A seguito dei tagli e dei provvedimenti contenuti nella finanziaria (Legge n. 191 23 dicembre 2009), a cui si aggiungono quelli previsti dalla legge 133\2008 e nella successiva legge 1/2009 (ex decreto 180) l’Università e la ricerca pubblica si trovano in una situazione estremamente complicata, in cui è sempre più difficile garantire servizi e didattica di qualità agli studenti.

Alcuni dati possono definire oggettivamente la situazione:

  • taglio del Fondo di Finanziamento Ordinario di 1,2 miliardi di euro (le risorse destinate principalmente a stipendi del personale e servizi ordinari degli atenei)
  • limiti alle sostituzioni del personale docente e tecnico e amministrativo andato in pensione (turnover al 50%: ogni due pensionamenti è possibile un’unica assunzione);
  • blocco del reclutamento dei ricercatori;
  • riduzione dei fondi legati al diritto allo studio (borse di studio, alloggi, mense, …)
  • blocco dei rinnovi contrattuali di tecnici e amministrativi;

La diminuzione delle risorse renderà difficile già dal prossimo anno la copertura degli stipendi del personale; gli effetti sui servizi offerti agli studenti sono già visibili da mesi (chiusura di biblioteche e sale studio, riduzione degli abbonamenti a riviste scientifiche, riduzione orari dei riscaldamenti, riduzione delle pulizie nei locali universitari, riduzione degli orari delle segreterie, …) e tenderanno ad aumentare nei prossimi anni.

A questa situazione già difficile si aggiunge, dal 28 ottobre 2009, il disegno di Legge Gelmini, una proposta di “riforma a costo zero” che rischia di indebolire il carattere pubblico dell’Università e della Ricerca e rischia di destabilizzare fin dal prossimo anno accademico la didattica offerta dagli Atenei. Oltre ad un riordino complessivo degli organi di governo dell’ateneo (con la maggior parte dei poteri accentrati nelle mani di Rettore e Consiglio D’Amministrazione), il DDL Gelmini contiene due provvedimenti che incideranno sugli studenti:

1. Diritto allo Studio: viene istituito un fondo “per il merito” parallelo a quello attualmente utilizzato per garantire il diritto allo studio, non più basato sui criteri congiunti di reddito e merito, come prescritto nell’art. 34 della Costituzione.

Non vengono tuttavia previsti ulteriori finanziamenti per il nuovo fondo, che potrebbero arrivare da privati. Il “merito” degli studenti verrà inoltre valutato tramite prove nazionali standard.

2. Ricerca: viene abolita la figura del ricercatore a tempo indeterminato, sostituita da quella del ricercatore a tempo determinato (contratto di massimo 6 anni), reclutato attraverso concorsi locali, valutati da una Commissione giudicatrice nominata dal Rettore scegliendo tra i professori ordinari dei Dipartimenti, e non più attraverso il sorteggio a livello nazionale tra i professori dello stesso settore scientifico-disciplinare.

Attualmente circa il 40% dell’attività didattica è svolta dai ricercatori: nel nuovo quadro la Didattica e la Ricerca saranno affidate a personale qualificato (in possesso di laurea e dottorato) che dopo 6 anni, dopo aver appena maturato esperienza e produttività scientifica, potrà essere lasciato a casa.

I ricercatori del nostro ateneo, come quelli di molti atenei italiani, hanno da alcuni mesi preso una posizione decisa verso le misure contenute nel DDL che penalizzano fortemente la loro figura.

In questo non vengono infatti introdotte norme che riconoscano il ruolo docente degli attuali ricercatori svolto spesso gratuitamente; non viene in alcun modo considerato il lavoro da loro svolto finora né il loro apporto alla maggior parte dei corsi esistenti; non viene affrontato il tema dello stato giuridico dei ricercatori, atteso dal 1980; non ci sono prospettive di progressione di carriera per i ricercatori a tempo indeterminato che vengono soltanto messi in esaurimento.

Dal prossimo anno accademico, se non interverranno sostanziali modifiche al DDL Gelmini, la quasi totalità dei ricercatori italiani si limiteranno al solo adempimento degli obblighi previsti dal loro ruolo non confermando quindi la loro disponibilità a tenere corsi, fare esami, partecipare a sessioni di laurea, seguire tesisti.

La prima conseguenza sarà una diminuzione drastica delle forze a disposizione delle Facoltà e un peggioramento della qualità della didattica, non solo per i nuovi immatricolati ma anche per chi è già iscritto all’Università.

Inoltre già da gennaio 2011 la maggior parte delle Università italiane non sarà in grado di assicurare il proprio funzionamento ordinario né di rispondere alla domanda di istruzione universitaria proveniente dai neo-diplomati: a seguito di pensionamenti di docenti e amministrativi non ci saranno assunzioni a causa del blocco del turnover e della forte carenza di risorse.

L’ateneo di Parma ha al momento un numero di docenti appena sufficiente a garantire l’attuale offerta formativa; i pensionamenti dei prossimi due anni altereranno irreparabilmente questo equilibrio, rendendo vani gli sforzi fin qui fatti dall’Ateneo per contenere la riduzione dei servizi senza aumentare le tasse universitarie come è accaduto in altre Università.

Riteniamo fondamentale che gli studenti della nostra Università siano pienamente consapevoli ed informati riguardo ciò che succederà, o potrà succedere, al nostro ateneo e all’Università italiana a causa degli ultimi provvedimenti e ipotesi legislative, perché è su di essi che si rifletteranno gli effetti maggiori ».

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