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Alessandri caccia(ti)li tutti!!!

Diciotto capi d’accusa e la Lega Nord caccia Lusetti.
«Marco Lusetti è fuori dalla Lega». Così Angelo Alessandri sul caso che squassa il carroccio reggiano. «E’ una decisione presa all’unanimità dal Consiglio nazionale. Gli è stata data la possibilità di chiarire la sua posizione ma non ha convinto nessuno. I suoi comportamenti contrastano con i valori della Lega. Non ci sono veleni.  Ma è Lusetti che si è autoescluso, e lo ha fatto con atti e comportamenti che sono inappropriati nel nostro movimento»

Qui c’è un partito politico, che si definisce “puro”, che espelle dalle proprie fila un suo dipendente per comportamenti che contrastano con i valori della Lega. Lo fa tramite il direttivo nazionale della Lega emiliana su indicazione del segretario nazionale Angelo Alessandri. Quello stesso Alessandri che qualche settimana fa è salito alla ribalta per le 70 multe in due anni “pagate coi rimborsi”.

Consigliamo ad Alessandri di guardarsi intorno… non tanto più in là… perchè di questo “sporco lavoro” c’è ne davvero parecchio da fare.
Quindi a meno chè essere condannati o indagati per finanziamento illecito dalla maxitangente Enimont, truffa ai danni dello stato, riciclaggio, corruzione, turbativa d’asta, resistenza ed oltraggio a pubblico ufficiale, abuso d’ufficio patrimoniale, attentato contro la Costituzione, creazione di struttura paramilitare fuorilegge, ricettazione, truffa aggravata, incendio aggravato, istigazione a delinquere e per oltraggio alla bandiera non sia invece comportamento degno da LEGA NORD… CACCIALI TUTTI E POI GIA’ CHE CI SEI CAMBIA MESTIERE PURE TU:

LEGA NORD “CONDANNATI, PRESCRITTI, INDAGATI, IMPUTATI E RINVIATI A GIUDIZIO”

Borghezio Mario: condannato in via definitiva per incendio aggravato da “finalità di discriminazione”, per aver dato fuoco ai pagliericci di alcuni immigrati che dormivano sotto un ponte di Torino, a 2 mesi e 20 giorni di reclusione commutati in 3.040 euro di multa.

Bossi Umberto: Condannato in via definitiva a 8 mesi di reclusione per 200 milioni di finanziamento illecito dalla maxitangente Enimont; condannato in via definitiva per istigazione a delinquere e per oltraggio alla bandiera; indagato e imputato in altri procedimenti penali. Il 16 dicembre 1999 la Cassazione l’ha condannato a 1 anno per istigazione a delinquere, per aver incitato i suoi, in due comizi a Bergamo nel 1995, a «individuare i fascisti casa per casa per cacciarli dal Nord anche con la violenza». Tremaglia, suo futuro collega ministro, l’aveva denunciato. Altra condanna definitiva nel 2007 a 1 anno e 4 mesi (poi commutati in 3.000 euro di multa, interamente coperti da indulto) per vilipendio alla bandiera italiana, per aver dichiarato nel 1997: «Quando vedo il tricolore mi incazzo. Il tricolore lo uso per pulirmi il culo». Niente sospensione condizionale della pena, che però è coperta da indulto (che cancella anche quelle pecunarie fino a 10 mila euro): insomma, Bossi non pagherà nemmeno un euro. Inoltre ha un altro processo in corso per lo stesso reato, per aver detto, sempre nel 1997, durante un comizio: «Il tricolore lo metta al cesso, signora… Ho ordinato un camion di carta igienica tricolore personalmente, visto che è un magistrato che dice che non posso avere la carta igienica tricolore». Nel 2002 la Camera ha negato ai giudici l’autorizzazione a procedere, ritenendo le espressioni rientranti nella libera attività parlamentare e dunque coperte da insindacabilità; ma nel 2006 la Consulta ha annullato la delibera di Montecitorio, disponendo che Bossi sia processato come un comune cittadino. Il Senatùr è invece uscito indenne dal lungo processo per resistenza a pubblico ufficiale, in seguito agli scontri con la polizia che perquisiva, il 18 settembre ’96, la sede leghista di via Bellerio a Milano: condannato a 7 mesi in primo grado e a 4 in appello, Bossi s’è visto annullare con rinvio la seconda condanna dalla Cassazione, che ha disposto un nuovo processo d’appello. E qui, nel 2007, è stato assolto. Ancora aperto, invece, il processo di Verona per le camicie verdi della cosiddetta Guardia nazionale padana costituita nel 1996: Bossi, con altri quarantaquattro dirigenti leghisti, deve rispondere in udienza preliminare di attentato alla Costituzione e all’unità dello Stato, nonché di aver costituito una struttura paramilitare fuorilegge. Ma, almeno in questo caso, rischia poco o nulla: allo scadere dell’ultima legislatura, la maggioranza di centrodestra ha riformato i primi due reati (punibili ora solo in presenza di atti violenti), in modo da assicurarne la decadenza al processo di Verona. L’ennesima legge ad personam. Una volta tanto non per il Cavaliere, ma per il Senatùr. Il procuratore di Verona Guido Papalia, però, tiene duro sull’accusa residua di associazione paramilitare. Allora, nel 2007 la Camera regala l’insindacabilità ai deputati imputati, tra i quali Bossi, Calderoli e Maroni, quasi che la Guardia Padana fosse un’«opinione». A quel punto Papalia ricorre nuovamente alla Consulta con un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, come ha già fatto contro un analogo provvedimento impunitario adottato dal Senato per salvare Gnutti e Speroni.

