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la Cina è viCina… più di quanto sembra…

Il decreto legge presentato da Paolo Romani, vice ministro allo Sviluppo economico con delega alle Comunicazioni, approvato il 17 dicembre 2009 in via preliminare dal Consiglio dei Ministri e giunto in Parlamento per ricevere un parere (non vincolante) dalle competenti commissioni prima dell’approvazione definitiva, interessa per di più il dibattito in rete, suscitando un certo vespaio al di fuori dei confini nazionali, con una netta presa di posizione di Reporter Senza Frontiere – secondo cui il Governo sta cercando di prendere “il controllo diretto dei siti di video online” – e articoli abbastanza critici dell’Associated Press e di Bloomberg, mentre sembra scivolare via nelle agende di giornali e telegiornali.

Il fatto però deve interessare ancor prima degli addetti ai lavori l’intera collettività e non solo a livello nazionale. L’approvazione di tale decreto creerebbe infatti un pericoloso precedente anche a livello europeo che porrebbe la comunità occidentale davanti a una pericolosa involuzione ‘cinese’ del Web.

DECRETO ROMANI (sulla trasmissione di contenuti audio-video)
con questo provvedimento, oltre che danneggiare Sky per riduzione dei tempi pubblicitari, il Governo vuole sostanzialmente equiparare Internet alla classica TV, impone dunque l’obbligo per chiunque faccia web-tv di chiedere l’autorizzazione al ministero e di sottostare a una montagna di altri obblighi burocratici.
L’aspetto più grave, come ben spiegato nel blog di Alessandro Giglioli, è il desiderio di controllo politico dell’informazione. Siccome sempre più cittadini tendono a informarsi attraverso i contenuti di video e di testo che girano liquidamente dai blog ai social network, e tutto questo non è controllabile, bisogna disincentivare il più possibile la produzione e la circolazione di video indipendenti, sicché si impongono non solo registrazioni di testate, ma anche punizioni per eventuali violazioni di copyright e obblighi di rettifica.

Per il diretto interessato ovvero Paolo Romani non esiste alcun “eccesso di delega”. Il decreto,“non intende censurare il diritto di informazione in rete e tantomeno incidere sulla possibilità di manifestare le proprie idee e opinioni attraverso blog, social network”. Non è dello stesso parere Marco Pancini dirigente di Google Italia il quale afferma che:“alcune norme del decreto Romani mettono in crisi il funzionamento dei siti web che forniscono servizi tipo You Tube” ciò che preoccupa è: “l’equiparazione tra qualunque sito Internet che fornisca la possibilità di caricare contenuti audiovisivi e i canali tv tradizionali che disapplica, di fatto, le norme sul commercio elettronico in base alla quale l’attività dell’hosting service provider, cioè del sito che ospita contenuti generati da terzi, va distinta da quella di un canale tv, che sceglie cosa trasmettere. Significa distruggere il sistema Internet”.
I provider sarebbero responsabili dei contenuti pubblicati sul web, e dovrebbero rimuovere quelli che violano il diritto d’autore, pena una sanzione, che potrebbe arrivare a 150 mila euro per ogni richiamo, e la cosa non ha senso… sarebbe come pretendere che telecom vigili e sia responsabile dell’oggetto delle telefonate!

Dopo il decreto Levi (ritirato), l’emendamento D’Alia (abrogato), Il Ddl Carlucci per togliere l’anominato in rete (arrenato alla Commissione Trasporti), eccoci di nuovo con un bavaglio per internet.
Al solito il governo si cela dietro la solita direttiva europea con la quale il Governo dovrà dare attuazione in Italia alla Direttiva UE 2007/65/CE meglio nota come Audiovisual Media Services (AVMS). Nel decreto Romani apparentemente vi è un mero recepimento di direttiva comunitaria, mentre in realtà si celano ambiguità e commi per dare una autentica ‘bastonata’ in particolare ai VideoBlog e di fatto trasformare Internet in una grande TV.
L’obiettivo, ormai nemmeno più troppo nascosto, del governo, è trasformare Internet in un vero e proprio distributore di contenuti omologati e vagliati da chi di dovere, così come accade in Cina dietro le quinte del grande Firewall.

Anche Articolo 21 ha lanciato un’appello a fermare queste misure restrittive per la rete che segnerebbero la fine della libertà di espressione sul web.

Negli Stati Uniti, intanto, il dibattito sul decreto arriva anche sulle pagine del Time, che disegna il quadro di una classe dirigente “incapace di comprendere la rivoluzione di Internet”, spaventata dai nuovi mezzi e dalla concorrenza che essi pongono ai media tradizionali. Si fa esplicito riferimento al Premier Berlusconi e alla “mediocracy” che vige in Italia.

3 commenti

  1. Marco Dallai

    Fatto!!!!!!!!!!!
    Firmate l’appello… please!!!!!!!

  2. Fatto!
    ma ovviamente non basta, occorre far uscire dal mondo parallelo della rete questo allarme!

  3. Per fare sentire la propria voce ed impegnarsi in prima persona cliccate su “appello” nell’articolo qui sopra e aderite all’iniziativa “giù le mani dalla rete”…
    Non pensiamo di non contare niente… le nostre idee sono da “urlare” non da tenere nascoste!!!

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