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MARE ITALIANO: allarme cattiva depurazione, inquinamento, cementificazioni e… discariche abusive sott’acqua

 

Legambiente presenta il rapporto ‘Mare Nostrum 2010’: “Cattiva depurazione e cementificazioni abusive restano i mali endemici”. E tra i nuovi nemici delle nostre acque arrivano le trivellazioni petrolifere off-shore. Senza dimenticare le discariche abusive sott’acqua (video: mare di Palermo)

Il 2009 ha visto una crescita dell’abusivismo edilizio del 7,6% rispetto all’anno precedente. L’inquinamento per scarichi fognari illegali, cattiva depurazione e inquinamento da idrocarburi è aumentato addirittura del 45%.

Secondo quanto reso noto da Legambiente, “molte società energetiche hanno avanzato richieste di ricerca, e in alcuni casi ottenuto permessi in un’estensione di circa 39mila chilometri quadrati in 76 aree, per la gran parte di elevato pregio ambientale e considerate zone sensibili proprio per i loro ecosistemi fragili e preziosi da tutelare”. Le attività di ricerca in mare di idrocarburi sono concentrate nel mar Adriatico, nello Jonio e nell’area davanti alla Sicilia meridionale e occidentale: si tratta di 24 permessi di ricerca rilasciati per una superficie complessiva di circa 11mila chilometri quadrati. I tratti di mare che rischiano l’arrivo di trivelle e piattaforme, conclude il dossier, nei prossimi anni potrebbero essere molti di più: dal 2008 ad oggi sono state presentate altre 41 domande per 23.408 chilometri quadrati.

In testa nella classifica delle illegalità le regioni a tradizionale presenza mafiosa, dov’è stato accertato il 59% del totale dei reati (a fronte del 55,5% del 2008).

Ogni anno migliaia di esemplari tra tartarughe, piccoli delfini, capodogli o balenottere trovano la morte per soffocamento nelle reti killer non selettive che dovrebbero già essere state distrutte grazie ai milioni di euro spesi dall’Ue per indennizzare i pescatori proprietari.

Dal punto di vista dei reati accertati sul demanio, la Sicilia è la regione con più illegalità sul fronte dell’abusivismo con 749 infrazioni accertate; seguono la Campania con 702, la Calabria con 561 e la Sardegna con 499.

Numeri imbarazzanti per il settimo Paese più industrializzato al mondo sono anche quelli sugli scarichi civili non depurati: il 30% degli italiani – pari a 18 milioni di cittadini – non è servito da un impianto di depurazione, mentre il 15% non ha a disposizione una rete di fognatura dove scaricare i propri reflui e, tra questi, ci sono tutti i veneziani del centro storico e delle isole. Dati che viaggiano spesso insieme con quelli dell’abusivismo edilizio di cui, di solito, gli scarichi illegali sono la conseguenza. Per quanto riguarda le fognature, solo la Lombardia supera il 90% di copertura della popolazione, fanalino di coda la Sardegna e la Liguria con il 75%.

A causa di questi numeri, l’Italia ha in corso una procedura d’infrazione europea per il mancato trattamento delle acque reflue in ben 178 comuni di dimensioni medio-grandi. Le regioni nel mirino dell’Europa sono la Sicilia, con 74 comuni inosservanti, fra cui spiccano diversi capoluoghi di provincia come Palermo, Catania, Messina, Ragusa, Caltanissetta e Agrigento; la Calabria con 32 comuni tra i quali Reggio Calabria, Lamezia Terme e Crotone; la Campania con Benevento, Napoli, Salerno, Avellino, Caserta e altri 18 agglomerati tra cui Ischia; la Liguria con 19 comuni fra cui Imperia, Genova e la Spezia; e poi 10 comuni pugliesi, le province di Campobasso, Isernia, Trieste e Chieti e così via. Uno degli esempi più evidenti di cattiva depurazione è quello dei Regi Lagni, una serie di canali d’acqua che attraversano un bacino di più di 1.000 chilometri quadrati tra l’area napoletana e quella di Caserta, la provincia che da anni si attesta al primo posto per maggiore percentuale di costa vietata alla balneazione: solo il 35% è considerato balneabile.

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