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Mare, profumo di mare

“Mare, profumo di mare”, recitava la sigla di una nota serie televisiva degli anni ’80. Ma che tipo di profumo può avere oggi?

E’ di pochi giorni la notizia della morte dei capodogli spiaggiati in Puglia e pieni di rifiuti plastici nello stomaco.
Ma di certo la notizia non ci sorprende. Se ricordate, già qualche anno fa si scoprì “l’apocalisse dell’oceano pacifico”, il così detto Pacific Trash Vortex.
2.500 chilometri di estensione, 30 metri di profondità. Oltre tre milioni e mezzo di tonnellate. In crescita inarrestabile. L’isola della monnezza che un vortice oceanico plasma da oltre cinquant’anni. Rifiuti, tra cui primeggia la plastica. Sostanza assassina. Balene, delfini, tartarughe, uccelli, scambiano per cibo quei festoni colorati. Li inghiottono e soffocano. La flora marina ne viene devastata.

Quello che è successo in Puglia è l’ovvia conseguenza. E non sarà di certo l’ultima se quell’animale dell’uomo non avrà la forza di cambiare le regole. Quelle regole di profitto che stanno distruggendo un ecosistema che era perfetto.

“Un avvenimento gravissimo, ennesimo segnale dell’inquinamento dei nostri mari. Ad oggi, infatti, le plastiche, insieme allo sversamento di idrocarburi, rappresentano uno dei principali rischi per l’ecosistema marino poiché costituiscono l’80 % dei rifiuti galleggianti”

Così Sebastiano Venneri, vice Presidente di Legambiente e Responsabile Nazionale del settore Mare ha commentato i risultati dell’autopsia svolta sui capodogli piaggiati a Peschici (Fg) che ha rivelato tracce di rifiuti plastici nello stomaco dei cetacei. All’interno di quattro dei sette mammiferi sono state trovate, infatti, buste, pezzi di corda, scatolette, reti e contenitori di vari materiali, ingeriti probabilmente per errore, perché scambiati per calamari.

Un avvenimento dovuto anche al minor controllo del mare, ma anche alla mancata prevenzione e intervento in caso di grave inquinamento marino. Dal gennaio di quest’anno, infatti, dopo quasi 15 anni di onorata carriera, la flotta Castalia – i cosiddetti “spazzini dei mari” – non si è vista rinnovare la convenzione con il Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare smettendo la sua funzione di presidio del Mare Nostrum.

“Il pericolo dell’inquinamento marino ed in particolar modo delle materie plastiche” – ha proseguito Venneri – “è una minaccia sia per le specie di cetacei, pesci, uccelli e tartarughe, che per la salute umana. Queste sostanze, infatti, attraverso la catena alimentare, possono arrivare anche sulle nostre tavole”.

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