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E a questi disastri chi ci pensa più?

D’accordo c’è l’emergenza BP che minaccia di ripetersi nel Mediterraneo. Ma sapete quanto petrolio riversa la Cina ogni giorno? E quante foreste sono rimaste ad Haiti? Ecco le 5 catastrofi ambientali insolute e dimenticate con i dati di ONU, Greenpeace e Banca Mondiale.

NIGERIA: META’ PAESE DISTRUTTO DAL GREGGIO
Mezzo secolo di costante marea nera: è questa la situazione del Delta del Niger. La Nigeria è il 12esimo produttore di petrolio, il primo in Africa.
Nei prossimi 30 anni , l’estrazione di quattro milioni di barili di greggio all’anno potrebbe aver reso inabitabile il 40% della regione.
Secondo i dati ufficiali, ci sono almeno 300 perdite ogni anno. Le cause sono oleodotti corrosi, ma anche furti e sabotaggio dei terroristi del Mend.
Dal 1958, sono stati dispersi nell’ambiente almeno 13 milioni di barili di petrolio, ma per la Banca Mondiale si tratta di stime al ribasso: la quantità di greggio nell’ambiente potrebbe essere 10 volte superiore. Il 10% delle mangrovie è stato ucciso dal petrolio, pesca ed agricoltura sono state compromesse, gruppi etnici come gli Ogoni messi in ginocchio.

LAGO D’ARAL: ERA LA RISERVA D’ACQUA DELL’ASIA CENTRALE E ADESSO E’ DIVENTATO UNO STAGNO
Una volta il Lago d’Aral, in Asia Centrale, era il quarto del mondo. Oggi è ridotto al 10% delle dimensioni del 1960.
E’ sparita una superficie d’acqua di 50 mila km quadrati (in Italia i 10 laghi più grandi. messi insieme, arrivano a 1.250).
A causare questo disastro ambientale sono state le dighe per favorire la coltivazione del cotone. Le acque ritirandosi, hanno lasciato una terra morta, anche per i materiali tossici che vi erano stati versati.
La pesca è finita. Il tasso di mortalità infantile è di 75 su mille e di parto muoiono 12 donne su mille: il triplo rispetto alle regioni vicine.

CINA: PETROLIO, RAME, CARBONE… CHI FA DA SE’ INQUINA PER TRE
Il 16 luglio, due oleodotti sono esplosi nel Mar Giallo, al largo della Cina, coprendo di greggio 112 km quadrati di mare: il peggior disastro petrolifero nella storia cinese.
Le perdite da una miniera di rame hanno invece riversato l’equivalente di quattro piscine olimpioniche di rifiuti tossici nel fiume Ting, uccidendo quasi 2 mila tonnellate di pesce che avrebbero sfamato 72 mila persone per un anno.
Ma l’emergenza cinese più grande è il carbone: gli incendi nelle miniere della Mongolia bruciano 20 milioni di tonnellate di carbone ogni anno. Sono roghi sotterranei e possono andare avanti per decenni senza essere domati.
A oggi ce ne sono 62 attivi, alcuni dagli anni ’60: causano il 3% delle emissioni di Co2 nel mondo.

HAITI: C’ERA UNA VOLTA LA FORESTA
Prima del terremoto, la deforestazione. Ad Haiti ogni anno, vengono abbattuti 30 milioni di alberi per l’antracite, fonte di energia più usata nell’isola. Il risultato è che a oggi ha perso il 98% delle sue foreste: e il dissesto del terreno è uno dei fattori che hanno reso devastante il sisma del 2010, così come gli uragani e le tempeste che la colpiscono ogni anno.
Stesso discorso in Indonesia dove la deforestazione è così grave da modificare il clima globale.

POLO SUD: MENO GHIACCIAI, TROPPA PESCA
Non è solo il riscaldamento globale a minacciare l’equilibrio ambientale dell’Antartide.
Tutta la catena alimentare è devastata dalla pesca intensiva, resa più facile dal progressivo scioglimento dei ghiacci.
Il Mare di Ross era una delle ultime aree incontaminate del Pianeta, pari per biodiversità soltanto alle isole Galapagos. La pesca di frodo sta sconvolgendo l’area.
Le nuove tecniche usate soprattutto dalle flotte di Russia e Giappone permettono di raccoglierne fino a 45 mila tonnellate in una stagione di pesca.

fonte: news di Ferdinando Cotugno

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