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Presentato O.D.G.: “Guastalla Comune Denuclearizzato”… Quale sarà la posizione dell’amministrazione?

Gli effetti dei cambiamenti climatici si moltiplicano. Dalla fusione dei ghiacci alla desertificazione, fino all’inasprirsi degli eventi estremi. Siamo ancora in tempo per salvare il nostro pianeta. Ma è necessaria una rivoluzione energetica subito. Dobbiamo puntare sull’efficienza e sulle fonti rinnovabili. Per tutti questi motivi, la Lista Civica Guastalla 5 Stelle dice, attraverso la presentazione del seguente Ordine del Giorno,

NO AL NUCLEARE

 

ORDINE DEL GIORNO :
GUASTALLA: COMUNE DENUCLEARIZZATO

Premesso che:
Il governo ha deciso per un ritorno del nucleare nel nostro Paese, con un obiettivo dichiarato di produrre il 25% dell’energia elettrica dall’atomo. Per arrivare a questo obiettivo l’Italia dovrebbe localizzare e costruire sul territorio nazionale diversi reattori.
Il nucleare non ci farà recuperare i ritardi rispetto alle scadenze internazionali per la lotta ai cambiamenti climatici. Semmai l’Italia decidesse di costruire alcune centrali nucleari, passerebbero almeno15 anni prima della loro entrata in funzione, e quindi non riuscirebbe a rispettare l’accordo vincolante europeo 20-20-20 (secondo cui entro il 2020 tutti i Paesi membri devono ridurre del 20% le emissioni di CO2 del 1990, aumentare al 20% il contributo delle rinnovabili al fabbisogno energetico, ridurre del 20% i consumi energetici), incorrendo in ulteriori sanzioni da aggiungere a quelle ormai inevitabili per il mancato rispetto del Protocollo di Kyoto.
Se l’Italia decidesse di puntare sul nucleare, dirotterebbe sull’atomo anche le insufficienti risorse economiche destinate allo sviluppo delle rinnovabili e al miglioramento dell’efficienza energetica, abbandonando di fatto le uniche soluzioni praticabili per ridurre in tempi brevi le emissioni alteranti il clima.
– Solo con una seria politica nazionale e locale, che escluda il nucleare, promuova l’innovazione e renda più efficiente e sostenibile il modo con cui produciamo l’elettricità e il calore, riusciremo a rispettare le scadenze internazionali per la lotta ai cambiamenti climatici, a partire da quella europea del 2020.

Considerato che:
Grazie al referendum del 1987, l’Italia è stato il primo paese tra i più industrializzati ad uscire dal nucleare.
Gli stessi candidati del centro Destra alle elezioni regionali di marzo 2010 di Lombardia, Veneto e Puglia, rispettivamente Roberto Formigoni, Luca Zaia, e Rocco Palese, hanno espresso la loro intenzione, se eletti, a non costruire sul loro territorio una Centrale Nucleare.
– Nonostante la ripresa o l’intenzione dichiarata di programmi nucleari in alcuni paesi, il nucleare è una fonte energetica in declino sullo scenario mondiale. Infatti secondo le stime dell’ Aiea sul contributo dell’atomo alla produzione elettrica mondiale (contenute nel rapporto “Energy, elettricity, and nuclear power estimates for the period up to 2030” pubblicato nel 2007) nei prossimi decenni si passerebbe dal 15% del 2006 a circa il 13% del 2030.
– La tecnologia su cui vuole puntare il governo italiano è quella di “terza generazione evoluta” che non ha risolto nessuno dei problemi noti da anni. Insomma l’Italia si sta candidando a promuovere una tecnologia già vecchia, a maggior ragione se nel 2030 vedrà la luce il nucleare di “quarta generazione” sempre che abbia risolto nel frattempo i problemi emersi durante le ricerche in corso a livello internazionale.
Vi sono tanti problemi irrisolti della tecnologia nucleare oggi disponibile, quali: i costi veri di un KWh da produzione elettronucleare, la sicurezza delle centrali, la gestione dei rifiuti radioattivi e lo smantellamento (decommissioning) degli impianti, la loro protezione da eventuali attacchi terroristici, il rischio della proliferazione di armi nucleari e la necessità di importare dall’estero l’uranio, le cui riserve naturali sono sempre più scarse.

