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Copenhagen: un fallimento annunciato

Nessun obiettivo vincolante, nessun tetto di emissioni per ciascun paese, nessun serio obiettivo per il futuro. Le uniche cifre cui si fa riferimento sono quelle riguardanti gli aiuti finanziari ai Paesi poveri: sono previsti aiuti per 30 miliardi di dollari entro il 2012. Numerosi i Paesi che a Copenhagen si sono rifiutati di firmare l’accordo definendolo “una vergogna”.

Lo storico accordo sul clima è stato raggiunto. Peccato solo che questo accordo di storico, concreto e determinante non abbia praticamente nulla. Nessun obiettivo vincolante, nessun tetto di emissioni per ciascun paese, nessun serio obiettivo per il futuro. Il documento stabilisce un limite a due gradi del riscaldamento globale rispetto all’era pre-industriale ma non indica le misure che il mondo deve adottare per rispettare questo impegno: gli impegni di riduzione sono solo volontari e su base nazionale, ed è tutto rinviato per quanto riguarda lo stabilire metodi di controllo e verifica di tali riduzioni e le scadenze precise per la sottoscrizione di un trattato internazionale.

Le uniche cifre cui si fa riferimento sono quelle riguardanti gli aiuti finanziari ai Paesi poveri: sono previsti aiuti per 30 miliardi di dollari entro il 2012.

Al termine di una convulsa giornata, la sera del 18 dicembre, una fonte della delegazione americana ha reso noto che il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha trovato un’intesa con il premier cinese Wen Jabao, il primo ministro indiano Manmohan Sing e il leader sudafricano Jacob Zuma.

Poi – dopo ore di consultazioni seguite al “no” di alcuni Paesi in via di sviluppo che minacciavano di far saltare l’intesa raggiunta ieri sera – la Conferenza dell’Onu sul clima a Copenaghen ha «preso nota» dell’accordo concluso tra Usa, Cina, India e Sudafrica.

La decisione comprenderà la lista dei Paesi che si sono detti a favore dell’intesa e quelli, invece, dichiaratisi contrari.

Considerata l’opposizione al testo da parte di alcuni Paesi in via di sviluppo, i delegati hanno rinunciato alla procedura abituale di votare punto per punto il documento optando. La formula adottata, il “prendere nota”, evidenzia proprio il mancato raggiungimento di un accordo.

Numerosi paesi di Africa, Oceania e America Latina si sono rifiutati di fermare l’accordo, definendolo “una vergogna”.

Grandissima la delusione espressa dalle associazioni ambientaliste, una su tutte Greenpeace che più di tutte aveva lavorato molto duramente nel creare canali di informazione di pressione. La lettera scritta da Kumi Naidoo, Direttore esecutivo di Greenpeace International, esprime il dolore per la mancata occasione di garantire al Pianeta un futuro più sano e equo, dal punto di vista, non solo ambientale ma anche della ridistribuzione delle risorse economiche.

Questo il testo della lettera:

La città di Copenhagen è la scena di un crimine climatico, con i colpevoli che scappano verso l’aeroporto, coperti di vergogna. I leader mondiali hanno avuto un’occasione unica per cambiare il pianeta in meglio, evitando i cambiamenti climatici. Alla fine hanno prodotto un debole accordo, pieno di lacune, abbastanza grandi da farci passare dentro tutto l’Air Force One. Nonostante il mandato ricevuto dai cittadini di tutto il mondo, e più di un centinaio di capi di governo arrivati a Copenhagen, il battibecco continua. I nostri leader non hanno agito come tali. Non hanno portato a termine il loro compito.

Secondo Kumi Naidoo le cause del fallimento sono state:

Il fallimento è dovuto in parte alla mancanza di fiducia reciproca tra nazioni sviluppate e in via di sviluppo. I leader dei Paesi industrializzati hanno avuto moltissimo tempo per fissare obiettivi ambiziosi e impegnativi di riduzione dei gas serra. E, allo stesso tempo, per accordarsi sui miliardi di euro che avrebbero permesso alle nazioni in via di sviluppo di fare la propria parte per ridurre i gas serra da combustibili fossili e arrestare la deforestazione su larga scala. Ma il fallimento non è un’opzione. I climatologi di tutto il mondo ci dicono che la crescita delle temperature globali deve arrestarsi al più presto, per poi iniziare a tornare sotto i livelli attuali. Anche una crescita della temperatura di 1,5 gradi potrebbe determinare impatti irreversibili, e una di 2 gradi rischia di portare verso cambiamenti climatici catastrofici. Per evitare questo, le nazioni industrializzate – che hanno la maggiore responsabilità del problema – devono adottare i tagli più drastici. Inoltre, devono fornire almeno 140 miliardi di dollari all’anno per aiutare i Paesi in via di sviluppo a fare la propria parte e incamminarsi in un percorso di energia pulita, proteggere le foreste tropicali e adattarsi a quei cambiamenti climatici che – purtroppo – sono ora inevitabili.

Kumi però, crede nel futuro e scrive:

Non è finita. I cittadini di tutto il mondo chiedevano un vero accordo prima che il Summit iniziasse, e lo stanno ancora chiedendo. Possiamo ancora salvare centinaia di milioni di persone dalle devastazione di un mondo sempre più caldo, ma è solo diventato molto più difficile.

2 commenti

  1. Mi soffermerei sul fatto che l’aumento della temperatura di 1,5 gradi potrebbe determinare impatti irreversibili ed un aumento di 2 gradi addirittura catastrofici!!!
    Dopo il fallimento (annunciato) di questo incontro mondiale durato diversi giorni mi soffermo a pensare sul significato che ha per noi l’ecosistema… ma sono sempre e solo gli interessi economici dei potenti a prevalere???

    • Sì, mi sa tanto che hai indovinato!…

      Io non li capisco questi politici…

      sicuramente devono essere decisamente scettici, sul surriscaldamento terrestre e le possibili ripercussioni!
      ma dico io, anche se effettivamente la teoria del surriscaldamento terrestre fosse errata, l’inquinamento dilagante e l’inarrestabile esaurimento delle risorse naturali (soprattutto dai paesi + ricchi) sono un dato di fatto!!!!!!
      Questi fattori sono già da soli sufficienti a giustificare un cambio di mentalità!

      ……Che siano talmente avidi da sacrificare tutto, compresi i loro discendenti, alle conseguenze delle loro azioni?….

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