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Le mani del Pdl sul progetto Case. Grazie alla legalità stile Bertolaso

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TERREMOTO. Nella lista di aziende subappaltatrici figura la Korus srl, impresa di cui è amministratore e socio unico il senatore Filippo Piccone. Un affare ottenuto per “chiamata diretta”, scavalcando le leggi ordinarie con la scusa dell’emergenza.

Piatto ricco mi ci ficco. Così deve aver pensato Filippo Piccone, senatore della Repubblica nonché coordinatore del Pdl abruzzese, all’indomani della scossa del 6 aprile. E se come coordinatore Piccone dichiara che il centro economico e decisionale della Regione è ormai Pescara, l’imprenditore Piccone è invece consapevole che gli affari, con il sisma, si fanno soprattutto a l’Aquila. Così, come un sol uomo, mette tutte e due le mani – come del resto stanno facendo altri suoi amici e amici degli amici – sulla ricca torta del Progetto Case, servita su un piatto d’oro da Bertolaso in persona. Tutto inizia con la foto di un camion che scarica infissi in alluminio nel cantiere di Bazzano.

Le insegne sono della Kromoss, una delle aziende della famiglia Piccone diretta dal padre Ermanno che, a sua volta, figura come socio anche nella Rivalutazione trara srl in compagnia dell’onorevole Pdl Sabatino Aracu, Venceslao di Persio, Domenico Contestabile e Dante Di Marco. All’impresa Di Marco, impegnata nel movimento terra del Progetto Case, viene ritirato il certificato antimafia a causa di alcune relazioni pericolose, come la sua presenza nella Marsica plastica srl, insieme a soci poco raccomandabili coinvolti nell’operazione Alba d’oro. Inchiesta che a marzo aveva portato all’arresto di tre imprenditori con l’accusa di aver reinvestito a Tagliacozzo parte del tesoro del boss Vito Ciancimino, «il primo caso conclamato di presenza mafiosa in Abruzzo», dissero gli inquirenti. Ma torniamo al tir che scaricava alluminio a Bazzano due mesi fa. La Kromoss non figura tra le ditte indicate nei cartelli esposti nei cantieri e nemmeno nell’elenco di quelle subappaltatrici fornito, dopo mesi, dal dipartimento di Protezione civile.

Ricordiamo: malgrado le continue richieste di trasparenza arrivate da più parti e rivolte anche al Prefetto, il Dipartimento si è ostinato a lungo a non rendere pubblici gli elenchi dei subappaltatori e dei fornitori, e questo nonostante sulla stampa si cominciassero a denunciare la presenza delle prime imprese sospette e con collegamenti pericolosi. La prima è proprio l’impresa Di Marco. Sarà un caso, ma l’elenco di parte delle ditte al lavoro è stato reso noto solo dopo che la stessa richiesta è stata posta anche al senatore Pisanu, nel corso di una conferenza stampa a margine della visita a L’Aquila della Commissione parlamentare antimafia, nell’ottobre scorso. Comunque, niente Kromoss nella lista, ma consultando l’elenco delle centinaia di ditte subappaltatrici arriva la sorpresa: c’è un’altra società, la Korus srl che in Ati con la Gieffe snc si è accaparrata lavori per 921.194 euro per la “fornitura e posa in opera di serramenti esterni in alluminio“.

L’azienda (costituita nel 1998 e con sede a Latina, capitale sociale di 10.400 euro) ha come amministratore e socio unico lo stesso onorevole Filippo Piccone. Diciamolo chiaramente: in tutto questo non c’è nulla di illegale, anzi l’onorevole Piccone mette le mani sull’affare con tutti i crismi della legalità, la nuova legalità targata Bertolaso. Centinaia di milioni di euro gestiti con il pretesto dell’emergenza e con il ricorso al potere di ordinanza e di deroga – scavalcando e aggirando le leggi ordinarie, anche quella sugli appalti e di fatto senza possibilità di controlli. E se le forze dell’ordine rilevano irregolarità, ecco pronto il Dipartimento con una nuova ordinanza, che sana tutto e cancella le prove delle violazioni.

Grazie a questi meccanismi, per Piccone non è stato necessario partecipare a una gara d’appalto pubblica, la commessa gli è invece stata assegnata a “chiamata diretta“. Un affare, in questi tempi di crisi, che farebbe felice qualsiasi imprenditore. Soldi che al senatore faranno comodo, visto che di recente ha subito l’onta del sequestro conservativo dell’immobile in cui risiede a Celano (su richiesta del curatore fallimentare di una società livornese coinvolta in un procedimento per bancarotta fraudolenta), oppure in considerazione della notizia relativa ad un presunto pignoramento di una parte della sua indennità parlamentare su richiesta di una società molisana – che tra l’altro lavora sempre nel settore dei profilati di alluminio per un debito di oltre 128 mila euro. Per l’onorevole Piccone, è proprio il caso di dirlo, le strategie di intervento dispiegate dalla Protezione civile di Bertolaso sono state provvidenziali. Ma quanti altri fortunati “imprenditori” stanno beneficiando di questo trattamento, senza possibilità di controllo e intervento?

Fonte: “terranews.it”

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