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Scajola: ok alle trivellazioni nel golfo di Taranto…il Lambro e il Golfo del Messico non gli dicono nulla?

Siamo reduci dal recente sversamento di petrolio nel Lambro, tuttora in attesa di bonifica, (qualche intelligentone ha anche già provveduto a dare il proprio contributo bruciando gli idrocarburi recuperati mischiati ai rifiuti!) e a pochi giorni dal disastro nel Golfo del Messico che, oltre ad aver causato molti morti, è una forte minaccia per la biodiversità di questi luoghi. Ebbene, in questa allarmante situazione, lo scorso 30 aprile Claudio Scajola ha dato a Shell Italia il permesso di compiere ricerche petrolifere nel Golfo di Taranto.
Una notizia a dir poco sconfortante.

Riporto oggi, come approfondimento, uno dei bellissimi articoli del blog Terranauta, che esprime bene quelle che son riflessioni anche nostre sul tema, alle quali stiamo lavorando per darvi seguito e renderne concreto l’effetto.

Speriamo che tutto ciò possa almeno contribuire a velocizzare l’uscita dal tunnel dell’era del petrolio.

Il Ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, dopo lincidente alla piattaforma petrolifera BP, rilascia a Shell Italia il permesso di ricerca petrolifera offshore nel Golfo di Taranto

Il WWF è preoccupato inoltre delle conseguenze che potrà avere il decreto, firmato il 29 aprile, che “semplifica le procedure per le attività di ricerca petrolifera svolte d’intesa con le Regioni”.

Il Ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, ha rilasciato proprio il 30 aprile a Shell Italia il permesso di ricerca petrolifera offshore nel Golfo di Taranto, mentre il Presidente Obama impone il blocco delle trivellazioni petrolifere in mare a seguito del disastro nel Golfo del Messico.

Il WWF chiede forti rassicurazioni sul fatto che la valutazione di impatto ambientale, necessaria nel caso di trivellazioni a scopo di ricerca come quella approvata nel Golfo di Taranto, sia stata fatta nel migliore dei modi e che ogni misura di prevenzione sia stata adottata per limitare e mitigare i danni che ogni trivellazione in ogni caso comporta.

Speciali precauzione vanno adottate in quei tratti di mare o nelle vicinanze di coste ad elevato valore per la biodiversità. Ricordiamo infatti che il Mediterraneo, una delle 200 ecoregioni a più alta biodiversità del mondo, è tutt’ora uno dei mari con la più alta concentrazione di idrocarburi dovuti non a disastri, ma al cronico sversamento di petrolio effettuato illegalmente dalle navi cisterna.

Quasi un quarto delle petroliere del mondo passa dal Mediterraneo.

“Ma in tutto questo sconsolante panorama, l’unico effetto positivo potrebbe trovarsi nell’aumentata consapevolezza che così non si può andare avanti e che la spinta verso energie alternativa meno pericolose e devastanti dovrà crescere sempre più rapidamente. Anche per non accelerare la corsa verso la fine del mondo che, potrebbe arrivare anche prima del 21 dicembre del 2012 , data prevista dalla profezia del calendario Maya” dice Fulco Pratesi Presidente onorario WWF Italia nel suo nuovo blog “Biodiversamente” ospitato su National geographic, a commento del disastro nel Golfo del Messico.

Fonte: Terranauta.it

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