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I Costi della Guerra… certamente in termini umani, ma non solo

Leggendo l’articolo apparso su disarmiamoli.org, sorgono spontanee serie riflessioni… Ecco la mia personale.

Può esistere un futuro senza armi e di conseguenza senza guerre?

Dopo le immani tragedie della 1^ e 2^ guerra mondiale (milioni di morti, città distrutte utilizzo del nucleare, sterminio del popolo Ebreo ), l’intera umanità si interrogò su questo, gli stati diedero vita alle Nazioni Unite, una assemblea permanente che doveva risolvere le controversie tra i popoli e in questo modo evitare le guerre. Purtroppo la contrapposizione ideologica tra i due blocchi dell’Unione Sovietica (comunista) e degli Stati Uniti (capitalista) portò ad una proliferazione dell’industria bellica notevole, il disarmo restava una chimera. Di pari passo però cresceva dal basso tra i popoli un movimento che si opponeva a tutto questo. In  seguito alla guerra in Vietnam, nel 68 nasce negli Stati Uniti, nelle università Californiane di Berkley, il primo movimento pacifista che si ispira a grandi personaggi come Ghandi, M.L.King ed alle loro teorie; la non-violenza e la disobbedienza civile vengono applicate dai giovani universitari americani, da qui nasce anche la Beat – Generation che dà vita al più grande evento musicale della storia: Woodstok.

Anche in Europa nascono movimenti, in Italia i padri fondatori sono Don Milani, autore del famoso libro “l’obbedienza non è più una virtù“, ed Aldo Capitini che ha scritto “teoria della nonviolenza“.

I due blocchi però recepiscono molto poco, i governi firmano accordi sul disarmo, ma in realtà la produzione bellica continua a proliferare e negli anni 80 si alimenta anche un notevole traffico illegale di armi per aggirare i trattati internazionali che impongono agli Stati dei vincoli per la vendita di armi. In Italia a Comiso (Sicilia), dove gli americani vogliono realizzare una base missilistica per colpire Mosca e che il governo Italiano rifiuta (Craxi), nasce la campagna nazionale di Obiezione Fiscale alla Spese Militari, promossa da tantissime associazioni. In pratica viene calcolato che circa il 4% dell’imposta sulla dichiarazione dei redditi viene devoluta alla spese militari e, di conseguenza, chi vi aderisce trattiene questa percentuale e la versa alla campagna Obiezione Fiscale alla Spese Militari, che la utilizza per azioni di pace e cooperazione nei paesi colpiti dalla guerra. Quindi, in realtà, non si tratta di evasione fiscale, ma di opzione fiscale ed è stata fatta anche una grossa campagna per il riconoscimento di questo diritto: finanziare la pace e non la guerra !!!!

Nel 1989 dopo la caduta del muro di Berlino e di conseguenza la scomparsa dei due blocchi, si diffonde una grande speranza per il disarmo unilaterale, le motivazioni che hanno sempre alimentato la produzione di armi scompaiono e nascono grandi speranze.

Purtroppo però, alla logica dei due blocchi si sostituisce il dominio economico, militare e tecnologico degli Stati Uniti verso i paesi del sud del mondo, per il controllo delle fonti energetiche (petrolio ecc.) e lo strangolamento economico degli stati, attraverso il F.M.I. (Fondo Monetario Internazionale) e la guerra in IRAQ.

Nella EX Jugoslavia viene sperimentato un nuovo tipo di conflitto, basato sulle contraddizioni etniche e religiose dello stato che si vuole controllare, quindi demolire gli Stati Nazione e far nascere staterelli (protettorati) molto utili per il traffico di armi, droga, rifiuti tossici.

Questo modello viene applicato anche in altri conflitti come in Somalia (vedi il caso Ilaria Alpi), Afghanistan ecc.

Questo nuovo modello di guerre ha la caratteristica ripugnante di avere tra le vittime gli strati più deboli delle società (bambini, donne, anziani), di usare armi non convenzionali (cluster bomb, uranio impoverito,  mine) e di aver bisogno di grossi finanziamenti. Per adeguarsi a tutto questo gli Stati Occidentali modificano le costituzioni, in Italia, per esempio, stravolgendo il servizio di leva, trasformato in esercito di professionisti (pagati profumatamente), e l’articolo 11 della costituzione che proibisce l’uso della guerra per risolvere le controversie tra gli Stati. I governi stanziano sempre più risorse alle spese militari (devo dire anche quelli di centro-sinistra) trascurando i problemi interni del paese ecc. ecc.

Un altro peggioramento della situazione si ha dopo la tragedia del 11 Settembre, la cosiddetta guerra al terrorismo richiede nuovi investimenti, nuove guerre, nuovi eserciti (privati, professionisti) che però non risolvono nulla, vedi la questione Palestinese, l’Afghanistan e l’Iraq.

Come uscire da tutto questo?

I governi Occidentali dovrebbero risolvere la questione economica dei paesi del sud del mondo e, per favorire lo sviluppo economico di questi paesi, la cancellazione del debito verso il F.M.I. sarebbe importantissima. Dovrebbero sostenere i processi democratici dei governi locali, non collaborare con capi di governi che non rispettano i diritti umani (Gheddafi ecc.) e collaborare con le O.NG. che operano disarmate sul territorio (Emergency per esempio).

In questo modo si vedrebbero risolti molti problemi, quali immigrazione, spese militari, illegalità, disprezzo dei diritti umani.

Anche i singoli cittadini occidentali possono fare molto!

Sostenere questi paesi poveri, acquistando prodotti del Commercio Equo e Solidale, che ha aperto un canale economico alternativo favorevole ai produttori del sud del mondo.
Sostenere la legalità nel proprio paese.
Sostenere, tramite l’opzione fiscale, le O.N.G. che operano nel sud del mondo.
Attivarsi manifestando contro le guerre e promuovendo la pace in ogni luogo e momento della propria vita.

Antonio Campanini

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