Bragantini Matteo: Nel 2004 è stato condannato in primo grado a 6 mesi di carcere e a 3 anni d’interdizione dall’attività politica, per istigazione all’odio razziale e propaganda di idee razziste. Nell’agosto-settembre 2001 la Lega Nord di Verona aveva organizzato una campagna (“Firma anche tu per mandare via gli zingari dalla nostra città”) contro la comunità Sinta di Verona. Nelle motivazioni, i giudici di primo grado scrivono che Bragantini e i suoi 6 coimputati, fra i quali l’attuale sindaco leghista di Verona Flavio Tosi, hanno “diffuso idee fondate sulla superiorità e sull’odio razziale ed etnico e incitato i pubblici amministratori competenti a commettere atti di discriminazione per motivi razziali ed etnici e conseguentemente creato… un concreto turbamento alla coesistenza pacifica dei vari gruppi etnici nel contesto sociale al quale il messaggio era indirizzato”. Il 30 gennaio 2007, la Corte d’appello di Venezia riduce la pena da 6 a 2 mesi, assolvendo i leghisti dall’istigazione all’odio razziale, confermando la condanna per la propaganda razzista e i risarcimenti ai sette Sinti (2500 euro per ciascuno) e all’ente morale Opera Nomadi (8 mila euro), costituitisi parte civile. Bragantini è ricandidato alla Camera per la Lega Nord nel Veneto1.

Brigandì Matteo: Arrestato e condannato in primo grado il 24 novembre 2006 a 2 anni di reclusione dal Tribunale di Torino per truffa aggravata ai danni della Regione Piemonte (a cui dovrà risarcire 255 mila euro): avrebbe, in veste di assessore regionale al Legale, aver architettato un raggiro ai danni della Regione per regalare 6 miliardi di lire pubblici all’amico imprenditore Agostino Tocci, titolare di una concessionaria di auto di lusso, a titolo di “rimborso” per inesistenti danni subiti dalle alluvioni del 1994 e del 2000.

Calderoli Roberto: Indagato a Milano per ricettazione nell’inchiesta sulla Bpl di Giampiero Fiorani. Il quale sostiene di averlo foraggiato per garantirsi l’appoggio politico della Lega durante il suo tentativo di scalata alla Banca Antonveneta: con il suo sottosegretario Brancher, l’allora ministro delle Riforme si sarebbe spartito 200mila euro. Salvo per prescrizione nel processo per i tafferugli con la polizia nella sede leghista di via Bellerio a Milano (resistenza a pubblico ufficiale), Calderoli è scampato al processo in corso a Verona per le camicie verdi (attentato alla Costituzione e all’unità dello Stato, struttura paramilitare fuorilegge) grazie a una legge ad personam e all’insindacabilità regalatagli dal Senato (contro cui però la Procura ricorrerà alla Consulta).

Caparini Davide: Salvo per prescrizione nel processo per resistenza a pubblico ufficiale nel processo sui tafferugli con la polizia durante una perquisizione nella sede leghista di via Bellerio a Milano.

Castelli Roberto: Indagato per abuso d’ufficio patrimoniale per alcune consulenze facili al ministero della Giustizia durante il secondo governo Berlusconi, s’è salvato grazie al voto del Senato, che nel dicembre 2007 gli ha regalato l’immunità totale per i suoi presunti reati ministeriali, negando l’autorizzazione a procedere chiesta dal Tribunale dei ministri di Roma. Per gli stessi fatti la Corte dei Conti l’ha condannato a rimborsare un danno erariale di 98.876,96 euro e gliene ha contestato un altro di circa 400 mila euro.

