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Consumo del Territorio: Quali Alternative?

Ogni giorno nella nostra regione viene consumato l’equivalente di 11 campi di calcio (ogni giorno !!!).
A metà dell’800 le aree urbanizzate della sola pianura erano l’1,5 % del totale. Dopo 100 anni, negli anni ’50, erano il 2,5 % e, all’inizio del 2000, ammontano al 13 %.
Nella regione Emilia-Romagna, che è al terzo posto in Italia per consumo di territorio, fra il 1990 e il 2005, la percentuale di suoli liberi consumati sul totale della superficie regionale ammonta al 22%.
E’ possibile modificare questo processo, decisamente non molto confortante anche in vista del Picco Alimentare?

L’Associazione Il Quinto Colle, Mercoledì 11 Novembre – alle ore 20.45
presso l’ex Cinema Grasselli di Montecavolo (Reggio Emilia), organizza il dibattito:

CONSUMO DEL TERRITORIO: QUALI ALTERNATIVE ?
TERRITORIO UN BENE COMUNE DA PRESERVARE

Ci guideranno ad approfondire il tema:
Domenico Finiguerra – Sindaco di Cassinetta di Lugagnano (MI), primo Comune d’Italia con PSC a crescita zero.
Marco Boschini – Assessore al Comune di Colorno (PR) e coordinatore dell’Associazione Comuni Virtuosi.
Giovanni De Vito – Responsabile provinciale del movimento Stop al Consumo di Territorio.

2410176256_0f88a069bbL’Italia è un paese meraviglioso. Ricco di storia, arte, cultura, gusto, paesaggio.
Ma ha una malattia molto grave: il consumo di territorio. Un cancro che avanza ogni giorno, al ritmo di quasi 250 mila ettari all’anno.
Dal 1950 ad oggi, un’area libera, cioè un tempo a bosco, a prato, a pascolo, a coltivo, grande quanto tutto il nord Italia, è stata seppellita da cemento e asfalto.

Il limite di non ritorno, superato il quale l’ecosistema Italia non è più in grado di autoriprodursi, è sempre più vicino. Ma nessuno se ne cura. Fertili pianure agricole, romantiche coste marine, affascinanti pendenze montane e armoniose curve collinari, sono quotidianamente sottoposte alla minaccia, all’attacco e all’invasione di betoniere, trivelle, ruspe e mostri di asfalto.
Non vi è angolo d’Italia in cui non vi sia almeno un progetto a base di gettate di cemento: piani urbanistici e speculazioni edilizie, residenziali e industriali; insediamenti commerciali e logistici; grandi opere autostradali e ferroviarie; porti e aeroporti, turistici, civili e militari. Non si può andare avanti così!
La natura, la terra, l’acqua non sono risorse infinite. Il paese è al dissesto idrogeologico, il patrimonio paesaggistico e artistico rischia di essere irreversibilmente compromesso, l’agricoltura scivola verso un impoverimento senza ritorno, le identità culturali e le peculiarità di ciascun territorio e di ogni città, sembrano destinate a confluire in un unico, uniforme e grigio contenitore indistinto.
La Terra d’Italia che ci accingiamo a consegnare alle prossime generazioni è malata. Curiamola!

per Info:
Nicola Canovi: 335 6837204
Oriano Reverberi: 335 8040030
Sauro Romani: 335 6975963
Associazione Il Quinto Colle

Un commento

  1. E si, meno piante e terreno più cemento e più inquinamento.
    Sicuramente senza verde l’aria è meno pulita, senza aggiungere tutte le altre schifezze che respiriamo… come non fare un paragone con gli OGM? Sempre meno cose naturali e sempre più cose artefatte…

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