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Missione (S)Low Food

Il mondo è pieno di cervelli in fuga, lei verrebbe da chiamarla una scienziata in missione: Marzia Lazzerini è medico dell’ospedale Burlo Garofolo di Trieste, uno dei centri di eccellenza della pediatria italiana, ha studiato alla Scuola di malattie tropicali di Liverpool, per fare la tesi è andata fino in Brasile e da anni si dedica a curare i bambini che nelle periferie del mondo crescono con pochi mezzi, scarsa attenzione, niente cibo, e si salvi chi può.

Perché fare arrivare dall’Europa il cibo per sfamare i bimbi dell’Africa?
All’ospedale Divina Providencia di Luanda
, un mixer ed ingredienti acquistati al mercato locale bastano a rimettere in piedi decine di piccoli con gravi problemi di denutrizione.
La formula è magica, il costo semplicemente risibile: «Per riabilitare un bambino denutrito ci vogliono in media tre settimane di terapia. Il nostro preparato costa meno di un euro al giorno ».

Sa di buono, di dolce, di latte, olio e noccioline, ma ha un impalpabile retrogusto di carne in scatola: è grazie ai centomila euro del premio Montana, la multinazionale che impacchetta tagli di manzo e sostiene la ricerca nutrizionale, che la pediatra triestina ha vinto la possibilità di mettere alla prova l’uovo di Colombo dell’aiuto alimentare.

La D.ssa Marzia Lazzerini scrive su giornali eccellenti come “The Lancet” e nella Cochrane Library.
Bisogna dare da mangiare ai bambini, bisogna farlo nel modo più semplice, igienico e controllato possibile. Di suo la pediatra italiana si è imposta un terzo imperativo: il cibo salvavita va prodotto qui, in Angola, nelle cucine dell’ospedale Divina Providencia, e senza acqua o cottura.

La cooperazione internazionale invia le cosiddette barrette Ready to use food (Rtuf) ad alto contenuto tecnologico, che in pochi grammi hanno tutta l’energia, le proteine, le vitamine e i minerali indispensabili a rimediare a mesi di alimentazione precaria.
Marzia ci spiega: « con i soldi della cooperazione americana le agenzie umanitarie comprano Rtuf dalla Francia che raggiunge Luanda via mare e viene poi accumulato sulle banchine del porto». Sono evidenti i limiti di questo sistema che per dare una mano ai bambini si costringe a vagare per ben tre continenti: da un lato il prodotto finale ha ricarichi proibitivi, dall’altro la catena di ordinazione, acquisto e distribuzione è talmente lenta che quintali di barrette pronte all’uso finiscono per essere abbandonate nei magazzini di stoccaggio della capitale.

Non restava che trasformare l’Rtuf in Lp-Rtuf, Locally produced-Ready to use food.
Il barrio è un campo di battaglia, ma l’ospedale Divina Providencia è un’oasi di cura ed efficienza, tra pareti colorate, pavimenti tirati a lucido, attività febbrile di medici, infermieri e inservienti che cercano di tenere il ritmo senza perdere il sorriso. Mentre nei reparti vengono assistiti decine di bambini sofferenti per malaria e diarrea, in cucina non smettono di sbucciare noccioline: la pelle rossa a terra, il seme bianco direttamente nel contenitore della centrifuga. Quando il mucchio è pronto, alle tre cuoche si aggiunge la nostra pediatra che proprio alle arachidi, ha affidato la parte più sostanziosa della sua pozione scacciafame.
Anche questa è ricerca: affinare una ricetta che misceli tecnologia e gastronomia, scambiare i camici di laboratorio con i grembiuli da cucina, fare migliaia di chilometri per controllare disponibilità, accessibilità e compatibilità degli ingredienti.
Ci siamo: le noccioline sono pronte e non resta che aggiungere zucchero, olio e latte in polvere, mixare il tutto per un paio di minuti, bloccare la centrifuga e assaggiare la pastella fatta in casa. «È fondamentale che sia buona», si compiace Marzia. «Perché al contrario di quello che si potrebbe pensare il bimbo denutrito non ha fame, è tendenzialmente anoressico, e molto spesso è apatico e indifferente alle sollecitazioni esterne. Devi dargli del cibo dolce, gustoso, che gli metta voglia di portarselo alla bocca». I bambini assaggiano, all’80 per cento apprezzano, dopo un primo attimo di smarrimento cominciano a mandar giù le piccole dosi adatte al loro stomaco indebolito. Devono mangiarne poco e spesso: arricchito con trenta micronutrienti minerali e vitaminici, l’impasto di Lazzerini permette di massimizzare il risultato con il minimo sforzo, tanto che ne bastano 250grammi per assorbire le 1250calorie necessarie a superare la giornata e accumulare energie per il recupero.
Sembra buona volontà ma è talento, sono noccioline ma è una vera rivoluzione. Da qualche mese l’équipe del Divina Providencia ha messo a punto la versione open source del soccorso umanitario in campo alimentare. A tutto vantaggio delle pance dei bambini e delle casse dell’ospedale, la barretta griffata Rtuf è stata sostituita dalla trovata Lp-Rtuf di cuochi e scienziati, mentre la filiera globale che dalla Francia porta a Luanda è stata compressa a poco più del tragitto che separa le bancarelle del mercato dai ripiani della cucina.
Dove c’era un brevetto commerciale rigidamente tutelato si fa largo la libera ricerca open source di un gruppo di pediatri, dove si muoveva il soccorso intercontinentale ora opera l’assistenza di prossimità in formato community based.

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