Maroni Roberto: Condannato definitivamente a 4 mesi e 20 giorni di reclusione per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale, in relazione ai tafferugli durante la perquisizione della sede leghista di via Bellerio a Milano. Maroni, prima di finire in ospedale con il naso rotto, avrebbe tentato di mordere la caviglia di un agente di polizia. Di qui la condanna a 8 mesi in primo grado, poi dimezzata in appello e in Cassazione. Maroni è anche imputato a Verona come ex capo delle camicie verdi, insieme a una quarantina di dirigenti leghisti, con le accuse di attentato contro la Costituzione e l’integrità dello Stato e creazione di struttura paramilitare fuorilegge. Ma i primi due reati sono stati ampiamente ridimensionati da una riforma legislativa ad hoc, varata dal centrodestra nel 2005, allo scadere della penultima legislatura. Resta in piedi solo il terzo.

Prosperini Gianni (ex-Lega Nord): Patteggiamento per corruzione e turbativa d’asta. Il 16 dicembre 2009 viene arrestato dalla Guardia di Finanza con l’accusa di corruzione e turbativa d’asta per appalti sulla pubblicità televisiva della regione Lombardia, in qualità di assessore regionale allo Sport, ai Giovani e al Turismo.Secondo l’accusa, Prosperini avrebbe incassato una tangente da 230 mila euro su un appalto da 7,5 milioni di euro, per promuovere in tv il turismo in Lombardia tra il 2008 e il 2010. Durante il primo interrogatorio tuttavia Prosperini ha respinto tutte le accuse di corruzione e turbativa d’asta, spiegando che i 230mila euro avevano una causale diversa da quella prospettata dall’accusa.

Stefani Stefano: Indagato a Roma per concorso in truffa ai danni dello Stato e riciclaggio, ha ottenuto la richiesta d’archiviazione del procedimento perché la Procura non ha potuto usare le intercettazioni indirette che facevano sospettare qualcosa di poco chiaro nella vicenda dei finanziamenti pubblici al quotidiano «Il Giornale d’Italia». In pratica, come molti suoi colleghi parlamentari, anche Stefani è un miracolato dalla legge Boato che – prima della sentenza della Consulta del 2007 – rendeva inutilizzabili le intercettazioni in cui compariva la voce di un eletto dal popolo.

(fonti: “Se li conosci li eviti” di Marco Travaglio e Peter Gomez / Wikipedia)

4 commenti

  1. Prosperini EX-AN è del PDL, non della LN…. informatevi

    • Anche se la sostanza non cambia (non credi?), Prosperini è stato consigliere per la LEGA a Milano. Poi, e qui hai ragione, ne è uscito. Comunque grazie della rettifica.

      GIANNI PROSPERINI
      Consigliere Comunale e Assessore di Lega Nord e Lega Nuova a Milano

      Nel 1990 aderisce alla Lega Lombarda di Umberto Bossi, per la quale viene eletto consigliere comunale a Milano. Tuttavia presto iniziano alcuni dissapori col partito, tanto che nel 1992 avviene la rottura definitiva con il movimento di Bossi e aderisce alla Lega Nuova, la scissione leghista guidata dal presidente della Lega Franco Castellazzi (consigliere regionale uscito dal partito nel 1991). Come esponente del nuovo soggetto politico entra in giunta comunale di Milano (guidata dall’ex comunista Giampiero Borghini) come assessore all’Educazione, Protezione Civile e Lavori Pubblici.

      fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Pier_Gianni_Prosperini

      • Ok, queste sono notizie e giova sempre ricordarle, ma la conclusione… Dimissioni?!
        No, una condanna non basta, vedi per esempio il caso delle accuse che pendono sul ministro Maroni.
        Bisogna valutare da caso a caso e chi meglio degli elettori può farlo?
        Quindi lavoriamo piuttosto per una legge elettorale che favorisca questo meccanismo.

        • Marco Dallai

          Il problema sta nell’informazione che arriva all’elettorato.
          Persone ormai stordite dai vari Grande Fratello, L’isola dei famosi, La Pupa e il Secchione e altre minchiate del genere.

          Sono convinto che con un informazione adeguata, la gentaglia che ci governa oggi sarebbe a casa.

          Ed in ogni caso: CONDANNATI, PRESCRITTI DEVONO OBBLIGATORIAMENTE ANDARSENE DAL PARLAMENTO. E GLI INDAGATI DEVONO DIMETTERSI FINO AL GIUDIZIO. PUNTO E BASTA.

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