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Aquilani: Libertà d’espressione? No, repressione!

Il 7 luglio degli aquilani grazie al cielo non fa morti, ma lascia a terra insieme ai manifestanti manganellati il mito del “ghe pensi mi” e con esso quel che resta della credibilità del “governo del fare”.

La cialtroneria con cui venne glorificata a mezzo video l’efficienza dell’esecutivo Berlusconi emerge a un anno di distanza nella sua fragorosa ridondanza a fronte della protesta di migliaia di cittadini dell’Aquila accorsi a Roma per raccontare la verità al resto degli italiani. I quali in vasta parte sono tuttora certi che in Abruzzo il dopo-terremoto sia stato gestito con straordinaria prontezza, come la spettacolarizzazione del G8 volle rappresentare a uso dei media del pianeta, e che i terremotati non vivano più lontani da casa bensì in residenze migliori di prima, nonché che il centro della città sia stato da tempo ripulito dalle macerie e via dicendo.

A guardarli oggi, gli aquilani randellati dalla polizia di Maroni perché male intenzionati a percorrere via del Corso senza esserne autorizzati, si provano insieme indignazione e compassione. Perché alla tragedia del terremoto si è aggiunta col tempo l’ingiuria della beffa, la vergognosa speculazione mediatica consumata sulle casette prefabbricate, il silenzio corrivo dei servi del Caimano ben felici di vendere l’obbligo morale di raccontare i fatti per come sono e non per come esige il padrone alla convenienza di turno e alla propria carriera.

Viene da chiedersi cosa sia rimasto in piedi nel tessuto civile di un paese che ha smarrito persino il senso della compassione di fronte all’arroganza di un potere totalitario nel quale persino le tragedie più immani vengono considerate alla stregua di spettacoli da mettere in scena a uso e consumo del racconto egolatrico di un personaggio irresponsabile quanto spregiudicato.

Non bastassero le cricche, gli scandali, le risate notturne delle jene che si rallegravano per il disastro avvenuto a obbligare un paese a ritrovare il senso di se stesso, la dignità, la compassione appunto e il dovere civile di governare secondo i codici di un’etica se non impeccabile almeno accettabile sul piano pubblico. Invece no. Non solo gli aquilani hanno dovuto interpretare lo scorso anno la parte in commedia dei cittadini sfortunati ma governati dal miglior presidente del Consiglio degli ultimi 150 anni, ma oggi si sono presi pure il bastone per avere avuto l’impudenza di manifestare di fronte a Palazzo Chigi.

Malgrado ciò, la vergogna più atroce di un paese ormai al di sotto della minima decenza non è neppure nei manganelli della polizia, bensì nel randello televisivo che ogni giorno colpisce i salotti della maggioranza degli italiani, i quali versano un canone per farsi ammansire un’informazione ignobilmente manipolata al punto di ignorare tra i titoli di testa i fatti di piazza Venezia (ancora il Tg1, stamani alle 13.30). E ciò continua ad accadere in ogni vicenda di pubblico rilievo purché scomoda alla visione favolistica del Caimano-padrone, si tratti della protesta dei terremotati o della condanna per concorso in associazione mafiosa del compare del capo del governo.

Dietro i manganelli di piazza Venezia oggi rivediamo lo scollamento dell’Italia che fu. Ed è impossibile per noi che siamo vissuti a Reggio Emilia non cogliere l’eco di quella stagione in cui tra la piazza e le istituzioni non esisteva dialogo ma solo conflitto.

Cinquant’anni dopo c’è un 7 luglio aquilano, dove il potere incapace di accettare il dissenso sceglie la strada della negazione a prescindere e non si fa scrupolo di usare la forza verso concittadini inermi e disgraziati. E’ l’ennesima pagina cupa del berlusconismo fattosi regime. Leggo che il ministro Maroni vuole “accertare i fatti”. Abbiamo visto in rete le immagini che il novello Min Cul Pop ha censurato sui canali della Rai, abbiamo ascoltato i testimoni. Non ci sono estremisti o agitatori o black bloc a cui addossare la colpa, questa volta. C’è solo un governo che ha perso la testa e che ancora una volta espone il paese a una pessima figura agli occhi del mondo.
fonte articolo: www.reggio24ore.com

8 commenti

  1. …e guardatevi Draquila.

