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Elezioni che cuccagna (ma solo per i soliti noti), intanto l’Italia rischia il fallimento

Pubblichiamo di seguito una lettera giunta all’indirizzo della lista: info[at]listacivica-guastallaliberata.org

Riprendiamo uno dei temi dell’articolo pubblicato sul blog di Beppe Grillo il 7 agosto. In questi ultimi mesi si è sentito parlare di rischio di default per alcuni stati europei, tra cui l’Italia. Per quale motivo? Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza. In breve, si parla di situazione di default quando si verifica da parte di uno stato l’incapacità tecnica di far fronte ai propri debiti.

Recentemente in Europa la Grecia è tecnicamente già fallita: infatti oggi da sola non potrebbe onorare i suoi debiti in scadenza se non fosse stata salvata dall’intervento dell’Unione Europea e del Fondo Monetario Internazionale. Questo però ridurrà per molti anni la Grecia da stato sovrano, come siamo abituati a vederlo, in una sorta di stato sovrano-satellite, dipendente da quei governi e quelle istituzioni che hanno fatto il possibile per non far saltare in aria i meccanismi ancora giovani del “sistema Euro”.

Il default di uno stato, in genere è dovuto a tre fattori: un deficit di bilancio considerevole, un elevato debito pubblico, una moneta debole (soggetta a fluttuazioni e sensibile alle speculazioni). Mentre l‘Euro continua a garantirci una certa protezione, nel caso dell’Italia si verificano sicuramente le prime due condizioni. In particolare abbiamo il terzo maggior debito pubblico del mondo, che insieme ad una crescita molto debole, alla diffusa evasione fiscale (che causa minori entrate fiscali) e all’economia sommersa non ci permettono di stare tranquilli. Ma il default non è unicamente l’incapacità da parte dello stato di far fronte ai propri pagamenti; cosa assai preoccupante per la popolazione, uno stato può finire nella condizione di non essere più in grado di svolgere adeguatamente il proprio ruolo, ossia quello di produrre e garantire servizi (possibilmente di qualità) per la realizzazione del progresso sociale e per il benessere dei suoi cittadini.

Chi pensa al voto anticipato per approfittare dei nuovi scenari della politica nazionale non ha ancora capito che nonostante tutte le misure di sicurezza adottate di recente, nel mirino degli operatori della speculazione finanziaria c’è anche l’Italia. La dimensione enorme del debito pubblico italiano finirà per indurre i mercati a porre l’attenzione sul nostro paese. L’Italia, alla fine del secondo trimestre 2010, ha visto aumentare la stima delle sue probabilità di default dal 9,7% al 15,5 %. Ed è sesta nella graduatoria mondiale dei Paesi più a rischio. Infatti la stima fatta delle probabilità di default per singolo Paese per i prossimi 5 anni è questa: dopo la Grecia ci sono l’Argentina al 48%, il Portogallo al 23,6%, l’Irlanda al 20,8%, e l’Italia con il 15,5%. Prima della Turchia, dell’Indonesia e di tutti gli altri. Quest’autunno il Tesoro italiano deve convertire in nuovo debito pubblico una massa di debiti pubblici pari a circa il 20% del nostro Pil. All’estero saranno sicuramente attenti ai fatti di casa nostra. Infatti, sanno perfettamente che nel governo e nella maggioranza – si fa per dire – non c’è più una perfetta unità d’intenti . In caso di un attacco speculativo lo stesso governo italiano finirebbe sotto pressione; nessun problema in una situazione normale, ma in questo periodo il rischio aumenterebbe con una crisi di governo. Nell’economia di oggi la politica ha un peso fondamentale.

Il motivo per cui gli stati emettono titoli è il reperimento di liquidità, per coprire il fabbisogno finanziario statale. Per cui i titoli di stato sono obbligazioni emesse periodicamente (nel nostro caso) dal Ministero dell’Economia e delle Finanze per finanziare il debito pubblico. Gli investitori decidono se acquistare i nostri titoli di stato non perché siamo un paese più o meno simpatico, ma in base al rating che ci viene assegnato dalle agenzie specializzate: il rating è la misura utilizzata per classificare la qualità (affidabilità) di chi emette titoli, secondo determinati criteri.

Quindi i titoli di stato vengono classificati in base alla loro rischiosità: l’investitore ha la possibilità di valutare il rischio legato all’investimento in una obbligazione nonché il suo rendimento. A un rating migliore corrisponde un minore rischio per l’investitore di non vedersi rimborsare il proprio credito e corrispondere gli interessi. Se uno stato non gode della minima fiducia dentro e fuori i confini sotto tanti parametri di giudizio, gli investitori potrebbero via via allontanarsi. L’andamento dell’economia italiana è ormai da anni inferiore alle medie europee; per questo si può dire che l’attuale crisi ha soltanto aggravato una situazione già in declino. Dal 2001 il Pil italiano ha un tasso di crescita inferiore all’1% annuo. In sostanza: prima degli anni ottanta crescevamo di più, dopo siamo cresciuti di meno (rispetto alla media europea); negli anni più recenti siamo cresciuti molto di meno, e nel prossimo futuro la situazione è destinata ad aggravarsi.

Conclusione: l’Europa da sola non ha causato tutto questo danno; il problema è principalmente italiano.
Una precisazione: le tre maggiori agenzie di rating del mondo sono controllate da investitori che inevitabilmente ricevono grandi benefici o profondi danni dalle oscillazioni del mercato. E i loro giudizi sono vere e proprie “sentenze” per società o Stati sovrani, per cui non si tratta di semplici pareri tecnici. Le agenzie continuano ad avere un ruolo da protagoniste nella crisi greca e, in certi casi sembrano contribuire a confondere la maggior parte dei piccoli investitori, in perfetta sintonia con gli speculatori.

Per questi motivi sarebbe necessario che i nostri governanti mettessero da parte, soprattutto in un periodo così delicato, i propri interessi e guardassero al bene del Paese: invece di minacciare di andare al voto in autunno, l’augurio è che alla fine prevalga il buonsenso e che i nostri dipendenti in parlamento si comportino responsabilmente in vista di questo “autunno caldo”. Dovrebbero lavorare per salvaguardare il futuro del Paese, garantendoci una certa stabilità. Invece da una certa parte continuano a prevalere i soliti interessi di partito (o di corrente), e la corsa ai rimborsi elettorali. Insomma gli interessi della casta a discapito del bene comune.

La priorità per il Paese è prima di tutto quella di superare un periodo così difficile; certamente l’Italia necessita di un nuovo governo (e la guerra interna alla maggioranza lo evidenzia ogni giorno di più) ma per andare di nuovo alle elezioni sarebbe meglio attendere la prossima primavera. In questo momento servirebbe un governo tecnico, di transizione, e soprattutto una legge elettorale che faccia scegliere ai cittadini i propri rappresentanti. Insomma servirebbe proprio tutto ciò di cui sembrano aver paura il Pdl e la Lega. Chissà per quale motivo?

ulteriori link correlati:

http://www.giornalettismo.com/archives/52160/%EF%BB%BFil-nobel-mundell-lancia-lallarme/

http://www.asca.it/news-EUROZONA__AUMENTANO_PREMI_SU_DEFAULT_ITALIA_E_IRLANDA-941478-ECO-.html


http://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2010-08-14/crollo-anticipa-anni-temuta-201833.shtml?uuid=AYScstGC

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