RILEVATO CHE:
– Nonostante da più parti si continui a spacciare il nucleare come una tra le fonti energetiche meno costose, l’apparente basso costo del KWh nucleare è dovuto esclusivamente all’intervento dello Stato, direttamente o indirettamente.
– Sulla sicurezza degli impianti ancora oggi, a quasi 24 anni dal terribile incidente di Chernobyl (26 aprile 1986), non esistono le garanzie necessarie per l’eliminazione del rischio di incidente nucleare e conseguente contaminazione radioattiva, come dimostra la lunga serie di incidenti avvenuti in Francia nell’estate del 2008.
– Rimangono anche tutti i problemi legati alla contaminazione “ordinaria” delle centrali nucleari in seguito al rilascio di piccole dosi di radioattività durante il normale funzionamento dell’impianto a cui sono esposti i lavoratori e la popolazione che vive nei pressi. Specialmente relativamente alle contaminazioni radioattive in un territorio ricco di prodotti agro-alimentari (vino, formaggi e salumi) di alta qualità come il nostro che subirebbe un enorme danno d’immagine ed economico.
Non esistono poi ad oggi soluzioni concrete al problema dello smaltimento dei rifiuti radioattivi derivanti dall’attività delle centrali (o dal loro smantellamento). Le oltre 250 mila tonnellate di rifiuti altamente radioattivi prodotte fino ad oggi nel mondo sono tutte in attesa di essere conferite in siti di smaltimento definitivo, stoccati in depositi “temporanei” o lasciati negli stessi impianti dove sono stati generati. Lo stesso vale ovviamente anche per il nostro Paese.
– Oltre al problema legato alla sistemazione definitiva delle scorie, esiste anche la necessità di rendere inutilizzabile il materiale fissile di scarto per evitarne il possibile uso a scopo militare, a maggior ragione in uno scenario mondiale in cui il terrorismo globale è una minaccia attualissima. Gli impianti nucleari attivi – e lo stesso discorso vale per quelli in costruzione – se da una parte possono diventare obiettivi sensibili per i terroristi, dall’altra producono scorie dal cui trattamento viene estratto il plutonio, materia prima per la costruzione di armi a testata nucleare. Nell’attuale quadro mondiale si corre il forte rischio che ci possano essere Paesi che vogliano sfuggire al controllo della comunità internazionale che potrebbero utilizzare il nucleare civile come grimaldello per dotarsi di armamenti nucleari.
– Occorre fare i conti con le riserve di U235 (l’uranio fissile altamente radioattivo che rappresenta il combustibile dei reattori nucleari): al ritmo di consumo attuale, la sua disponibilità potrà essere stimata per circa 70 anni, ma se la richiesta crescesse, si potrebbe riproporre una situazione del tutto simile a quella delle “guerre per il petrolio”.
I considerevoli consumi di acqua necessari al funzionamento dei reattori aggraverebbero la già delicata situazione italiana. Le centrali nucleari francesi usano il 40% delle risorse idriche consumate su tutto il territorio nazionale. Secondo uno studio del 2007 pubblicato negli Stati Uniti dall’ Union of concerned scientist, in media per un reattore da 1.000 MW servono oltre 2,5 milioni di metri cubi di acqua al giorno. Una quantità rilevante anche per l’Italia, visti anche gli scenari futuri sugli impatti dei cambiamenti climatici che prevedono una consistente riduzione nella disponibilità delle risorse idriche nel nostro Paese;

Il Consiglio Comunale di Guastalla impegna la Giunta a:

· Dichiarare il Comune di Guastalla “Comune Denuclearizzato” e di inserire tale dichiarazione come comma specifico dell’Articolo 2 dello Statuto Comunale
· Vietare su tutto il territorio comunale sia l’installazione di centrali nucleari che la localizzazione di ogni altra attività legata alle centrali nucleari, ad esempio lo stoccaggio delle scorie o di altro materiale radioattivo, a tutela dei cittadini, dei turisti ospiti della città e delle generazioni future che vivranno su questo territorio.

Siamo proprio impazienti di sapere cosa pensa del NUCLEARE la nostra amministrazione…. e voi?

snowbeard

7 commenti

  1. Contro il nucleare, anche nel rispetto della gloriosa storia di questa cittadina.
    Indipendente fin dal Congresso di Vienna del 9 giugno 1815, quando Napoleone donò a S.M. l’arciduchessa Maria Luisa anche il Ducato di Guastalla.
    E per il successivo congresso di Vienna del 10 giugno 1816, quando alla morte dell’arciduchessa il Ducato di Guastalla di Piacenza e di Parma devono passare a S.M., infanta di Spagna Maria Luisa e all’infante Don Carlo Luigi e suo figlio.
    http://books.google.it/books?id=tXAaAQAAIAAJ
    pag 369

  2. Sì, buona anche la mozione indicata da Lornzo ed approvata dalla prec. giunta, soprattutto perché collegano il rifiuto delle centrali nucleari ad “un piano energetico nazionale (intanto iniziamo da uno comunale…) basato soprattutto sul risparmio, l’efficienza e le fonti rinnovabili”

    proprio come avevamo fatto noi tramite gli emendamenti fatti allamozione sul parco fotovoltaico e puntualmente bocciati dall’attuale giunta

    Con questa mozione proviamo a chiedere la “semplice” dichiarazione di Comune Denuclearizzato!
    …vedremo se il sindaco avrà la forza di difendere la propria posizione (…dichiarata in campagna elettorale……..) o se anche stavolta seppellirà le proprie dichiarazioni di contrarietà al nucleare sotto un’imbelle astensione!

  3. Marco Dallai

    Ottima la puntualizzazione di Lorenzo…
    Infatti l’attuale sindaco Benaglia, nella scorsa campagna elettorale, dichiarò questo:
    http://www.guastalla5stelle.org/2009/06/incenerimento-nucleare-e-trasparenza-i-cittadini-avrebbero-voluto-sapere/

  4. Lorenzo Artioli

    Ricordo che durante la campagna elettorale era stato chiesto al Dott. Benaglia se fosse contrario alle centrali nucleari e mi pare la sua risposta fosse stata proprio di Sì, ovvero era contrario. (mentre per gli inceneritori era possibilista)

    ORA AVREMO LA RISPOSTA VERA RIGUARDO ALLA SUA POSIZIONE SUL NUCLEARE, sarà coerente ?

    Da vedere anche la MOZIONE ANTI-NUCLEARE approvata della scorsa amministrazione comunale, il 24 aprile 2009:
    http://www.comune.guastalla.re.it/servizi/menu/dinamica.aspx?idArea=16612&idCat=17577&ID=19671#

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