  2. Tutto ciò é semplicemente allucinate…

    E’ incredibile lo scollamento tra realtà e percezione di questa operato dai media ad uso e consumo del despota.
    E incredibile come i pochi che loro malgrado son stai tragicamente svegliati da questo torpore non possano neppure esternare la loro esasperazione!!
    Zittiti col manganello mediatico ma anche concreto….
    non ci è più nemmeno permesso lamentarci??!!!…………

    …ma dove siamo??!!!!!!!!!!!!!!!!!
    cosa sta diventando l’Italia?????!!!!!!!!!!!………
    cosa stiamo aspettando????????!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

    …ci é almeno ancora permesso solidarizzare con le vittime di questa serie di avversità???

  3. Non saprei cosa dire agli aquilani … sono solidale con loro, ho solo una domanda, ma qualcuno dei manifestanti aveva votato il centrodestra ?

    • Lorenzo Artioli

      la mia domanda è nata dal pensiero che fra i manifestanti aquilani manganellati ci fossero persone di tutti gli schieramenti politici, perciò chi di loro NON ha votato per il centrodestra ha trovato conferma delle proprie idee, invece chi ha votato per il centrodestra si è fatto venire dei dubbi oppure no ?

      • Ti renderai conto Lorenzo che è ben diverso contestualizzare la domanda che hai fatto o porla “a freddo”, un pò come ho fatto io con la mia prima risposta, quindi entrambi abbiamo peccato di eccessiva “sintesi” di un ragionamento che andava obbligatoriamente fatto per migliore comprensione del concetto, pertanto spero ci siamo chiariti e che non ti sia offeso, quando fanculizzano me, mi sento rinvigorito, per mè è come la vitamina (hehehe), ciao gianluca

    • Vediamo di capirci,

      Siccome sono convinto sostenitore del fatto che partiti di destra o di sinistra sono tutti uguali, siccome credo che le idee vincono sulle ideologie, visto che credo che la sofferenza umana e la dignità non ha “bandiera”.

      Fare una domanda del tipo “ma qualcuno dei manifestanti aveva votato il centrodestra ?” lo ritengo di livello infimo, è una domanda altemente allusiva e fuori luogo, se non provocatoria.

      Ottenuta una risposta cosa si può concludere? che le manganellate erano giuste? che non lo erano? che se le meritavano? che non se lo meritavano?

      Da ieri seguo quelle vicende e mi sono sentito un verme solo per non poter fare di più per loro, e questo tipo di “allusioni” non mi piacciono e non le lascio correre.

      Per questo ho risposto a Lorenzo in quel modo (chiedendo di poterlo fanculizzare) e lo avrei fatto anche con il presidente della repubblica o con il papa, quindi senza guardare in faccia a nessuno.

      Se non sono “piaciuto” mi spiace non era comunque mio obiettivo essere “simpatico”, e nemmeno offendere, la mia affermazione era ironica e credo che si fosse capito dal tono interrogativo, certamente sono stato troppo sintetico per poter essere compreso, spero di essere stato più chiaro e che questo commento non venga bannato

      Saluti

      • Mi prendo personalmente il “merito o il demerito” di avere sospeso il commento in quanto non lo ritenevo tale perchè riportava solo una “parolaccia” e… come scritto nelle “avvertenze: non sono consentiti messaggi con linguaggio offensivo”.
        Il confronto invece accresce ogni persona e personalmente spero sempre che ogni articolo contenga più commenti possibili perchè vuol dire che fa riflettere.
        Ciao.

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